Buffo e malinconico, in stile giovanile

di Gianni Poli

Data di pubblicazione su web 16/06/2022

Il turco in Italia

Nello spazio fantasiosamente immaginato e attrezzato da Emanuele Luzzati, la sala storica all'italiana spicca in palcoscenico nei drappeggi e nel fondale di un intenso azzurro mediterraneo. Dai palchetti dipinti, il pubblico partenopeo assiste alle evoluzioni di un gruppo di cinque Pulcinella, servi di scena invisibili che animano mimicamente i trucchi e le faccende dei Signori Attori. Spazio e luce abbondanti (purtroppo non si svela tutto l'incanto delle luci progettate da Luciano Novelli e realizzate da Gianni Bertoli, causa sciopero parziale dei tecnici) danno risalto ai costumi di Santuzza Calì, di foggia e pittura cangianti. Opportuna rievocazione, con perfetta “ricostruzione” funzionale, di un allestimento storico. Ma la novità e soprattutto la sfida stanno nel cast inedito e insolito dei cantanti-attori, diplomati all'Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale del Teatro Carlo Felice di Genova. Quasi debutto, dunque, per una compagnia che dimostra il frutto cospicuo del lavoro intenso condotto sotto la guida di Francesco Meli.  

Italo Nunziata regista poteva ispirarsi alle precedenti creazioni di Egisto Marcucci, realizzate per il Rossini Opera Festival (1983 e 1986) con Luzzati e Calì collaboratori. Spettacolo ripreso a Genova nel 2009 in omaggio al grande scenografo. Gustare, assimilare e reinventare è stata la bella fatica attuale per Nunziata, che inserisce i Pulcinella (istruiti da Danilo Rubeca) accanto agli “zingari” turcheggianti per farli interagire coreograficamente nel gioco del teatro-nel-teatro, guidato dal poeta (e drammaturgo) Prosdocimo, sempre demiurgo consapevole e divertito, piacevole sulla scena.

Un momento dello spettacolo 
© Teatro Carlo Felice 

Il direttore Sesto Quatrini si prodiga con slancio per «dare alla narrazione un ritmo serrato, portando i caratteristici sillabati rossiniani quasi al parossismo e provando a unire i numeri chiusi ai recitativi, laddove possibile, senza soluzione di continuità» (Programma di sala). La fedeltà alla scelta estetica produce qualche sovrapposizione o sfasatura, rincorsa di ritmo, nella dizione impegnata fino allo scioglilingua. L'energia sonora resta comunque rispettosa della partitura, ouverture compresa, che con calma e nitore trasmette in seguito sospensione e sinuosità agli intermezzi. Il sostegno ai solisti cerca necessarie cautele, sia per l'esposizione all'attesa della voce “nuova”, sia per la scrittura (ri-scrittura) delle “cadenze”, specialmente calibrata sul registro proprio di ogni cantante. Così, per le arie reintegrate (quella di Albazar) o inedite, come quella di Fiorilla (atto II) e di Geronio, Se ho da dirla, avrei molto piacere…, quando, al tocco limpido e affettuoso di Sirio Restani, l'intervento del fortepiano offre una feconda sinergia alla ripresa del marito, “scimunito” e sconfortato, allorché azzarda il “ritratto” della moglie. 

La qualità del canto merita sostanziali consensi, tanto per la tecnica quanto per l'espressione degli interpreti. Indecisioni o smagliature veniali non intaccano le omogeneità individuali né il valore d'assieme, nel prevalere della spontaneità e della gioia sul rischio della prova. Nella parte principale si apprezza Iolanda Massimo, Fiorilla già autorevole all'entrata. Attraversa comicità e malizia con relativa facilità e destrezza; eppure, nei momenti più drammatici e patetici del personaggio, ne acuisce i tormentosi risvolti in partecipazione toccante. Di grande intensità e precisione, nel crollo del suo stato privilegiato); nella risposta al ripudio e alla cacciata (Torna a Sorrento!, le intima lo sposo offeso) e nel pentimento che prepara la riconciliazione. Un impegno moltiplicato dal rapporto con il marito, con il cavalier servente e con il focoso pretendente d'occasione, in cui il soprano si collauda in diverse modalità espressive. Netta e nobile, quasi estatica, l'aria Squallida veste…, di buona limpidezza e omogeneità di timbro nel fondere rimpianto, dolore e pentimento. Selim di Omar Cepparolli ha sicurezza gestuale e di emissione. Il suo basso non cede ad alterazione di timbro se non alle frequenze più alte. Parrebbe forse superficialità dongiovannesca l'estemporaneo sbocco del sentimento e l'insistenza nelle profferte e nelle richieste rispetto ai mezzi per soddisfarle.

