Suoni attraverso il viaggio

di Layla Dari

Data di pubblicazione su web 04/05/2015

Addije

Sul palco dell'Auditorium Parco della Musica di Roma (sala Petrassi) i musicisti sono disposti in semicerchio. Un massiccio impianto ritmico-percussivo si conferma cifra stilistica dell'Orchestra, arricchito dalla presenza del contrabbassista Bruno Zoia, e da un tessuto melodico-armonico affidato al trombettista Giampaolo Casella e al chitarrista di flamenco Alessandro Floridia. Al centro spiccano le voci calde e corpose di Lavinia Mancusi e Valeria Villeggia, che da tempo lavorano sul repertorio musicale mediterraneo. Ciascun esecutore porta sul palco un tocco di rosso che risalta sul nero degli abiti illuminati dalle luci. La sala dell'Auditorium è gremita.

Come la disposizione degli strumenti, anche il viaggio musicale, nel quale il pubblico viene immediatamente trasportato, ha un aspetto circolare; rievocando il Mediterraneo, che si presenta come un'unità nella differenza e presentando molti tratti comuni alle tradizioni che l'attraversano da Est a Ovest. La forte impronta della musica musulmana, con i suoi sistemi modali e le sue strutture monofoniche, si unisce alla voce umana – nella venatura del pianto –; alla sensualità dei suoni; alla loro grana scura, irregolare e ruvida, sempre sull'orlo della rottura. La potenza narrativa dei canti, che propongono storie intrise di legami affettivi, evocano un territorio temporaneo e una casa sempre idealmente transitoria nel mondo. Voci e musiche tradizionali trasportano il pubblico da una sponda all'altra del bacino mediterraneo: dalla Turchia alla Tunisia, passando attraverso ritmiche spagnole, che naufragano in un antico canto religioso ebraico, per sfociare nel più classico repertorio del sud Italia, e, infine, essere traslate in melodie balcaniche.

Un momento dello spettacolo. Foto di Andrea Petrosino.
Un momento dello spettacolo. Foto di Andrea Petrosino.

Simone Pulvano e Gabriele Gagliarini, fondatori e direttori del progetto, hanno provato a raccontare quanto i confini dei paesi coinvolti dal loro gioco melodico siano incredibilmente labili. Lo si percepisce bene nella comprensione fluida e suggestiva dell'inizio dei brani, che nel corso del loro sviluppo sembrano rivisitati dai fantasmi di altre canzoni, nelle quali confluiscono irrimediabilmente, come affluenti di un bacino più grande. Un bacino capace di raccogliere e accompagnare le storie di viaggio e di addio dei popoli migranti, solcati, questi ultimi, dalle forze ibridizzanti delle intricate correnti mediterranee.

Il nuovo cd, terzo lavoro discografico dell'Orchestra, si intitola Addije, “addio” in dialetto abruzzese, e si concentra su quella imprecisa linea di confine tra il dolore e l'amore, raccontando le storie di migrazione di quei popoli che nel corso del tempo sono stati costretti a spostarsi per motivi politici, religiosi ed economici. Canti di chi rimpiange la terra natia, di chi non ha trovato quello che cercava o anche, sull'altro versante, di chi constata il vuoto lasciato dai migranti. Tra mito, storia e fantasia, i brani raccolti rappresentano i diversi aspetti del viaggio, riprocessato attraverso suoni che non si limitano ad agganciarsi al passato delle melodie tradizionali, ma che, con arte sapiente, alludono alla contemporaneità. Una contemporaneità resa ancora più attuale e tragica dalle stragi marine di questi ultimi giorni, ma animata dalla speranza di un futuro migliore per i migranti, gli europei e, in fondo, l'umanità intera.

Un momento del concerto. Foto di Andrea Petrosino
Un momento del concerto. Foto di Andrea Petrosino.

La Takadum Orchestra, nata come ensemble  di percussioni della tradizione nordafricana e orientale (darbuka, riqq, daf, dholla, davul, etc.), si è esibita al gran completo, integrando il bagaglio culturale di ogni componente. In occasione della presentazione del nuovo disco, la compagine orchestrale si è inoltre avvalsa della presenza di ospiti quali Ziad Trabelsi, voce e oud dell'Orchestra di Piazza Vittorio, Alessandro D'Alessandro, organista e direttore dell'Orchestra Bottoni, Paolo Modugno, produttore e percussionista e infine del maestro di danza orientale Saad Ismail, che si è esibito come vocalist assieme alla danzatrice Sciahina.

Il risultato finale è stato quello di una sonorità dinamica e raffinata, in grado di riprendere gli stilemi delle tradizioni a cui l'orchestra ha attinto, ma con sufficiente forza ed originalità per riuscire a superarli, confrontandosi con esperienze e linguaggi musicali aperti all'ibridazione. Lo spettacolo emoziona e stupisce il pubblico, promuovendo un nuovo modo di concepire e vivere le storie tracciate dal corpo performativo della musica, tessendo una trama in cui Europa, Asia e Africa s'intersecano e nella quale diviene possibile toccare, almeno temporaneamente, l'apertura verso un avvincente sentimento di comunione.


Cast & credits

Titolo 
Addije
Anno 
2015
Data rappresentazione 
19/04/2015
Città rappresentazione 
Roma
Luogo rappresentazione 
Auditorium Parco della Musica
Titolo originale 
Addije
Autori 
Takadum Orchestra
Interpreti 
Lavinia Mancusi (voce, violino)
Valeria Villeggia (voce, arpa)
Alessandro Floridia (chitarra,voce)
Giampaolo Casella (tromba,voce)
Bruno Zoia (contrabbasso)
Simone Pulvano (riqq, darbuka, daf, sajat)
Gabriele Gagliarini (darbuka, cajon, djembe,davul,daf)
Fabrizio Mastromartino (darbuka)
Giovanni Squillacioti (darbuka)
Emanuela Maccioni (doholla)
Michela La Perna (doholla)
Gaetano Schillaci (doholla)
Umberto Baruffaldi (daf)
Walid Cheikh (daf)
Antonella Milano (davul)
Produttori 
Helikonia | INDI edizioni e produzioni musicali e Paolo Modugno | O.A.S.I. Studio
Produzione 
Helikonia | INDI edizioni e produzioni musicali e Paolo Modugno | O.A.S.I. Studio
Distribuzione 
Egea Music
Orchestra 
Takadum Orchestra