Dall’Oratorio all’Opera

Lorenzo Mattei

Data di pubblicazione su web 13/02/2008

Samson et Dalila

La 39° stagione lirico-sinfonica del Teatro Politeama Greco di Lecce si è coraggiosamente aperta con Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns, un'opera ‘difficile' sia per il tipo di vocalità impiegata – basata su un declamato vigoroso, di ininterrotta plasticità e incentrato sulle tessiture acute dei diversi registri – sia per i problemi di messinscena connessi all'ipertrofismo spettacolare congenito ad una drammaturgia di confine tra grand-opéra, oratorio e musikdrama, sia, infine, per la complessità dei brani corali, lontani dalla consueta omofonia di marca operistica e contrassegnati da architetture contrappuntistiche di ardua esecuzione.

 

foto: claudio longo
foto: Claudio Longo



L'allestimento leccese ha superato con disinvoltura tali ‘difficoltà' grazie alla valentìa canora di un cast preparato e soprattutto grazie ad una compagine corale (Coro lirico di Lecce diretto da Francesco Pareti) straordinaria per equilibrio interno, compattezza, precisione negli attacchi e nell'intonazione. Mai come in questo lavoro il coro, autentico personaggio collettivo, riveste una responsabilità centrale ai fini del felice esito dello spettacolo: nelle due recite leccesi l'ascendenza oratoriale del Samson – che, secondo le didascalie originali, faceva cantare il coro d'Introdzuione «derrière la toil» e quello posto ad apertura del III atto «dans la coulisse» – veniva di molto smussata: i coristi agivano infatti accanto ai personaggi del dramma con una forte presenza scenica, aumentata dalla scelta, condivisa dal regista-scenografo Stephan Gröler e dalla costumista Veronique Seymat – di far coincidere i giudei veterotestamentari con le vittime della Shoha: l'impressionante coro iniziale si ambientava così in un cantiere dove ebrei prigionieri guardati a vista da aguzzini in divisa pseudo-nazista erigevano un muro di mattoni. L'impatto emotivo della scenografia era incrementato dal contrasto, netto, che si veniva a creare tra gli abiti degli ebrei, Sansone compreso (il potente e lodevole tenore Dongwon Shin), all'insegna di una quotidianità dimessa, e i costumi dei malvagi (la femme fatale Dalila – l'ottima Anna Rita Gemmabella – e il grande Sacerdote, l'altrettanto ottimo Johann Werner Prein) vagamente ispirati ora ad ancelle orientali, ora ai satrapi dell'antica Gaza (ma anche, a voler tentare una lettura in chiave anticlericale, ad abiti talari).

foto: claudio longo
foto: Claudio Longo



Purtroppo la necessità di mantenere il cupo impianto scenico iniziale anche negli atti successivi ha comportato un'eccessiva cupezza e una forte stasi a livello registico: se infatti il ponteggio del cantiere del primo atto nel terzo poteva ben funzionare come prigione di Gaza prima e come tempio di Dagon poi, quando, nel secondo atto, doveva invece alludere al porticato della dimora di Dalila inficiava la sensualità di quella straordinaria scena di seduzione canora attorno alla quale ruotava l'intera opera. La regìa stessa qui pareva volersi mettere da parte per lasciare campo libero al puro canto e probabilmente i movimenti impacciati di Samson e Dalila erano intenzionali e congeniali a trasformare i due personaggi in voci più che in corpi. Il fascino della corporeità era semmai delegato all'eccezionale Balletto del Sud impegnato nelle coreografie di Fredy Franzutti che per la Danza delle sacerdotesse di Dagon e per il celebre Baccanale – emblema dell'esotismo musicale che esploderà allo scadere dell'Ottocento – hanno puntato ad una geniale ibridazione tra figure di danza classica e passi di balletto sperimentale.

La componente luminotecnica, piuttosto trascurata, ha avuto la sua parte solo nella scena finale dove giochi di luci proiettate sull'uditorio simboleggiavano il crollo del tempio filisteo. Magistrale la direzione di Vincent Barthe a capo dell'orchestra Tito Schipa di Lecce, per la capacità da un lato di assicurare omogeneità di fraseggio ad ampie unità musicali e dall'altro di curare il dettaglio senza perdersi nei particolari di una partitura quanto mai densa sul piano dell'orchestrazione.



Samson et Dalila

Cast & Credits




Cast & credits

Titolo 
Samson et Dalila
Sotto titolo 
Opera in 3 atti e 4 Quadri
Data rappresentazione 
1 febbraio 2008
Città rappresentazione 
Lecce
Luogo rappresentazione 
Teatro Politeama Greco
Libretto 
Ferdinand Lemaire
Regia 
Stephan Gröler
Interpreti 
Anna Rita Gemmabella (Dalila)
Dongwon Shin (Samson)
Johann Werner Prein (Le Grand Prête de Dagon)
Reinhold Schreyer (Abimêlech)
Carmine Durante (Un Vieillard Hébreu)
Andrea De Lumé (Un Messager Philistin)
Raffaele Pastore (Premier Philistin)
Ciro Greco (Deuxième Philistin)
Scenografia 
Stephan Gröler
Costumi 
Veronique Seymat
Coreografia 
Fredy Franzutti
Corpo di ballo 
Balletto del Sud
Musiche 
Camille Saint-Saëns
Orchestra 
Orchestra della Fondazione I.C.O. Tito Schipa di Lecce Onlus
Direzione d'orchestra 
Vincent Barthe
Coro 
Coro Lirico di Lecce
Maestro del coro 
Francesco Pareti
Note 
Danzatori: Carlos Montalvan, Luca Lago, Giuseppe Roffo, Melania Chionna, Johanna Waldorf, Tomoko Cikanaga, Alessandra Minichini, Giuliana Sanvincente