Un momento dello spettacolo 
© Teatro Carlo Felice 

Geronio trova i giusti connotati della sua insipienza e della risibile gelosia in Francesco Auriemma, che li tratteggia degnamente con impacci e titubanze. Nella festa mascherata, genuino nello sconcerto che gli causa il coinvolgimento nella ridda degli inganni. Seppure vittima delle proprie debolezze, ne evita la caricatura di convenzione. Affida al canto la denuncia dei difetti caratteriali, ma nell'urgenza del fraseggiare serrato gli manca un po' il volume, in rapporto all'orchestra. Il basso, adeguato allo stile del “buffo”, scansa il ridicolo con l'ironia; magari nel condiscendere all'omaggio dell'ospitalità all'italiana con il bacio all'orlo della veste del principe viaggiatore. Zaida, appassionata, ma savia tessitrice di concordia, esibisce un corposo e a volte severo contralto in Gabriella Ingenito. Narciso ha in Antonio Mandrillo modestia ed eleganza. Nel sentimento, purtroppo rassegnato del servente, il tenore s'illumina in Tu seconda il mio disegno dolce amor… (atto II), quasi a risarcimento dello scacco amoroso subìto. 

Si prodiga da amico vero per Zaida, il sobrio e disinteressato Albazar di Matteo Straffi, anch'egli convincente e gratificato dall'aria Ah sarebbe troppo dolce…, di fine modulazione melodica. Speciale protagonista Nicola Zambon, onnipresente “regista” e direttore al contempo, il già ricordato Prosdocimo, centrale nel progetto registico appunto per saperne esaltare la funzione metateatrale. In cerca del soggetto per un “dramma buffo”, lo coglie nei fatti che gli capitano sotto gli occhi e dai quali trae spunto e prende appunti. Al musicista, e al librettista soprattutto, non interessa il dilemma fra l'essere e l'apparire, ma la corrispondenza tra la commedia svolta dall'autore e quanto egli vive nell'accadere, da cui la teatralità efficace anche quale metafora della vita. I suoi recitativi scorrono nell'accelerazione della vicenda, pure imponendo spesso moventi personali, più intimi, riflessivi e pratici. Per la verve e la destrezza, diventa il beniamino dei ragazzi in sala.

Un momento dello spettacolo 
© Teatro Carlo Felice 

La storia offre inoltre crescendo emotivi e soluzioni sceniche suggestive: dalla concitazione degli episodi corali alle soste e alle suspences degli “a solo”. Allora è il Coro degli Zingari o del seguito di Selim o di Geronio (guidato da Francesco Aliberti) co-protagonista dei concertati vivaci, come nella festa in maschera, momento di equivoci contrastati e divertenti, fino alla confusione; indi risolta in agnizione dei ruoli effettivi e dei destini relativi. 

Secondo Quatrini, il Turco è «l'opera più mozartiana di Rossini». A dirla con Carmelo Bene, quella musica si gusta quale un «precipitato di non eventi». Varrebbe a dire, per lo spettatore odierno: complice la tradizione luzzatiana, che diffonde caos e spavento, si ricompone giocosamente l'armonia di vecchio e nuovo, di comico e tremendo. Una costante, condivisa epicità accomuna tutti gli interpreti nel rivolgersi direttamente al pubblico per connivenza e con simpatia.

Si susseguono gli applausi a scena aperta e per tutti. Le chiamate sono insistenti e prolungate al calar del sipario.



