Intramontabile Giselle

di Gabriella Gori

Data di pubblicazione su web 09/10/2026

Giselle

Ancora Giselle, sempre Giselle. Ogni volta questo balletto riempie i teatri, sommerso da ovazioni e applausi a scena aperta. Un trionfo che si ripete al Teatro alla Scala di Milano per la prima rappresentazione della ripresa di Giselle – assente dal cartellone dal 2024 – con il corpo di ballo scaligero. Questo ritorno impreziosisce la stagione di balletto, va incontro ai gusti del pubblico ed è prodromico al debutto che sarà a marzo 2027 della Giselle di Akram Khan. Una rivisitazione contemporanea che è un’ulteriore riprova del fatto che Giselle è un classico e come tutti i classici – per citare Italo Calvino – «non ha mai finito di dire quel che ha da dire». La sua natura offre il destro a continui riallestimenti filologici, come la messinscena in questione, sia a riletture rivoluzionarie, tra cui spicca quella storica di Matz Ek.



Un momento del balletto
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala

La mise en danse è riproposta nella storica coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot, ripresa da Yvette Chauviré, su musica di Adolphe Adam, con gli altrettanto storici costumi e scene realizzati da Aleksandr Benois nel 1910, rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli, e con un corpo di ballo in grande spolvero, accompagnato dall’orchestra scaligera ben diretta da Mikhail Agrest. Quintessenza del Romanticismo nel teatro di danza e «sintesi folgorante» di quella Weltanschauung che maturò all’indomani della Rivoluzione francese, questo ballet blanc debuttò il 28 giugno 1841 all’Opéra di Parigi e si avvalse del libretto di Théophile Gautier e Saint-George, della scenografia di Luc-Charles Cicéri, degli abiti di scena di Paul Lorimer e dei danzatori Carlotta Grisi e Lucien Petipa. Ma, incredibile dictu fu criticato da Richard Wagner, all’epoca critico musicale a Parigi per un giornale di Dresda. Siccome, sempre per rifarsi a Calvino, «un classico è unʼopera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso», Giselle non ha smesso di essere rappresentata e acclamata in tutto il mondo per la sua perfezione. Il primo atto, basato sui principi dell’estetica classica, rispetta le tre unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, e il secondo risponde a quelli dell’estetica romantica nella funzione di verità assegnata all’arte. Canoni che la partitura di Adam connota ed esalta nel differente fraseggio musicale e nella ripresa di leitmotive "narrativi" che, insieme alla virtuosistica coreografia e al pathos interpretativo, hanno reso e rendono immortali divi e divine del passato e del presente fra cui basti ricordare i nomi di Carla Fracci e Rudolf Nureyev.



Un momento del balletto
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala

Il primo atto, ambientato in un villaggio della Renania, non è solo solare e rustico ma anche fertile humus di una storia d’amore di forte intensità drammatica che nasce, si sviluppa e finisce in modo del tutto verosimile. La contadinella Giselle, ingannata dal superficiale principe Albrecht, impazzisce e muore d’amore durante la popolare festa della vendemmia e la nobile battuta di caccia, mentre il tema del secondo atto è palesato dalla preoccupazione della madre per la cagionevole salute della figlia e per il tragico destino delle Willi. Le fanciulle tradite e trasformate in vendicativi spiriti nemorali. A questo impianto narrativo ne corrisponde uno di natura coreografica con il perfetto equilibrio tra danze solistiche e danze d’insieme dei contadini, tra le variazioni di Giselle e i passi a due con Albrecht, tra la pantomimica scena della margherita («m’ama e non m’ama») e l’esplosione della pazzia della ragazza. Il secondo atto, il cosiddetto «atto bianco» è lunare e spettrale grazie al lirismo della danse d’école e dello stile aérien delle Willi e della regina Myrtha e fra i volteggi dei vaporosi tutù bianchi, il portato metafisico dell’envol de l’âme invera quel «transumanar» che «significar per verba/ non si poria». Un’esperienza mistica che si realizza anche nella prima apparizione di Giselle, creatura evanescente, ineffabile ed eterea che davanti a Myrtha annulla il rigor mortis con il suo frullare e i suoi jetés, ed è rafforzata nell’Adagio del Grand Pas de Deux con Albrecht in cui si manifesta l’intensità del reciproco amore e la sublime tensione verso l’assoluto, che è la vera realizzazione dell’anima romantica.

