Sono passi memoriali quelli che attraversano il tempo della danza nelle pagine del catalogo
Passi di memoria. Tra scena e istituzione: la Danza a Firenze tra Ottocento e Novecento, edito da Angelo Pontecorboli Editore e annesso all’omonima mostra, inaugurata l’11 giugno 2026 presso la Biblioteca Marucelliana di Firenze e visibile fino all’11 settembre. Un catalogo e una mostra curati da
Maria Alberti,
Silvia Castelli,
Laura Manzoni,
Caterina Pagnini, in collaborazione con
Maria Beatrice Sanfilippo, che nascono con il preciso intento di restituire un’immagine viva della danza fiorentina a cavallo tra due secoli e di una città che si rivela - precisano Silvia Castelli e Caterina Pagnini ne
Le ragioni di una mostra - un «crocevia di esperienze coreutiche, pedagogiche e performative». Nelle pagine del catalogo parlare di danza equivale a scrivere di qualcosa di vitale e quello che emerge dalla lettura dei dieci saggi, corredati di puntuali immagini, è come la memoria sia un archivio vivente e i passi la pulsante chiave d’accesso. Non è un caso che nel contributo
Le alterne fortune della danza di
Barbara Gronchi i ricordi prendano vita parlando di figure leggendarie che lei ha conosciuto in virtù dei suoi legami con gli zii
Carla Fracci e
Beppe Menegatti.
Il catalogo entra nel vivo con Gaetano Gioia «maestro e compositore di balli» al Teatro della Pergola (1811-1821) di Gabriella Gori che mette a fuoco il ruolo di Gaetano Gioia, compositore di balli e impresario, basandosi sull’analisi e lo studio dei documenti dell’Archivio degli Immobili, conservati presso il Teatro fiorentino. Una “ricercazione” che fa luce sull’attività di Gioia ad oggi studiata soprattutto in relazione ai suoi legami con il Teatro dell’Opera di Vienna, il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro San Carlo di Napoli. Lo studio permette di delineare il profilo di un autore e di un impresario di notevole importanza nella storia del ballo teatrale italiano, ma forse un po’ “schiacciato” dalla fama del coevo Salvatore Viganò. Con Il panorama coreutico nel secondo Ottocento a Firenze. La scuola di ballo del Teatro della Pergola (1864) di Carlotta Repetto, il Teatro degli Immobili torna protagonista con la fondazione della Scuola di Ballo, avvenuta nel 1864 e annessa al Teatro. Repetto, dottoranda in Storia delle Arti e dello Spettacolo presso l’Università di Firenze, ricostruisce il panorama coreutico di Firenze in base a «tre direttrici principali» che tengono conto del contesto storico-sociale e del ruolo dei teatri; della genealogia tecnico-pedagogica che da Salvatore Viganò e Carlo Blasis porta a Giovanni Lepri ed Enrico Cecchetti, senza dimenticare il ruolo di Amalia Brugnoli; delle forme delle spettacolo danzato e del suo progressivo sedimentarsi negli archivi cittadini.
Si arriva così all’inizio del XX secolo con La danza a Firenze nel primo Novecento tra eredità classica e movimenti d’avanguardia di Caterina Pagnini e Silvia Castelli che firmano due distinti paragrafi. Pagnini in Firenze crocevia di rinnovamento: Duncan, Craig, Duse si concentra sulla presenza di Isadora Duncan e sull’incontro con Eleonora Duse. Un «dialogo» facilitato non solo dall’interesse di entrambe per il teatro dannunziano ma soprattutto dal pensiero e dall’opera del regista, teorico e scenografo Edward Gordon Craig, all’epoca compagno di Isadora e dimorante a Firenze. Un incontro animico che la città di Firenze favorì e fece in modo - conclude Pagnini - che «la convergenza fra le due artiste» trovasse «il punto di emersione e di irradiazione» e delineasse alcune delle direttrici indispensabili al rinnovamento teatrale e coreutico in atto. Silvia Castelli in Intersezioni culturali e pratiche coreutiche a Firenze tra primo Novecento e anni Trenta si focalizza sulle scuole di danza cominciando da quella di Agnes Flint. Si arriva così all’istituzione nel 1940 della Scuola di Ballo del Teatro Comunale, affidata alla giovane allieva di Jia Ruskaja, Avia De Luca. Un’offerta formativa di cui è testimonianza il carteggio della ballerina Bianca Gallizia, impegnata con Attala Salvetti, madre della futura Prima ballerina del Comunale, coreografa e insegnante fiorentina Laura Salvetti, che chiede a Gallizia consigli su dove mandare a studiare la piccola Laura. Bianca, che nutriva perplessità sulla gestione di Avia De Luca, indicò in alternativa la scuola di Kyra Nijinsky, figlia del leggendario Vaslav, che aveva aperto a Firenze una scuola dal 1940 al 1946. A corredo degli interventi di Pagnini e Castelli è di notevole interesse l’Appendice Documentaria con il nutrito epistolario delle artiste citate.
