Volgare e banale una Traviata da dimenticare
Per il pubblico di Salisburgo - almeno quello della recita cui abbiamo assistito - la tanto attesa Traviata non ha deluso. Anzi, per la bella Anna Netrebko, nel ruolo principale, e Rolando Villanzón, nei panni di Alfredo, si può parlare di trionfo. A questi aggiungiamo Thomas Hampson, Germont padre. Niente da ridire neppure verso Carlo Rizzi, chiamato a sostituire sul podio Marcello Viotti, improvvisamente mancato la scorsa primavera. L'esperienza dei Wiener ha salvato dalla routine disegnando alcuni contorni cameristici della la partitura come i celebri e sfumati Preludi.

L'ultimo è stato subito intonato dopo il drammatico secondo atto non essendoci stata soluzione di continuità, secondo le intenzioni del regista Willy Decker. Essendosi defilato, non è dato sapere quali sarebbero state le reazioni della sala circa la parte visiva dello spettacolo. Sulla quale esprimiamo la nostra contrarietà. Da qualche tempo a Salisburgo il melodramma più che dissacrato (sarebbe un complimento) viene maltrattato. Il tentativo di attualizzare la vicenda della povera Violetta - di per sé assolutamente legittimo - si è infranto sul muro delle più scontate banalità, fatte passare per provocazioni. Siccome nessuno sapeva che la nostra eroina era donna di facili costumi bisognava dimostrarlo senza mezzi termini. Dai luoghi comuni veristici si è passati a sfiorare la soglia dell'antimoralismo espressionista: incauta operazione culturale perché la Duplessy non è Lulù e Dumas non può essere assimilato a Wedekind o Wilde.
Saltato lo stile, non restava, a Decker, che sfruttare la 'palpabile' avvenenza del soprano, facendola girare quanto più possibile in sottoveste e atteggiamenti osé. La mondana viene portata in trionfo al culmine della libagione dei primo atto: Follie, follie, la voce della Netrebko è d'effetto ma fuori stile. Nessuno se ne accorge e scoppia l'applauso.

Anna Netrebko (Violetta Valéry)
Arriva l'amore vero - Villanzón è un goffo Alfredo, isterico e geloso - e il tempo della morte, rappresentato da un enorme quadrato d'orologio, si ferma. Poi le lancette riprenderanno a girare dovendosi compiere il "grande sacrifizio". II secondo atto è esilarante. Divani e poltrone nell'emiciclo bianco sono tappezzati di fiori, camelie naturalmente. Intorno gli amanti si cercano maliziosamente fino a che, insieme sul sofà, non viene raggiunta l'estasi alle parole "in ciel". Altra perla: alla fine del secondo atto i soldi del "discredito" sono infilati da Alfredo perfino sotto la gonna di Violetta. Un gridolino della vittima ci risparmia la visione hard.
Da "Il Giornale" del 28 agosto 2005

L'ultimo è stato subito intonato dopo il drammatico secondo atto non essendoci stata soluzione di continuità, secondo le intenzioni del regista Willy Decker. Essendosi defilato, non è dato sapere quali sarebbero state le reazioni della sala circa la parte visiva dello spettacolo. Sulla quale esprimiamo la nostra contrarietà. Da qualche tempo a Salisburgo il melodramma più che dissacrato (sarebbe un complimento) viene maltrattato. Il tentativo di attualizzare la vicenda della povera Violetta - di per sé assolutamente legittimo - si è infranto sul muro delle più scontate banalità, fatte passare per provocazioni. Siccome nessuno sapeva che la nostra eroina era donna di facili costumi bisognava dimostrarlo senza mezzi termini. Dai luoghi comuni veristici si è passati a sfiorare la soglia dell'antimoralismo espressionista: incauta operazione culturale perché la Duplessy non è Lulù e Dumas non può essere assimilato a Wedekind o Wilde.
Saltato lo stile, non restava, a Decker, che sfruttare la 'palpabile' avvenenza del soprano, facendola girare quanto più possibile in sottoveste e atteggiamenti osé. La mondana viene portata in trionfo al culmine della libagione dei primo atto: Follie, follie, la voce della Netrebko è d'effetto ma fuori stile. Nessuno se ne accorge e scoppia l'applauso.

