La 'novità' della 'tradizione'
Mentre a Venezia un allestimento di Traviata inaugura la definitiva riapertura della Fenice, al teatro Piccinni di Bari la stessa opera (produzione della Fondazione Arturo Toscanini) auspica la riapertura del Petruzzelli e va ad aggiungersi come prestigioso appuntamento in un ricco cartellone (l'effetto 'Fondazione Petruzzelli' sta facendosi sentire sulla vita teatrale del capoluogo pugliese mai come ora vitale).
Avvezzi alle più disparate invenzioni registiche che nel tentativo di dare nuova linfa al melodramma (genere a detta di molti sempre sull'orlo dell'estrema unzione) ne alterano spesso gli equilibri tra le componenti spettacolari, confessiamo che assistendo alla messinscena di Traviata nella regia 'classica' di Zeffirelli (qui ripresa da Marco Gandini) si riscoprono certe bellezze della tradizione melodrammatica quali l'illusionismo naïf del fondale dipinto (il bosco del II atto), il rito dell'ovazione alla fine del I atto – per Violetta e Alfredo – e dopo il primo quadro del II – per Germont –, la seduzione visiva dei costumi storici (di Alberto Spiazzi, eleganti e curati nei minimi dettagli) e dei drappeggi che inquadrano e riducono lo spazio dell'illusione scenica.

Spazio dominato da un cilindro centrale di plexiglas – vetrina per mettersi in mostra, bicchiere per futili brindisi, cristallo simbolico di latente fragilità psicologica – che permette moti ora centripeti (il coro fa cerchio intorno a Violetta durante gli improvvisi mancamenti), ora centrifughi (l'allontanamento di Alfredo a seguito dell'offesa pubblica fatta a Violetta) e comunque un dinamismo sempre funzionale all'azione inscenata (l'edonismo visivo zeffirelliano non scavalca mai le ragioni del dramma). Irrefrenabile l'applauso volto ad omaggiare l'opulenza del secondo quadro dell'atto II dopo il cambio di scena: la festa carnevalesca era infatti animata dalla sensuale coreografia di El Camborio che trascurava le zingarelle a favore di procaci danzatrici di flamenco e baldi toreadores (a dir poco trabordanti Lucia Real e Juan Carlos Baratas).
Dal punto di vista musicale lo spettacolo ha palesato un'estrema asciuttezza e correttezza di fondo che nulla concedeva a divismi qui, più che altrove, possibili. Forse operazioni musicologiche come quella della pubblicazione dell'edizione critica di Traviata e dei suoi schizzi e abbozzi autografi – a cura di Fabrizio Della Seta, idealmente presente con un suo saggio nel bel programma di sala – hanno contribuito ad affinare il gusto esecutivo, o forse a far piazza pulita di protagonismi e vezzi canori è stata la serietà di approccio degli interpreti, tutti più che bravi: Svetla Vassileva (Violetta) perché ha retto la parte di "una donna di prima forza" (pur con una pronuncia non sempre impeccabile) mantenendo una leggerezza di emissione quasi cameristica – e Traviata, come Aida, è una tragedia intima, 'da camera'– Massimo Giordano (Alfredo) per la sua raffinatezza vocale dapprima un poco timida (specie nel registro grave) poi più sicura e spigliata, ma sempre morbida e contenuta; infine il davvero notevole Carmelo Caruso, un Germont cupo e algido dal cui modo di cantare traspariva il nucleo emotivo del personaggio: la sclerotizzazione del sentimento ad opera delle convenzioni sociali.

Vigorosa la direzione di Julian Kovatchev che nella generosità del suo gesto ha saputo infondere continua energia alla ben preparata orchestra della Fondazione Toscanini (ottima nei fiati), energia che a tratti tracimava investendo le voci (ma non nel grandioso concertato che chiude il II atto). Un'ultima considerazione: al tempo di Verdi lo shock di Traviata era conseguenza della cornice immersa nella contemporaneità (prossimità ambientale tra finzione e realtà), oggi lo è della consonanza tra i nostri ritmi di vita e il nervosismo del canto della protagonista (prossimità psicologica), inquieto, teso e tagliente. Per quanto 'tradizionale' possa essere la veste con cui si presenta questo monumento della storia del melodramma, la sua intrinseca 'modernità' (modernità drammaturgica in primis) non può che riemergere con puntualità.