Su Elisabeth La Roche e i suoi rapporti con Agnes Flint si basa il saggio di Laura Manzoni Tra gesto e disciplina: la figura di Elisabeth La Roche nella cultura fiorentina, che apre un nuovo capitolo su una certa Mademoiselle, identificata con Elisabeth La Roche, ballerina, coreografa e pittrice svizzera attiva a Firenze come maestra di danza. La Roche morì nel 1965 lasciando in eredità un bagaglio formativo, didattico e artistico ancora tutto da esplorare e meritevole di essere studiato come suggerisce Manzoni. A Elisabeth La Roche si lega Miss Flint a Firenze e il consiglio di Eleonora Duse di Maria Pia Pagani che parte dal cippo funerario creato dallo scultore Antonio Marini che, al Cimitero delle Porte Sante di San Miniato al Monte, eterna l’artista e l’amore delle sue allieve. Su Angiola Sartorio, allieva di Laban, danzatrice nella compagnia di Kurt Jooss e insegnante, ricco ed esaustivo è il saggio di Patrizia Veroli Angiola Sartorio. Una pioniera della danza moderna in Italia. Veroli dedica spazio alle coreografie allestite da Sartorio al Comunale di Firenze e racconta le vicissitudini di Angiola e i difficili rapporti con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, a cui non erano estranei il clima antisemita del regime e il rifiuto di Angiola di iscriversi al Partito Fascista, lei di madre ebreo-tedesca. Piano pano, nonostante alcuni spettacoli curati da lei e la presenza di Ruskaia, la parabola di Sartorio a Firenze terminò e l’artista si trasferì negli Stati Uniti dove entrò in contatto con la danza moderna americana e contribuì a far conoscere in America la danza moderna labaniana.
Il Festival del Maggio Musicale Fiorentino torna in primo piano in La danza nella prime edizioni del Maggio Musicale Fiorentino (1933-1940) di Maria Alberti che affronta la questione del Corpo di Ballo per arrivare a parlare del determinante arrivo a Firenze del coreografo Aurel M. Milloss e della necessità di istituire una scuola inserita nel più ampio progetto formativo di un Centro di Avviamento al Teatro Lirico. Maria Dina Tozzi in Trudy Goth e il sogno di Firenze capitale della danza (1933-1950) si sofferma su una personalità poco nota della danza moderna in Italia, quella di Trudy Goth, che coltivò il sogno di fare di Firenze la capitale della danza moderna tra la metà degli anni Trenta e il primo dopoguerra nel segno di Laban. La studiosa ripercorre la biografia della danzatrice e coreografa tedesca, di origini ebraiche, che arrivò a Firenze a dieci anni nel tardo 1923. Purtroppo, tra alterne vicende il progetto sfumò e il sogno di Trudy di Firenze capitale della danza italiana, si avvererà in parte solo nel 1967 con la creazione del Corpo di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino.
Nicoletta Manetti, in Un’allieva promettente: Laura Salvetti (1929-2019) ripercorre le tappe importanti della biografia di Laura Salvetti a cominciare dallo studio con Angiola Sartorio e proseguire con la frequentazione del Teatro della Fiaba, in cui incontrò grandi attori come Sergio Tofano, Emma Gramatica, Salvo Randone, e con le esibizioni esibendosi alla Pergola in vari spettacoli. Salvetti studiò con Sartorio fino al 1939, anno in cui Angiola fuggì in America, e grazie alla madre Attala, prendeva lezioni private da Bianca Gallizia, Prima ballerina della Scala, quando veniva a Firenze al Teatro Comunale un paio di volte all’anno. Nel 1940 Laura entrò nella Scuola di Ballo del Comunale diretta da Avia De Luca e partecipò ad una serie di allestimenti e nel 1944 con la distruzione del Comunale e la scuola chiusa, la madre, come precedentemente segnalato, la mandò a studiare da Kyra Nijinsky che la volle nel ruolo della jeune fille nel Le Spectre de la rose.
E proprio
Ilaria Tinacci chiude il catalogo con
Il profumo del palcoscenico del Teatro della Pergola, un sentito ricordo di quando la madre la portava alla Pergola per gli spettacoli della scuola. «Grazie mamma, sento ancora il tuo inconfondibile tono di voce, brillante, deciso, ma dolce al tempo stesso e sento il tuo profumo, Grazie ancora per quello che mi hai trasmesso, il valore della vita, dei sentimenti e quindi dell’arte della danza. Tua Ilaria.». A corredo del volume troviamo l’appendice con le
Opere in mostra curate da Laura Manzoni.
La redazione