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SpettAttori.
Sulla mostra “Nei palchi della Scala”


di Gianluca Stefani
  Nei palchi della Scala 1778-1920
Data di pubblicazione su web 01/05/2020  

In tempi di Covid 19 e di cosiddetto lockdown, quale migliore iniziativa per valorizzare una mostra intelligente e accattivante come quella milanese dedicata ai palchi della Scala se non di incamminarla sulla rete rendendola a tutti disponibile in modalità free access? Già allestita nei locali del Museo Teatrale scaligero a partire dall’8 novembre scorso, l’esibizione curata da Pier Luigi Pizzi, su ricerca storiografica di Franco Pulcini, conosce ora una seconda vita sotto forma di sito web valendosi di una veste grafica di grande impatto visivo e di un menu di navigazione funzionale e ben orchestrato.

L’idea che sta al fondo del progetto è originale, benché non nuova: l’analisi documentaria delle vicende dei palchi della Scala per misurare le trasformazioni politiche, culturali, sociali, di costume della città dal 1778 al 1920. Già un trentennio fa Remo Giazotto, a sua volta pioniere di questo genere di microstoria (fin dalle guerre dei palchi veneziane uscite a stampa negli anni Sessanta del secolo scorso), aveva applicato tale approccio metodologico al teatro milanese, ricostruendo anche attraverso le vicissitudini notarili e giudiziarie dei palchettisti le imprese, gli appalti e la vita amministrativa del tempio della lirica ideato dal Piermarini (Le carte della Scala, di recente riedite dall’editore LIM). Il concetto stesso di ribaltare il punto di vista tradizionale sul teatro considerando gli spettatori i veri “attori”, e i loro palchi i rispettivi palcoscenici, vanta pagine e pagine di letteratura: dalle testimonianze di Luigi Riccoboni sull’indisciplinato pubblico veneziano ai racconti autobiografici di Giacomo Casanova e Stendhal. Senza contare i capolavori dell’arte figurativa, da Renoir a Mary Cassatt.


Santa Maria della Scala, incisione 

I palchi furono da sempre, nel modello della sala all’italiana, una ribalta privilegiata in cui l’élite ambì a rappresentare sé stessa e la propria distribuzione gerarchica. Luoghi di ritrovo mondano per conversare, giocare, sedurre, intrecciare liaisons amorose e ordire intrighi diplomatici, oltre che per ascoltare musica, quei salottini semi-privati pagati a caro prezzo da aristocratici e uomini facoltosi furono considerati vere e proprie appendici delle rispettive dimore, arredati di tutto punto con mobili, stemmi, sedili e soprattutto specchi, usati per la vanità delle signore come per spiare, non visti, i movimenti degli altri “condomini”. 

Attraverso la Mappa digitale efficacemente disegnata da Gianluca Biscalchin, il visitatore-internauta ha le chiavi virtuali di accesso al prospetto schematico con i centocinquantacinque palchi della Scala, tutti numerati e cliccabili singolarmente. Ogni palco si apre come una piccola finestra sulla relativa scheda documentaria, che registra una nota cronologica più o meno estesa e l’elenco alfabetico dei diversi proprietari, linkati a loro volta alle rispettive biografie. La sistematizzazione dei dati consente di collegare le tante piccole storie con la Storia, scoprendo ad esempio come, nell’atmosfera sospettosa dei moti risorgimentali, Silvio Pellico, Piero Maroncelli e forse Giovanni Berchet si incontrassero nei palchi quattordici secondo ordine e cinque primo ordine al riparo dagli sguardi furtivi delle spie austriache che presidiavano il teatro.


Giulio Fedeli, Teresa Litta D’Adda, Giuseppe Parini e Pietro Verri frequentatori dei palchi della Scala

L’apparato scientifico, compilato da studenti e diplomati del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano supervisionati da Pinuccia Carrer, Antonio Schilirò e Massimo Gentili Tedeschi della Biblioteca Braidense, comprende anche dieci dossier (sezione Approfondimenti) dedicati, tra le altre cose, al gioco d’azzardo praticato nel ridotto del teatro, alle donne proprietarie dei palchi o ai tanti ospiti illustri che frequentarono gli accoglienti salottini scaligeri: da Pietro Verri a Cesare Beccaria, da Giuseppe Parini a Ugo Foscolo, da Alessandro Manzoni a Giuseppe Verdi.


Il palco reale del Teatro alla Scala 

Vero punto di forza del progetto, a disposizione di tutti quegli studiosi che vogliano intraprendere percorsi di indagine autonoma, è l’accesso diretto al database che consente, attraverso apposita maschera di ricerca, di investigare tra milletrecentoventicinque proprietari di palchi, selezionabili attraverso un sistema di filtri relativi allo status, al genere, alle connotazioni sociali. In questo senso la mostra non esaurisce la sua funzione nel breve termine, ma si propone come permanente strumento di supporto alla ricerca, indispensabile per quanti vorranno rintracciare, tra le piccole “celle” del grande “alveare” della Scala, una base documentale per lo studio di quegli aristocratici, principi, artisti, letterati, benefattori, ecclesiastici, nobildonne che ne fecero la storia.




Si veda qui il sito web della mostra

Si consulti qui la 
pagina web del sito della Biblioteca Braidense in cui la ricerca è pubblicata in forma estesa

Si veda inoltre la nostra 


Un’immagine tratta del catalogo della mostra per l’editore Treccani



































Cristina Barbiano di Belgiojoso Trivulzio, assidua frequentatrice del teatro milanese


 
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