Decenni d’astinenza: Werther alla Scala dopo 40 anni
Il Werther di Jules Massenet mancava alla Scala da oltre quarant'anni, quando il 23 febbraio del 1980, Alfredo Kraus protagonista, Georges Prêtre chiudeva l'ultima delle otto rappresentazioni previste dalla stagione. Forse il pubblico milanese non ne ha così tanto sentito la necessità? O forse la prolungata astinenza da quest'opera francese è da collegare alla tradizione critica legata al suo battesimo scaligero del 1° marzo 1895, dopo essere stata già rappresentata al Teatro Lirico alla fine dell'anno precedente. I commenti sullo spettacolo, infatti, insistevano su quanto l'opera di Massenet non fosse fatta per i grandi teatri e su come le vicende intime del Werther si perdessero su un palco così grande come quello della Scala.
Il Drame lyrique di Massenet è un'opera in quattro atti e cinque quadri, adattamento dei Dolori del giovane Werther, il grande romanzo epistolare di Goethe compiuto da Édourd Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann. L'opera cattura l'essenza della tragedia romantica attraverso una partitura che riflette l'intimità delle vicende e le profondità emotive dei suoi personaggi. Tutto ruota attorno al protagonista, Werther, il cui amore non corrisposto per Charlotte lo conduce su un cammino di crescente disperazione, fino alla sua tragica fine. Quando Massenet si prestò alla traduzione musicale della vita tormentata di Werther, il personaggio di Goethe era già il paradigma di una fisionomia teatrale che incarnava una certa idea di crisi esistenziale. Per questo, il compositore francese dovette ricercare un linguaggio sonoro diverso da quello finora impiegato, più ricco di sfumature, e molto vicino alla declamazione e alle caratteristiche dell'inflessione della lingua parlata. Werther nacque per Massenet come risposta a una propria istanza tutta personale, che trova riflesso in una partitura in un certo senso più sciolta da vincoli di forma. Fu forse anche per questo che si rivelò il capolavoro della sua produzione operistica.

Questo nuovo allestimento dell'opera, coprodotto con il Théâtre des Champs-Élysées, è firmato da Christof Loy. Il regista ha concentrato la drammaturgia della messinscena più che sui tre protagonisti del soggetto goethiano sul gioco intrecciato di un quartetto di personaggi, Werther-Charlotte-Albert-Sophie: l'intero spettacolo si è basato sull'analisi delle loro psicologie, caratterizzate da forti e contrastanti stati emotivi. Su questa idea drammaturgica, il regista ha lavorato di sottrazione, giocando tutto l'assetto scenico su pochi spazi e pochissimi arredi e oggetti. L'approccio tutto concentrato sulle vicende interiori ha imposto infatti una scenografia minimale (scene di Johannes Leiacker): una parete vuota, di bella fattura, che tagliava il palco e scindeva lo spazio scenico e drammaturgico in due parti comunicanti tramite una porta a due battenti scorrevoli. L'idea di creare un varco che non solo separasse, ma costringesse all'interazione tra la nevrosi del protagonista e l'artefatta normalità di una famiglia bene degli anni Cinquanta, che i bellissimi costumi di Robby Duiveman hanno restituito perfettamente, non è bastata, però, a dare il giusto appeal allo spettacolo. Nonostante il movimento in scena dato dell'avvicendarsi di diversi personaggi sul palco, infatti, e sebbene i movimenti scenici risultassero curati ed evidenziassero la cura rivolta alla recitazione, l'impianto scenico invariato per tutta la durata dello spettacolo, con le stesse luci, scenografia e pochi oggetti, ha reso lo spettacolo tendenzialmente piatto.

