Fine stagione

di Vincenzo Borghetti

Data di pubblicazione su web 05/06/2026

Nabucco

Col Nabucco di Giuseppe Verdi Riccardo Chailly conduce la sua ultima produzione da direttore musicale della Scala. Una produzione finale, dunque, ma in tono minore. La permanenza di Chailly alla Scala ha coinciso con una fase non semplice per il teatro milanese: dal 2015, anno del suo arrivo, si sono avvicendati tre sovrintendenti (Alexander Pereira, Dominique Meyer e, dal febbraio 2025, Fortunato Ortombina), un periodo in cui rari sono stati gli spettacoli che hanno davvero lasciato il segno, spesso per infelici scelte registiche alle quali in molti casi si sono sommate le difficoltà della parte musicale.

L’ultimo Nabucco ne è un esempio perfetto. Lo spettacolo di Alessandro Talevi non propone una lettura registica “forte” dell’opera e al contempo però fallisce nel racconto della vicenda secondo il libretto. In questo allestimento tutto notturno, siamo in un vicino oriente di epoca non specificata in cui il popolo d’Israele veste di stracci, gli Assiri di uniformi ottocentesche o abiti da gran sera; all’inizio del terzo atto spuntano inaspettatamente costumi cinquecenteschi accanto ad abiti di foggia africana. Questa confusione visiva finisce per opacizzare le dinamiche tra i personaggi, rendendo poco chiaro chi si schieri con chi e perché, in un’opera già notoriamente intricata e ricca di repentini cambi di fronte (scene e costumi di Gary McCann).

Anche la realizzazione scenica ha mostrato problemi dal punto di vista della tecnica teatrale. Nelle scene di massa dei primi atti, i vinti subiscono le violenze dei conquistatori: i brutali pestaggi messi in atto dai mimi, tuttavia, sono realizzati in modo così pedestre da sortire un effetto involontariamente comico. Invece di restituire la tragicità del momento, la resa scenica ha ricordato a tratti le risse caricaturali del cinema muto (movimenti acrobatici ed effetti speciali di Ran Arthur Braun). La cura posta nella recitazione dei cantanti, inoltre, è quella che tradizionalmente si attribuisce alle regie d’opera: assente, e il contrasto con il recente Pelléas et Mélisande firmato da Castellucci non avrebbe potuto essere più impietoso.

L’apice della frustrazione coincide paradossalmente con il momento più atteso: il coro «Va’, pensiero». Nel punto in cui gli Ebrei prigionieri in Babilonia piangono la patria perduta, Talevi sceglie di schierare la compagine immobile in proscenio. Privato di qualsiasi azione drammatica, di qualsiasi accenno di recitazione, il momento si è risolto in una pura esecuzione da concerto. Per quanto il Coro della Scala (diretto da Alberto Malazzi) sia stato semplicemente sublime – parliamo d’altronde di uno dei migliori d’Europa –, è mancata del tutto la traduzione scenica di uno dei passaggi musicalmente e drammaticamente più toccanti dell’intera opera.

Corre comunque l’obbligo di segnalare che, per effetto dello sciopero generale, la sera del 29 maggio lo spettacolo è andato in scena privato di alcuni effetti visivi; è improbabile, tuttavia, che la loro presenza avrebbe potuto ribaltare l’esito dell’allestimento.

Dal canto suo, la concertazione di Chailly non ha offerto la sua prova migliore. La Sinfonia iniziale aveva sollevato promesse che il resto della serata ha disatteso. Il direttore l’ha diretta con la cura che si riserva al grande repertorio sinfonico, facendo emergere tutta la modernità e la complessità della scrittura del giovane Verdi. Nel prosieguo dell’opera, tuttavia, la lettura si è fatta eccessivamente muscolare, appiattita su dinamiche costantemente orientate al “forte”. Nabucco è già di per sé un’opera dalla scrittura vigorosa e dai volumi accesi; non si avvertiva certo il bisogno di ulteriore enfasi su queste caratteristiche.

Come spesso accade nelle produzioni dirette da Chailly, non sono mancate le peculiarità filologiche: per l’occasione sono state inserite le danze composte da Verdi per l’edizione di Nabucco in francese al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles nel 1848 (coreografia di Danilo Rubeca). Insieme alla sinfonia d’apertura, queste pagine orchestrali hanno rappresentato la parte più felice e riuscita della direzione.

Se la recitazione è apparsa poco convincente, i cantanti hanno complessivamente risposto molto bene sul piano vocale, pur riflettendo i limiti di una programmazione scaligera che da anni fatica a rinnovarsi: ormai non si conta più il numero di produzioni che vedono schierati i soliti noti nei ruoli protagonistici, Anna Netrebko, Luca Salsi e Francesco Meli, qui affiancati da Michele Pertusi e Veronica Simeoni.

Poche le sorprese, quindi. La maggiore: Luca Salsi ha regalato una delle sue migliori interpretazioni, per effetti espressivi, ma stavolta anche per la tenuta della linea di canto (finora almeno non uno dei suoi punti di forza). Anna Netrebko ha affrontato Abigaille, uno dei ruoli più impervi del repertorio sopranile, con la consueta e spavalda sicurezza vocale. Il personaggio le calza a pennello; fin troppo, si direbbe: il rischio, in parte confermato, è quello di una performance corretta ma poco partecipe, a tratti generica. Ottima la prova di Francesco Meli, che è stato un piacere ritrovare in una parte ideale per le sue corde e in grado di valorizzarlo appieno, rispetto a ruoli che lo ponevano al limite affrontati in passato. Michele Pertusi si è confermato uno Zaccaria eccellente: un’altra medaglia conquistata sul campo di una carriera che ora supera i quarant’anni. La Fenena di Veronica Simeoni è apparsa più opaca, restando in ombra rispetto al resto del cast. Molto bene tutti i comprimari.

Prestazione di Coro e orchestra eccellenti, in particolare quella del coro. Ottimo il successo finale, in un teatro gremito.



Cast & credits

Titolo 
Nabucco
Sotto titolo 
Dramma lirico in quattro atti
Data rappresentazione 
29 maggio 2026
Città rappresentazione 
Milano
Luogo rappresentazione 
Teatro alla Scala
Regia 
Alessandro Talevi
Interpreti 
Luca Salsi (Nabucodonosor)
Francesco Meli (Ismaele)
Michele Pertusi (Zaccaria)
Anna Netrebko (Abigaille)
Veronica Simeoni (Fenena)
Simon Lim (Gran Sacerdote)
Haiyang Guo (Abdallo)
Laura Lolita (Perišavana)
Costumi 
Gary McCann
Coreografia 
Danilo Rubecca
Movimenti scenici 
Ran Arthur Braun
Luci 
Marco Giusti
Musiche 
Giuseppe Verdi
Orchestra 
Orchestra del Teatro alla Scala
Direzione d'orchestra 
Riccardo Chailly
Coro 
Coro del Teatro alla Scala
Maestro del coro 
Alberto Malazzi