Il corpo di ballo del Teatro alla Scala di Milano è impeccabile nelle danze dei paesani e in quelle delle sei amiche di Giselle e deliziosi sono Camilla Cerulli e Mattia Semperboni nel passo a due dei contadini, mentre Marco Agostino, nei panni del guardiacaccia Hilarion, che smaschera il Principe, è un convincente comprimario nel temperamento focoso e nella disperata passione per Giselle. Maria Celeste Losa, nelle sembianze di Myrtha, è una carismatica belle dame sans merci, algida e dai modi inflessibili quando esegue con altrettanta freddezza e precisione i passi e guida le docili adepte che danno ottima prova di sé nella celebre sequenza degli incrociati arabesques. Notevole è poi è l’apporto delle Willi Vittoria Valerio e Caterina Bianchi che accentuano la spiritualità con i morbidi port de bras, gli aggraziati épaulements e i leggeri sautés e grands jetés.



Un momento del balletto
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala

La “coppia d’oro” della serata, l’étoile Nicoletta Manni e il primo ballerino Timofej Andrijashenko, colpisce per le sicure prese di ruolo e per la bravura tecnica, peraltro scontata e da par loro. Timofej, spensierato e superficiale nel primo atto, diventa maturo e consapevole nel secondo in un compiuto percorso di formazione e redenzione grazie a Giselle, figura salvifica. Nicoletta passa con disinvoltura dall’essere una ragazza fiduciosa e innamorata a un’anima lirica e incorporea tanto da ricordare Carla Fracci. E se riuscita è la pantomima del «m’ama, non m’ama» e lei nella scena della pazzia è una vera tragedienne, entrambi sfoderano con grazia e tempra gli attesi virtuosismi e sono davvero molto bravi a mostrare la misura umana e spirituale di un balletto che, tra eros, furor e thanatos, è consono allʼidem sentire dello spettatore di ieri, oggi e domani.




Giselle

Cast & Credits



Un momento del balletto
© Brescia e Amisano
Teatro alla Scala

Cast & credits

Titolo 
Giselle
Anno 
2026
Durata 
125 min.
Data rappresentazione 
1 ottobre 2026
Città rappresentazione 
Milano
Luogo rappresentazione 
Teatro alla Scala
Evento 
Stagione di Balletto 2025-2026 del Teatro alla Scala
Autori 
Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges; Théophile Gautier
Soggetto 
Théophile Gautier e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges
Libretto 
Théophile Gautier e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges
Autori testo d'origine 
Heinrich Heine; Victor Hugo
Interpreti 
Nicoletta Manni (Giselle)
Timofej Andrijashenko (Albrecht)
Maria Celeste Losa (Myrtha)
Marco Agostino (Hilarion)
Christian Fagetti (Wilfred)
Gabriele Corrado (Il Duca)
Francesca Podini (Bathilde)
Azzurra Esposito (Berthe)
Camilla Cerulli (Passo a due contadini)
Mattia Semperboni (Passo a due contadini)
Vittoria Valerio (Moyna)
Caterina Bianchi (Zulmé)
Massimo Garon (Capocaccia)
Produzione 
Teatro alla Scala
Scenografia 
Aleksandr Benois, rielaborate da Angelo Sala e Cinzia Rosselli
Costumi 
Aleksandr Benois, rielaborate da Angelo Sala e Cinzia Rosselli
Coreografia 
Yvette Chaviré (ripresa coreografica)
Coreografia d'origine 
Jean Coralli e Jules Perrot
Corpo di ballo 
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
Luci 
Andrea Giretti
Musiche 
Adolphe Adam
Orchestra 
Orchestra del Teatro alla Scala
Direzione d'orchestra 
Mikhail Agrest