Anna Netrebko (Violetta Valéry)
Arriva l'amore vero - Villanzón è un goffo Alfredo, isterico e geloso - e il tempo della morte, rappresentato da un enorme quadrato d'orologio, si ferma. Poi le lancette riprenderanno a girare dovendosi compiere il "grande sacrifizio". II secondo atto è esilarante. Divani e poltrone nell'emiciclo bianco sono tappezzati di fiori, camelie naturalmente. Intorno gli amanti si cercano maliziosamente fino a che, insieme sul sofà, non viene raggiunta l'estasi alle parole "in ciel". Altra perla: alla fine del secondo atto i soldi del "discredito" sono infilati da Alfredo perfino sotto la gonna di Violetta. Un gridolino della vittima ci risparmia la visione hard.
Da "Il Giornale" del 28 agosto 2005
La traviata
Festival di Salisburgo
Estate 2005
Salzburger Festspiele

Anna Netrebko
(Violetta Valéry)
e Thomas Hampson
(Giorgio Germont)
Foto: Klaus Lefebrve
Cast & credits
| Titolo
La traviata |
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| Sotto titolo
melodramma in tre atti |
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| Data rappresentazione
27/08/2005 |
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| Città rappresentazione
Salisburgo |
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| Luogo rappresentazione
Großes Festspielhaus, Festival di Salisburgo 2005 |
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| Prima rappresentazione
Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853 |
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| Libretto
Francesco Maria Piave |
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| Autori testo d'origine
Alexandre Dumas figlio, "La dame aux camélias" |
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| Regia
Willy Decker |
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| Interpreti
Helene Schneiderman (Flora Bervoix) Diane Pilcher (Annina) Rolando Villazón (Alfredo Germont) Thomas Hampson (Giorgio Germont) Salvatore Cordella (Gastone) Paul Gay (Baron Douphol) Herman Wallèn (Marquis d'Obigny) Anna Netrebko (Violetta Valéry) |
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| Produzione
Nuova produzione del Festival di Salisburgo 2005 |
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| Scenografia
Wolfgang Gussmann |
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| Costumi
Wolfgang Gussmann |
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| Coreografia
Athol Farmer |
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| Luci
Hans Toelstede |
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| Musiche
Giuseppe Verdi |
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| Orchestra
Wiener Philharmoniker |
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| Direzione d'orchestra
Carlo Rizzi |
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| Coro
Vienna Staatsoper Chorus |
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| Maestro del coro
Rupert Huber |
Trama
Atto I
Parigi, alla metà dell'Ottocento. C'è una gran festa nella casa di Violetta Valéry, una mondana famosa: è un modo per soffocare l'angoscia che la tormenta, perché ella sa che la sua salute è gravemente minata. Un nobile, Gastone, presenta alla padrona di casa il suo amico Alfredo, che l'ammira sinceramente. L'attenzione che Violetta dimostra per la nuova conoscenza non sfugge a Duphol, il suo amante abituale. Mentre Violetta e Alfredo danzano, il giovane le dichiara tutto il suo amore e Viloetta gli regala un fiore, una camelia: rivedrà Alfredo solo quando sarà appassita. Alla fine della festa, Violetta deve ammettere di essersi innamorata davvero, per la prima volta.
Atto II
Alfredo e Violetta Valéry hanno abbandonato, insieme, la metropoli e vivono felici in una villa. Quando l'uomo viene a sapere, attraverso una confessione della cameriera Annina, che Violetta sta vendendo i suoi gioielli perché è rimasta senza denaro, si precipita a Parigi per procurarsene. L'amica di Violetta, Flora, l'invita a una festa; ma la ragazza non ha voglia di andarvi e rimane in casa, dove riceve la visita inattesa del padre di Alfredo, Giorgio Germont. Costui l'accusa di condurre il figlio alla miseria; ma Violetta contesta le sue affermazioni, gli fa vedere che, al contrario è stata lei a vendere i suoi preziosi e afferma di non avere mai chiesto nulla ad Alfredo. Giorgio sembra convinto, ma non rinuncia al suo proposito di separare Alfredo e Violetta. Infatti quel legame dà scandalo e finché dura non potrà far sposare un'altra figlia. La donna deve scegliere, e fa quello che crede essere il bene del suo innamorato.