Avvezzi alle più disparate invenzioni registiche che nel tentativo di dare nuova linfa al melodramma (genere a detta di molti sempre sull'orlo dell'estrema unzione) ne alterano spesso gli equilibri tra le componenti spettacolari, confessiamo che assistendo alla messinscena di Traviata nella regia 'classica' di Zeffirelli (qui ripresa da Marco Gandini) si riscoprono certe bellezze della tradizione melodrammatica quali l'illusionismo naïf del fondale dipinto (il bosco del II atto), il rito dell'ovazione alla fine del I atto – per Violetta e Alfredo – e dopo il primo quadro del II – per Germont –, la seduzione visiva dei costumi storici (di Alberto Spiazzi, eleganti e curati nei minimi dettagli) e dei drappeggi che inquadrano e riducono lo spazio dell'illusione scenica.

Spazio dominato da un cilindro centrale di plexiglas – vetrina per mettersi in mostra, bicchiere per futili brindisi, cristallo simbolico di latente fragilità psicologica – che permette moti ora centripeti (il coro fa cerchio intorno a Violetta durante gli improvvisi mancamenti), ora centrifughi (l'allontanamento di Alfredo a seguito dell'offesa pubblica fatta a Violetta) e comunque un dinamismo sempre funzionale all'azione inscenata (l'edonismo visivo zeffirelliano non scavalca mai le ragioni del dramma). Irrefrenabile l'applauso volto ad omaggiare l'opulenza del secondo quadro dell'atto II dopo il cambio di scena: la festa carnevalesca era infatti animata dalla sensuale coreografia di El Camborio che trascurava le zingarelle a favore di procaci danzatrici di flamenco e baldi toreadores (a dir poco trabordanti Lucia Real e Juan Carlos Baratas).
Dal punto di vista musicale lo spettacolo ha palesato un'estrema asciuttezza e correttezza di fondo che nulla concedeva a divismi qui, più che altrove, possibili. Forse operazioni musicologiche come quella della pubblicazione dell'edizione critica di Traviata e dei suoi schizzi e abbozzi autografi – a cura di Fabrizio Della Seta, idealmente presente con un suo saggio nel bel programma di sala – hanno contribuito ad affinare il gusto esecutivo, o forse a far piazza pulita di protagonismi e vezzi canori è stata la serietà di approccio degli interpreti, tutti più che bravi: Svetla Vassileva (Violetta) perché ha retto la parte di "una donna di prima forza" (pur con una pronuncia non sempre impeccabile) mantenendo una leggerezza di emissione quasi cameristica – e Traviata, come Aida, è una tragedia intima, 'da camera'– Massimo Giordano (Alfredo) per la sua raffinatezza vocale dapprima un poco timida (specie nel registro grave) poi più sicura e spigliata, ma sempre morbida e contenuta; infine il davvero notevole Carmelo Caruso, un Germont cupo e algido dal cui modo di cantare traspariva il nucleo emotivo del personaggio: la sclerotizzazione del sentimento ad opera delle convenzioni sociali.

Vigorosa la direzione di Julian Kovatchev che nella generosità del suo gesto ha saputo infondere continua energia alla ben preparata orchestra della Fondazione Toscanini (ottima nei fiati), energia che a tratti tracimava investendo le voci (ma non nel grandioso concertato che chiude il II atto). Un'ultima considerazione: al tempo di Verdi lo shock di Traviata era conseguenza della cornice immersa nella contemporaneità (prossimità ambientale tra finzione e realtà), oggi lo è della consonanza tra i nostri ritmi di vita e il nervosismo del canto della protagonista (prossimità psicologica), inquieto, teso e tagliente. Per quanto 'tradizionale' possa essere la veste con cui si presenta questo monumento della storia del melodramma, la sua intrinseca 'modernità' (modernità drammaturgica in primis) non può che riemergere con puntualità.