Poco mi ha convinto l'approccio di Alain Altinoglu alla partitura di Massenet. Se la resa delle tinte drammatiche della seconda parte del dramma, prescritte dalla ricca orchestrazione di Massenet, sia risultata presente ed efficace, sottolineando con grande massa sonora il travaglio interiore dei personaggi, in particolare di Werther e Charlotte, il gesto di Altinoglu mancava di respiro e intimità nei momenti più lirici della prima parte dello spettacolo, quando il canto del protagonista, traboccante d'amore per Charlotte, avrebbe richiesto un sostegno orchestrale più morbido, carezzevole, e delicato.

Il successo della produzione è senz'altro da attribuire a Benjamin Bernheim, che ha disegnato un Werther con grande dovizia di sfumature e colori. Il tenore francese ha fatto sfoggio di una solida padronanza tecnica, che emergeva dagli acuti brillanti, dalle mezze voci filate, dall'intelligenza del fraseggio, da una voce nel complesso tersa e insieme emozionata. La bravura vocale si è unita poi a una presenza scenica perfetta, che gli ha garantito l'acclamazione del pubblico, soprattutto dopo la sua «Pourquoi me réveiller». L'interpretazione di Bernheim è riuscita a realizzare il Werther pensato da Massenet: «un sognatore, un pensatore, un poeta, UN NEVROTICO, UN MALATO, UN INVASATO D'AMORE» (scriveva così, compreso il maiuscolo, in una lettera del 1892).
Brava Victoria Karkacheva, nel ruolo di Charlotte: timbro interessante ed emissione controllata, che però non è forse riuscita a sfruttare al meglio in un'interpretazione sempre capace di amplificare i sussulti emotivi del suo personaggio, come ad esempio in «Va! Laisse couler mes larmes!», brano di particolare interesse musicale, anche nell'orchestrazione, tanto che Massenet sceglieva il sassofono concertante da abbinare alla voce femminile. È spiccata Francesca Pia Vitale, soprano dal timbro fresco e dal fraseggio elegante, capace di restituire una Sophie spensierata, ma anche pronta a riflettere le tinte cupe dell'azione drammatica e degli intrecci amorosi nel prosieguo della vicenda. Note di particolare merito anche per il coro di voci bianche preparato come sempre ottimamente da Bruno Casoni, che ha aperto e chiuso il dramma evocando il Natale.
La serata è terminata con un grande successo di pubblico, generoso d'applausi per tutti, ma che, commosso ed eccitato, ha salutato con eccezionale entusiasmo il protagonista indiscusso dello spettacolo: Benjamin Bernheim.
Werther

Cast & credits
| Titolo
Werther |
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| Sotto titolo
Dramma lirico in quattro atti |
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| Data rappresentazione
24 giugno 2024 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Teatro alla Scala |
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| Prima rappresentazione
10 giugno 2024 |
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| Libretto
Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann |
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| Regia
Christof Loy |
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| Interpreti
Benjamin Bernheim (Werther) Jean Sébastien Bou (Albert) Armando Noguera (Le Bailli) Rodolphe Briand (Schmidt) Enric Martínez-Castignani (Johann) Pierluigi D’Aloia (Ein Tanzmeister) Victoria Karkacheva (Charlotte) Francesca Pia Vitale (Sophie) Elisa Verzier (Katchen) Niccolò Vittorio Villa (Les Enfants) Alessandro Malgeri (Les Enfants) Alberto Tibaldi (Les Enfants) Lorenzo De Gaspari (Les Enfants) Sofia Dazio (Les Enfants) Cecilia Menegatti (Les Enfants) |
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| Scenografia
Johannes Leiacker, Robby Duiveman |
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| Costumi
Johannes Leiacker, Robby Duiveman |
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| Musiche
Jules Massenet |
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| Orchestra
Orchestra del Teatro alla Scala |
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| Direzione d'orchestra
Alain Altinoglu |
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| Coro
Allievi del Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala diretto da Bruno Casoni |
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| Maestro del coro
Bruno Casoni |
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| Note
Pierluigi D’Aloia - Allievo dell’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala |