Un’opera dai colori pastello

di Riccardo Cenci

Data di pubblicazione su web 09/03/2026

Ariadne auf Naxos

Nella figura del musicista Johannes Kreisler, Ernst T.A.Hoffmann stigmatizza il cattivo gusto delle classi elevate e la loro assoluta mancanza di sensibilità estetica. Considerare la musica come mero intrattenimento significa mortificarla, spogliarla della sua capacità di infrangere i limiti ordinari dell'esistenza. Da una posizione simile origina il libretto di Ariadne auf Naxos, geniale frutto della sensibilità di Hugo von Hofmannsthal, collaboratore prediletto da Richard Strauss. Quando il giovane personaggio del Compositore apprende l'assurda decisione dell'uomo più ricco di Vienna, ovvero di eseguire l'opera che tanta fatica gli è costata insieme a un'azione farsesca, il mondo sembra crollargli addosso. La sacralità dell'opera d'arte è irrimediabilmente compromessa.


Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni Teatro dell'Opera di Roma

In Ariadne il poeta intesse una trama di corrispondenze, un gioco di specchi di raffinata allusività. Una drammaturgia del tutto originale e moderna, una rilettura del mito pregna di significati che evoca la poetica di Alberto Savinio. Rare le presenze del titolo al Teatro dell’Opera di Roma: dall’edizione del 1935 a quella del 1962, fino all’ultima apparizione nell’ormai lontano 1991. Una frequentazione sporadica che evidenzia l’idiosincrasia del pubblico capitolino per il teatro tedesco. Eppure, Ariadne auf Naxos è il frutto più mozartiano della variegata ispirazione straussiana. Come giustamente scrive Quirino Principe, fra le idee che caratterizzano il titolo c’è «l’assottigliarsi del suono che perde peso e tende all’assoluta trasparenza». Messi da parte i wagnerismi il compositore si immerge in un mondo fragile, nel quale lo stile buffo e il pathos operistico convivono in delicato equilibrio. Il denso sinfonismo si stempera in arabeschi cameristici di vaporosa levità.


Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni Teatro dell'Opera di Roma

Apprezzabile l’allestimento andato in scena al Costanzi. Nel Prologo ci troviamo in un teatro nobiliare. Le scene di Jo Schramm mostrano una parete bianca sulla quale si aprono tre porte, da dove entrano ed escono i protagonisti dello spettacolo che vedrà la luce nella residenza del facoltoso nobiluomo. Nella linearità della messa in scena si genera almeno un momento di commozione; quando Zerbinetta e il Compositore, rappresentanti di due maniere diverse di intendere l’arte e la vita, protendono le mani l’una verso l’altro in un gesto epifanico. La disinvolta emotività della soubrette e la malinconica seriosità dell’artista trovano un inaspettato punto di contatto. «Poco è un istante – tante cose uno sguardo. Immaginano molti di conoscermi, ma il loro occhio è opaco. Sul teatro io faccio la civetta, chi può dire che recita il mio cuore? Sembro allegra, eppure sono triste, mi credo socievole e sono solitaria», dice Zerbinetta.


Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni Teatro dell'Opera di Roma

Nella raffinata impaginazione letteraria nulla è come sembra. Il tema della trasformazione, fondamentale in Strauss, trova in Hofmannsthal virtuoso interprete. I costumi di Michaela Barth appaiono esteticamente apprezzabili, con l’unica eccezione di Bacco, che non si comprende perché debba presentarsi in scena in jeans e camicetta, togliendo mistero all’apparizione della divinità.


Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni Teatro dell'Opera di Roma

Il regista David Hermann conduce l’azione con sobrietà, senza gli eccessi che solitamente si registrano nel Prologo. Quando inizia l’opera vera e propria la scena è divisa in due. Da un lato le maschere, nella loro ambientazione di selve e altalene che scendono dall’alto, memore della lezione pittorica di  Watteau, mentre dall’altro c’è l’isola sulla quale è stata abbandonata Ariadne, delineata da tronchi contorti e atmosfere oscure, vagamente ispirata all’estetica di Bocklin. Con efficace licenza poetica, Hermann fa entrare in scena il Compositore durante il rondò pirotecnico di Zerbinetta, la quale sembra istruire il paludato musicista riguardo l’arte della seduzione. Nel finale tutti gli interpreti restano immobili come figurine, animate per un effimero istante dalla fantasia del poeta e del compositore, enigmatiche rappresentazioni del mistero insondabile della temporalità.


Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni Teatro dell'Opera di Roma

Per il resto lo spettacolo appare forse un poco arido di idee ma in compenso rispettoso della musica; il che è un valore nel panorama contemporaneo. Ariosa la direzione di Maxime Pascal, intrisa di tenui pennellate coloristiche, affine alla pittura evocata dalla messa in scena. Se nel Prologo avremmo desiderato una maggiore attenzione ai chiaroscuri, è nell’opera che il direttore francese ha dato il meglio di sé. Un Richard Strauss vicino a certe atmosfere di  Debussy, raffinatissimo negli impasti timbrici.


Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni Teatro dell'Opera di Roma

Riguardo al cast, Angela Brower delinea in maniera convincente il carattere del Compositore, pur con alcune forzature in zona acuta. Axelle Fanyo è una Ariadne più tenebrosa che raffinata. Il modello, irraggiungibile, è quello della opulenta vocalità della Norman più che quello, ancor più inarrivabile, dell’eterea espressione della Schwarzkopf. Nel magnifico monologo “Una creatura bella” trova accenti di toccante disperazione, anche se il fraseggio non è sempre rifinito come si conviene. Medesimo discorso per il Bacco di Tuomas Katajala; la voce regge bene l’ardua tessitura, anche se il timbro non evoca le fattezze della divinità e il fraseggio non è cesellato come la scrittura richiederebbe. Molto brava Ziyi Dai nell’insidioso ruolo di Zerbinetta, sempre a posto nelle virtuosistiche colorature. Buono il trio delle maschere, in particolare nell’Arlecchino di Aneas Humm,omogenee le parti di contorno, con una notazione positiva per il Maestro di musica di Adrian Erod. Presenze purtroppo poco numerose, per un titolo che avrebbe meritato ben altra accoglienza. Chi era in sala, comunque, ha dimostrato il proprio apprezzamento.


Ariadne auf Naxos

Cast & Credits




Un momento dello spettacolo
© Fabrizio Sansoni
Teatro dell'Opera di Roma


Cast & credits

Titolo 
Ariadne auf Naxos
Durata 
2h 30' circa: 43' prima parte - 25' intervallo - 82' seconda parte
Libretto 
Hugo Von Hofmannsthal
Regia 
David Hermann
Interpreti 
Charles Morillon (Der Huashofmeister)
Adrian Eröd (Ein Musiklehrer)
Angela Brower (Der Komponist)
Axelle Fanyo (Primadonna (Ariadne))
Tuomas Katajala (Tenor (Bacchus))
Ziyi Dai (Zerbinetta)
Aneas Humm (Harlekin)
Matteo Ivan Rašić (Scaramuccio)
Karl Huml (Truffaldino)
Manuel Günther (Brighella)
Jessica Ricci (Najade)
Michela Guarrera (Dryade)
Sofia Barbashova (Echo)
Lukas Zeman (Ein Peruckenmacher)
Dan Dan Karlström (Ein Tanzmeister )
Daju Xu (Ein Lakai)
Giovanni Di Deo (Ein Offizier)
Scenografia 
Jo Schramm
Costumi 
Michaela Barth
Luci 
Fabrice Kebour
Musiche 
Richard Strauss
Direzione d'orchestra 
Maxime Pascal