Abbandona Alfredo, che è colto da gelosia. Violetta riappare a una festa nuovamente accompagnata da Duphol, che vorrebbe sfidare a duello il giovane Germont, Violetta lo implora di lasciare la casa; se ne andrà, dice lui, solo se lei lo seguirà.
La ragazza allora gli rivela di avere giurato di non incontrarlo e lascia credere di aver fatto questo giuramento a Duphol, per non raccontare ad Alfredo il colloquio che ebbe con suo padre, a proposito di sua sorella. Alfredo si indigna, la tratta da prostituta. Arriva Giorgio, che lo rimprovera per questo comportamento; ma non gli svela la verità.
Atto III
Il male che da tempo mina la salute di Violetta si è molto aggravato. La donna non può più alzarsi dal suo letto. Le giunge una lettera di Germont: finalmente, ha deciso di spiegare tutto a suo figlio.
Alfredo si è commosso e sta arrivando. Violetta è incredibilmente contenta, ma per lei non c'è più nulla da fare; teme, anzi, di non sopravvivere fino al suo arrivo. Ma, infine, Alfredo è lì, al suo capezzale; e vi è anche suo padre, profondamente pentito.
La tisi uccide Violetta davanti a loro, in un clima di acuto dolore, addolcito però dalla delicatezza e dalla purezza dei sentimenti.
Parigi, alla metà dell'Ottocento. C'è una gran festa nella casa di Violetta Valéry, una mondana famosa: è un modo per soffocare l'angoscia che la tormenta, perché ella sa che la sua salute è gravemente minata. Un nobile, Gastone, presenta alla padrona di casa il suo amico Alfredo, che l'ammira sinceramente. L'attenzione che Violetta dimostra per la nuova conoscenza non sfugge a Duphol, il suo amante abituale. Mentre Violetta e Alfredo danzano, il giovane le dichiara tutto il suo amore e Viloetta gli regala un fiore, una camelia: rivedrà Alfredo solo quando sarà appassita. Alla fine della festa, Violetta deve ammettere di essersi innamorata davvero, per la prima volta.
Atto II
Alfredo e Violetta Valéry hanno abbandonato, insieme, la metropoli e vivono felici in una villa. Quando l'uomo viene a sapere, attraverso una confessione della cameriera Annina, che Violetta sta vendendo i suoi gioielli perché è rimasta senza denaro, si precipita a Parigi per procurarsene. L'amica di Violetta, Flora, l'invita a una festa; ma la ragazza non ha voglia di andarvi e rimane in casa, dove riceve la visita inattesa del padre di Alfredo, Giorgio Germont. Costui l'accusa di condurre il figlio alla miseria; ma Violetta contesta le sue affermazioni, gli fa vedere che, al contrario è stata lei a vendere i suoi preziosi e afferma di non avere mai chiesto nulla ad Alfredo. Giorgio sembra convinto, ma non rinuncia al suo proposito di separare Alfredo e Violetta. Infatti quel legame dà scandalo e finché dura non potrà far sposare un'altra figlia. La donna deve scegliere, e fa quello che crede essere il bene del suo innamorato.
Abbandona Alfredo, che è colto da gelosia. Violetta riappare a una festa nuovamente accompagnata da Duphol, che vorrebbe sfidare a duello il giovane Germont, Violetta lo implora di lasciare la casa; se ne andrà, dice lui, solo se lei lo seguirà.
La ragazza allora gli rivela di avere giurato di non incontrarlo e lascia credere di aver fatto questo giuramento a Duphol, per non raccontare ad Alfredo il colloquio che ebbe con suo padre, a proposito di sua sorella. Alfredo si indigna, la tratta da prostituta. Arriva Giorgio, che lo rimprovera per questo comportamento; ma non gli svela la verità.
Atto III
Il male che da tempo mina la salute di Violetta si è molto aggravato. La donna non può più alzarsi dal suo letto. Le giunge una lettera di Germont: finalmente, ha deciso di spiegare tutto a suo figlio.
Alfredo si è commosso e sta arrivando. Violetta è incredibilmente contenta, ma per lei non c'è più nulla da fare; teme, anzi, di non sopravvivere fino al suo arrivo. Ma, infine, Alfredo è lì, al suo capezzale; e vi è anche suo padre, profondamente pentito.
La tisi uccide Violetta davanti a loro, in un clima di acuto dolore, addolcito però dalla delicatezza e dalla purezza dei sentimenti.