La spiritualità di Oedipus Rex
Un concerto dall'intensissimo significato spirituale, oltre che musicale, segna il ritorno della Stagione Concertistica al Teatro Regio di Parma con l'esecuzione del Requiem in Do minore di Luigi Cherubini e l'opera-oratorio in due atti Oedipus rex di Igor Stravinskij.
Come scenografia la preziosa ''Camera acustica'' dipinta da Giuseppe Carmignani ai primi del Novecento, al suo nuovo debutto dopo un complesso intervento di conservazione e restauro dovuto ai tanti segni del tempo ed al cattivo stato di conservazione e per il quale non sono mancate le difficoltà, specialmente per la pulitura e ricostruzione delle parti pittoriche che, stese direttamente sulla tela, sono poi state fatte aderire a pannelli di forme e dimensioni diverse.

Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma
La serata si è aperta con il Requiem in Do minore di Cherubini, su cui lo studioso Vincenzo Raffaele Segreto s'interroga – nel programma di sala – come mai non si possa più spesso ascoltarlo dal vivo.
Successivamente nel rispecchiamento di colonne, drappeggi, stucchi dipinti sulla scena, ha preso avvio l'Oedipus Rex, con la magistrale direzione del Maestro Bruno Bartoletti.
La voce dai toni commossi di Lucilla Morlacchi inizia una sorta di percorso per presentare le varie scene: dalla platea al palcoscenico e ritorno.
Si coglie chiara l'esigenza dello straniamento, del distacco, a tratti quasi dell'ironia; la drammaticità è affidata alla struttura stessa della narrazione, al destino che deve compiersi. Una poetica anti-rappresentativa che pure lascia spazio a momenti d'intensa energia: i personaggi, che sembrano quasi presentarsi senza immedesimazione emotiva, lasciano ugualmente trapelare schegge di profonda inquietudine: come quando Giocasta, interpretata da una brava Sonia Ganassi cui merita un cenno la nitidezza del timbro vocale, tenta di allontanare da sé – e dal marito/figlio – la terribile verità. Ma anche Oedipus – Donald Kaatsch – riesce a dare consistenza alla sofferenza mentre va scoprendo quanto la sorte ha deciso per lui, e così il popolo tebano sempre presente ed il coro abile a sottolineare passaggi, parole ed incubi che si concretizzano passo dopo passo.
L'uso del latino conserva felicemente la funzione indicata da Stravinskij (''che gioia scrivere musica su di un linguaggio convenzionale, quasi rituale, di un livello così alto che si impone di per se stesso…. Così il testo diviene per il compositore una materia puramente fonetica''): una scelta meditata e di grande soddisfazione.
Il dominio delle sonorità della musica e della lingua lascia sapientemente spazio ad una narrazione in grado si sensibilizzare l'ascolto sui passaggi teatrali.
Ne consegue un ottimo risultato d'insieme. Bene l'Orchestra e il Coro del Teatro Regio e tutti gli altri interpreti: Michele Pertugi nel doppio ruolo di Creonte e del messo, Giacomo Prestia nei panni di Tiresia, Samuele Simoncini nelle vesti del pastore.
Una serata che il pubblico, forse inizialmente scettico e sospettoso, ha saputo apprezzare con viva partecipazione applaudendo a lungo e con molta convinzione.
Cast & credits
| Titolo
Oedipus Rex |
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| Data rappresentazione
05/04/2005 |
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| Città rappresentazione
Parma |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Regio |
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| Prima rappresentazione
Parigi, Théâtre Sarah Bernhardt, 30 maggio 1927 |
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| Titolo testo d'origine
Edipo Re |
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| Libretto
Jean Cocteau |
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| Autori testo d'origine
Sofocle |
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| Interpreti
Donald Kaatsch (Edipo) Sonia Ganassi (Giocasta) Michele Pertusi (Il Messo) Giacomo Prestia (Tiresia) Samuele Simoncini (Il Pastore) Lucilla Morlacchi (Voce recitante) |
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| Produzione
Teatro Regio di Parma |
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| Musiche
Igor Stravinskij |
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| Orchestra
Teatro Regio di Parma |
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| Direzione d'orchestra
Bruno Bartoletti |
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| Coro
Teatro Regio di Parma |
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| Maestro del coro
Martino Faggiani |
Trama
Atto primo. Nella piazza di Tebe, la folla chiede con angoscia a Edipo (Caedit nos pestis, Theba pestis moritur) di salvare la città dalla peste, così come in precedenza l'aveva liberata dalla Sfinge. L'oracolo, dice Creonte (Respondit deus), sostiene che la città è colpevole di ospitare lassassino del vecchio re Laio. Visto che ogni ricerca è vana, Edipo manda a chiamare il veggente cieco Tiresia. Il loro confronto (Dicere non possum, dicere non licet) si trasforma in aspro dissidio: Tiresia, provocato nell'amor proprio, dichiara che lassassino del re è il re. Un coro esultante (Gloria, gloria, gloria) saluta lingresso di Giocasta. Atto secondo. Giocasta rimprovera al marito di urlare nel mezzo di una città malata (Nonn'erubescite, reges). Giocasta cerca di rassicurare il consorte, sostenendo che non cè da fidarsi degli oracoli; anche di Laio, dice, predissero che sarebbe stato ucciso dal figlio, e invece morì a un trivio della strada per mano di un forestiero. Mentre il coro ripete ossessivamente la parola ''trivium'', Edipo comincia a dubitare, ricordando come egli stesso, prima di arrivare a Tebe, avesse ucciso a un trivio un vecchio. In un duetto agitato i due coniugi esprimono la loro ansia crescente. La tragedia precipita su Edipo: un messaggero porta da Corinto la notizia della morte del re Polibio (Mortuus est Polybus), rivelando allo stesso tempo a Edipo che in realtà egli era solo un figlio adottivo del re deceduto. Infine le parole del vecchio pastore (Oportebat tacere, nunquam loqui) non lasciano più dubbi a Edipo sullatroce verità: senza saperlo, egli ha ucciso il padre e si è congiunto con la madre. Il messaggero dà notizia della tragica fine di Giocasta (Divum Jocastae caput mortuum), mentre il coro rende omaggio allinfelice destino dellaccecato Edipo.
(da Dizionario dell'opera, Edizione Baldini & Castoldi)