La Traviata
Cast & credits
| Titolo
La Traviata |
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| Sotto titolo
melodramma in tre atti |
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| Data rappresentazione
7/11/2004 |
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| Città rappresentazione
Bari |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Piccinni |
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| Libretto
Francesco Maria Piave |
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| Autori testo d'origine
Alexandre Dumas figlio, "La dame aux camelias" |
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| Regia
Franco Zeffirelli |
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| Interpreti
Sveta Vassileva (Violetta Valery) Eteri Lamoris (Violetta Valery) Tiziana Carraio (Flora) Paola Leveroni (Annina) Massimo Giordano (Alfredo Germont) Claudio Barbieri (Alfredo Germont) Carmelo Caruso (Giorgio Germont) Pietro Terranova (Giorgio Germont) Antonio Feltracco (Gastone) Davide Pelissero (Barone Douphol) Andrea Snarsky (Marchese D'Obigny) Gastone Sarti (Dottor Grenvil) Dario Magnabosco (Giuseppe) Franco Montorsi (un domestico di Flora) Lucio Mauti (un commissario) |
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| Produzione
Franco Zeffirelli ripresa da Marco Gandini |
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| Scenografia
Scenotecnica Più |
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| Costumi
Alberto Spiazzi |
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| Coreografia
El Camborio; Lucia Real |
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| Corpo di ballo
Lucia Real (prima ballerina); Juan Carlos Baratas (primo ballerino) |
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| Luci
Fiammetta Baldisseri |
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| Musiche
Giuseppe Verdi |
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| Orchestra
Fondazione Arturo Toscanini |
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| Direzione d'orchestra
Julian Kovatchev |
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| Coro
Fondazione Arturo Toscanini |
Trama
ATTO I: in casa di Violetta Valéry.
Violetta Valery (soprano), famosa e bella donna mondana, amante del barone Douphol (baritono), durante fastoso ricevimento confida allamica Flora Bervoix (soprano) langoscia che lopprime a causa della sua salute malferma. Il visconte Gastone di Letorières (tenore), presenta alla padrona di casa il giovane amico Alfredo Germont (tenore) già suo ammiratore. Questi brinda a Violetta invitandola a ballare, la donna però, colta da un improvviso malore, è costretta a fermarsi. Il giovane restandole accanto le rimprovera dolcemente la vita frivola che conduce e le dichiara il suo amore. La giovane donna rimane interdetta, il sentimento da lei ispirato in Alfredo la turba profondamente; decide di regalargli il suo fiore preferito, una camelia, invitandolo a tornare da lei quando sarà appassito. Allalba gli invitati se ne vanno e Violetta, rimasta sola, si rende conto di essere sinceramente innamorata per la prima volta.
ATTO II Scena I: nella villa di campagna di Violetta
Alfredo e Violetta vivono felici insieme in una villa fuori Parigi. Il giovane, tornato dalla caccia, pensa con tenerezza allamore che la donna nutre per lui. Annina la cameriera (soprano) lo informa che la giovane ha dovuto vendere i suoi cavalli ed i suoi gioielli per far fronte alle spese. Per questo motivo Alfredo decide di tornare a Parigi sperando così di porre rimedio alla disastrosa situazione economica. Flora invita Violetta, tramite lettera, ad una festa che si terrà la sera stessa. La giovane, rimasta sola in casa, riceve la visita del padre di Alfredo, Giorgio Germont che laccusa di portare alla rovina economica il figlio. Violetta confuta le accuse mostrando latto di vendita dei suoi averi. Il signor Germont, convinto dellinfondatezza delle sue accuse ma non meno fermo nel proposito di dividere i due giovani, la scongiura di rinunciare al suo amato per permettere allaltra sua figlia di sposarsi: il fidanzamento è in procinto di rompersi a causa del legame scandaloso in cui è implicato il fratello Alfredo. La giovane donna indugia a lungo, poi prende la decisione che crede sia la migliore per il suo innamorato e la sua famiglia, infine promette al preoccupato genitore che dirà ad Alfredo di non amarlo più. Lanziano signore si commuove. Mentre Violetta sta scrivendogli una lettera daddio, torna Alfredo. Non sapendo che lincontro è già avvenuto, le comunica che suo padre vuole farle visita. La donna coglie questo come pretesto per allontanarsi, non senza averlo prima abbracciato calorosamente ed avergli dichiarato tutto il suo amore. Il giovane crede che la donna amata si rechi a fare una breve visita di cortesia ad una conoscente ma legge la lettera daddio di Violetta ed è colto da gelosia. Giorgio Germont, che è nel frattempo sopraggiunto, approfitta della situazione per convincere il figlio a tornare nella casa paterna e lo consola.