Il turco in Italia

Cast & Credits

Trama




Omar Cepparolli in 
Il turco in Italia
© Teatro Carlo Felice 

Lo spettacolo è stato 
visto il 10 giugno 2022 

Cast & credits

Titolo 
Il turco in Italia
Origine 
Italia
Anno 
2022
Durata 
180 min. (con intervallo)
Data rappresentazione 
10 giugno 2022
Città rappresentazione 
Genova
Luogo rappresentazione 
Teatro Carlo Felice
Prima rappresentazione 
1814
Autori 
Gioachino Rossini
Libretto 
Felice Romani
Regia 
Italo Nunziata
Interpreti 
Omar Cepparolli (Selim)
Alessandro Abis (Selim)
Iolanda Massimo (Donna Fiorilla)
Giulia Scopelliti (Donna Fiorilla)
Gianpiero Delle Grazie (Don Geronio)
Francesco Auriemma (Don Geronio)
Antonio Mandrillo (Don Narciso)
Dave Monaco (Don Narciso)
Janusz Nosek (Prosdocimo)
Nicola Zambon (Prosdocimo)
Gabriella Ingenito (Zaida)
Matteo Straffi (Albazar)
Scenografia 
Emanuele Luzzati
Costumi 
Santuzza Calì
Luci 
Luciano Novelli, Gianni Bertoli
Musiche 
Gioachino Rossini
Orchestra 
Orchestra del Teatro Carlo Felice
Direzione d'orchestra 
Sesto Quatrini
Coro 
Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del coro 
Francesco Aliberti
Note 
Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice Interpreti, i solisti dell’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale per cantanti lirici del Teatro Carlo Felice 2022

Trama

Atto I

Nei pressi di Napoli, il poeta Prosdocimo, alla ricerca di un buon soggetto, incontra un gruppo di zingari. Tra questi, Zaida legge la mano a don Geronio, che vuole sapere quando sua moglie donna Fiorilla smetterà di fare capricci e metterà finalmente la testa a posto. Quando Geronio si allontana, Zaida racconta la sua storia al poeta: è stata costretta a fuggire dalla sua patria e dall’amato principe Selim a causa delle maldicenze delle sue compagne. Prosdocimo la informa che è in arrivo un principe turco che potrebbe aiutarla. Nel frattempo, Donna Fiorilla uscita per fare una passeggiata vede scendere da una nave Selim. Tra i due nasce subito una forte attrazione e simpatia. Selim corteggia Fiorilla e lei accetta volentieri le sue attenzioni tanto da invitarlo a casa a prendere un caffè. Geronio, informato di questo nuovo capriccio della moglie, si indigna e decide di intervenire. Arriva a casa e trova la moglie che civetta con il principe, ma non ha il coraggio di affrontare la situazione. Anzi, Fiorilla lo obbliga a baciare la veste di Selim in segno di rispetto e di omaggio. Prosdocimo osserva la scena divertito e soddisfatto, perché finalmente ha trovato uno spunto per scrivere il suo dramma buffo. Selim si congeda ma, appena giunto per strada, incontra Zaida. I due si riconoscono e si abbracciano. Ma sopraggiunge Fiorilla, furente per la gelosia, e si scaglia contro la povera zingara.

 

Atto II


Selim, ormai invaghito, propone a Geronio di vendergli Fiorilla, così come si usa in Turchia, ma Geronio reagisce indignato e tra i due scoppia una lite che viene interrotta dall’intervento di Zaida e Fiorilla, che separano i due contendenti. Intanto Prosdocimo è venuto a sapere che Selim, non potendola comprare, ha deciso di rapire Fiorilla durante una festa mascherata. Informa Zaida delle intenzioni di Selim e le suggerisce di travestirsi da Fiorilla per farsi rapire al suo posto e coronare il suo sogno d’amore. Ma per far meglio riuscire la sua idea consiglia anche a Geronio di mascherarsi e di controllare attentamente la moglie durante la festa mascherata. Durante la festa si susseguono una serie di equivoci ma, alla fine, Zaida si riconcilia con Selim. A Fiorilla non resta che accettare la situazione ma deve fare i conti con don Geronio che ha deciso di chiedere il divorzio. Solo di fronte alla reazione del marito Fiorilla capisce il suo errore e si pente del suo comportamento. La storia si conclude con Geronio e Fiorilla riappacificati che salutano Selim e Zaida che tornano insieme in Turchia.