ATTO II Scena II: in casa di Flora.
La festa in casa di Flora è al culmine quando appare Violetta accompagnata di nuovo dal barone Douphol. La giovane donna rimane turbata quando si rende conto che tra gli invitati è presente anche Alfredo che, mentre gioca e vince, finge verso di lei la più totale indifferenza. Tra gli altri convitati, anche il barone perde contro di lui, ed Alfredo, lasciando il tavolo da gioco per recarsi a cena, gli offre la rivincita. Preoccupata per la reazione di Douphol che vorrebbe sfidarlo a duello , Violetta supplica il giovane di lasciare la festa, ma lo spasimante di un tempo le controbatte che vorrà andarsene solamente con lei al suo fianco. La giovane rifiuta per adempiere alla promessa fatta al padre di lui, e dichiara di essere lamante del barone e di aver giurato di non rivederlo mai più. A queste parole Alfredo, colto da un irrefrenabile impulso, dinanzi agli altri convitati getta una borsa piena di denaro ai piedi di Violetta trattandola alla stregua di una prostituta. Il violento gesto suscita in tutti indignazione, in particolare in Giorgio Germont, appena giunto alla festa, che lo redarguisce aspramente senza però svelargli la verità. La donna, tornata in sé da un momento di smarrimento, dichiara ancora una volta il suo amore per Alfredo che, ormai pentito della sua ignobile azione, è sfidato a duello dal barone.
ATTO III: nella casa parigina di Violetta.
La giovane donna è gravemente malata di tisi. Il medico confida alla fedele Annina che ormai non le restano che poche ore di vita. Vuole consolarla mentre giù in strada si sentono gli echi dei festosi rumori del carnevale. Violetta ha un pensiero per i poveri e manda Annina a distribuire ad essi cibo e denaro. Sola, legge nuovamente la lettera di Giorgio Germont in cui le comunica di aver messo al corrente il figlio di tutta la verità e dellarrivo di Alfredo deciso a chiederle perdono. Lei ha un solo timore, di non vivere fino al suo arrivo, ma risulta un fantasma creato dalla paura di non rivederlo più e che il desiderio di parlargli non venga esaudito; infatti di lì a poco giunge Alfredo. I due si abbracciano teneramente ricordando i giorni felici e sognando un futuro radioso insieme: Violetta vuole continuare a vivere e ad amare. Purtroppo la giovane è colta da un malore e rimprovera dolcemente Giorgio Germont, che nel frattempo è arrivato, di essere quasi in ritardo. Augura ad Alfredo un futuro felice con una bella sposa e gli dona un medaglione con il proprio ritratto affinché non la dimentichi. Ormai esausta, si spegne tra le braccia dellunico grande amore della sua vita.
Violetta Valery (soprano), famosa e bella donna mondana, amante del barone Douphol (baritono), durante fastoso ricevimento confida allamica Flora Bervoix (soprano) langoscia che lopprime a causa della sua salute malferma. Il visconte Gastone di Letorières (tenore), presenta alla padrona di casa il giovane amico Alfredo Germont (tenore) già suo ammiratore. Questi brinda a Violetta invitandola a ballare, la donna però, colta da un improvviso malore, è costretta a fermarsi. Il giovane restandole accanto le rimprovera dolcemente la vita frivola che conduce e le dichiara il suo amore. La giovane donna rimane interdetta, il sentimento da lei ispirato in Alfredo la turba profondamente; decide di regalargli il suo fiore preferito, una camelia, invitandolo a tornare da lei quando sarà appassito. Allalba gli invitati se ne vanno e Violetta, rimasta sola, si rende conto di essere sinceramente innamorata per la prima volta.
ATTO II Scena I: nella villa di campagna di Violetta
Alfredo e Violetta vivono felici insieme in una villa fuori Parigi. Il giovane, tornato dalla caccia, pensa con tenerezza allamore che la donna nutre per lui. Annina la cameriera (soprano) lo informa che la giovane ha dovuto vendere i suoi cavalli ed i suoi gioielli per far fronte alle spese. Per questo motivo Alfredo decide di tornare a Parigi sperando così di porre rimedio alla disastrosa situazione economica. Flora invita Violetta, tramite lettera, ad una festa che si terrà la sera stessa. La giovane, rimasta sola in casa, riceve la visita del padre di Alfredo, Giorgio Germont che laccusa di portare alla rovina economica il figlio. Violetta confuta le accuse mostrando latto di vendita dei suoi averi. Il signor Germont, convinto dellinfondatezza delle sue accuse ma non meno fermo nel proposito di dividere i due giovani, la scongiura di rinunciare al suo amato per permettere allaltra sua figlia di sposarsi: il fidanzamento è in procinto di rompersi a causa del legame scandaloso in cui è implicato il fratello Alfredo. La giovane donna indugia a lungo, poi prende la decisione che crede sia la migliore per il suo innamorato e la sua famiglia, infine promette al preoccupato genitore che dirà ad Alfredo di non amarlo più. Lanziano signore si commuove. Mentre Violetta sta scrivendogli una lettera daddio, torna Alfredo. Non sapendo che lincontro è già avvenuto, le comunica che suo padre vuole farle visita. La donna coglie questo come pretesto per allontanarsi, non senza averlo prima abbracciato calorosamente ed avergli dichiarato tutto il suo amore. Il giovane crede che la donna amata si rechi a fare una breve visita di cortesia ad una conoscente ma legge la lettera daddio di Violetta ed è colto da gelosia. Giorgio Germont, che è nel frattempo sopraggiunto, approfitta della situazione per convincere il figlio a tornare nella casa paterna e lo consola.
ATTO II Scena II: in casa di Flora.
La festa in casa di Flora è al culmine quando appare Violetta accompagnata di nuovo dal barone Douphol. La giovane donna rimane turbata quando si rende conto che tra gli invitati è presente anche Alfredo che, mentre gioca e vince, finge verso di lei la più totale indifferenza. Tra gli altri convitati, anche il barone perde contro di lui, ed Alfredo, lasciando il tavolo da gioco per recarsi a cena, gli offre la rivincita. Preoccupata per la reazione di Douphol che vorrebbe sfidarlo a duello , Violetta supplica il giovane di lasciare la festa, ma lo spasimante di un tempo le controbatte che vorrà andarsene solamente con lei al suo fianco. La giovane rifiuta per adempiere alla promessa fatta al padre di lui, e dichiara di essere lamante del barone e di aver giurato di non rivederlo mai più. A queste parole Alfredo, colto da un irrefrenabile impulso, dinanzi agli altri convitati getta una borsa piena di denaro ai piedi di Violetta trattandola alla stregua di una prostituta. Il violento gesto suscita in tutti indignazione, in particolare in Giorgio Germont, appena giunto alla festa, che lo redarguisce aspramente senza però svelargli la verità. La donna, tornata in sé da un momento di smarrimento, dichiara ancora una volta il suo amore per Alfredo che, ormai pentito della sua ignobile azione, è sfidato a duello dal barone.
ATTO III: nella casa parigina di Violetta.
La giovane donna è gravemente malata di tisi. Il medico confida alla fedele Annina che ormai non le restano che poche ore di vita. Vuole consolarla mentre giù in strada si sentono gli echi dei festosi rumori del carnevale. Violetta ha un pensiero per i poveri e manda Annina a distribuire ad essi cibo e denaro. Sola, legge nuovamente la lettera di Giorgio Germont in cui le comunica di aver messo al corrente il figlio di tutta la verità e dellarrivo di Alfredo deciso a chiederle perdono. Lei ha un solo timore, di non vivere fino al suo arrivo, ma risulta un fantasma creato dalla paura di non rivederlo più e che il desiderio di parlargli non venga esaudito; infatti di lì a poco giunge Alfredo. I due si abbracciano teneramente ricordando i giorni felici e sognando un futuro radioso insieme: Violetta vuole continuare a vivere e ad amare. Purtroppo la giovane è colta da un malore e rimprovera dolcemente Giorgio Germont, che nel frattempo è arrivato, di essere quasi in ritardo. Augura ad Alfredo un futuro felice con una bella sposa e gli dona un medaglione con il proprio ritratto affinché non la dimentichi. Ormai esausta, si spegne tra le braccia dellunico grande amore della sua vita.