Anca Visdei
Jean Anouilh cet illustre inconnu


Paris, Classiques Garnier, 2025, 400 pp., euro 29,00
ISBN 978-2-406-19792-8

Data di pubblicazione su web 15/04/2026

La copertina

L’“illustre sconosciuto”, al quale questo volume è dedicato, partecipa della condizione fluttuante tra passione e oblio che accompagna i grandi scrittori. In Italia, il più vivo apprezzamento di Jean Anouilh (1910-1987), suscitato dalle prime pièces messe in scena negli anni della Guerra e seguenti, si è progressivamente attutito. Le sue opere drammatiche, raccolte e presentate in categorie connotative – noires, roses, grinçantes, farseuses, brillantes, baroques – soffrono d’essere spesso confuse, nel repertorio boulevardier proliferante e invasivo degli anni Trenta del Novecento. Traduzioni se ne ebbero molte, tempestive e autorevoli, pubblicate in riviste (1940-1960) e in volumi (Milano, 1949 e 1961, 1966). Due monografie hanno segnato la ventura critica del drammaturgo: Jean Anouilh. Il gioco come ambizione formale (Firenze 1977) di Rosalba Gasparro e Il tragico quotidiano. Mito e teatro a Parigi fra le due guerre di Eva Marinai (Corazzano 2023).   

Lo studioso e giornalista Anca Visdei, biografo affermato, grazie all’amicizia con l’autore, sfrutta molte interviste, anche con famigliari e prossimi dell’autore, per ricostruire in dettaglio e senso compiuto episodi e reazioni corrispondenti alla sua opera, protesa su più di mezzo secolo di storia della scena. Fedele al tragitto esistenziale dello scrittore, colto in momenti significativi, sceglie un double regard d’indagine: «Il est devenu un inconnu célèbre, la Greta Garbo du théâtre. [...]. J’avais envie de retracer les principaux moments de sa vie et de son abondante carrière. Dans une évocation qui se veut objective. [...] L’ayant rencontré j’avais envie de livrer un évocation que l’on pourra peut-être considérer comme subjective. Parce que relevant du vécu» (p. 9). Subito evidenziati, i tratti originali dell’inclinazione al disegno e dell’abilità linguistica sintetica, espliciti nel lavoro da pubblicitario. Per la campagna del marchio Purrin, così formula un suo messaggio: «Tissu PURLIN garanti pur lin» (p. 40). Indi, quale segretario di Louis Jouvet, mostra per l’artista un’ammirazione che si fonde con il desiderio di essere letto e ascoltato in quanto autore.

Se l’urgenza di scrivere per il teatro è avvertita dall’inizio, il giovane drammaturgo trae temi e strutture stimolanti da esperienze incrociate con personalità disparate. Moventi intimi lo guidano a gusti ed esiti interiorizzati, che vanno costituendo idealmente e formalmente un’opera, tra fervore immaginario e dominio sui mezzi del mestiere. L’abilità dell’artigiano fa a gara con le necessità più profonde, a lungo vagliate con impegno e pazienza, fino al sacrificio che il gioco scenico ripaga. Caratteri psicosomatici, doti innate e facoltà acquisite, si confrontano felicemente in tante varietà testuali – siano capolavori rappresentati nel mondo o esempi, più modesti ma chiari, della verve e della duttilità di quella scrittura per la scena.  

All’apprendistato, seguono esordi relativamente privilegiati, presso teatri diretti dai maestri del Cartel des Quatre. Frattanto, la rappresentazione di L’Hermine al Théâtre de l’Œuvre nel 1932 (regia di Paulette Pax) annuncia la novità “poetica” di Anouilh, poi applicata all’attualizzazione dei miti classici, se non riformatrice, provocatoria. S’affermano d’allora (in calchi da Molière e Marivaux e persino da Pirandello) vicende fantasiose, fra inconscio personale e modelli forniti da parentele reali e ascendenze sognate, di nobili decaduti, imprenditori in ascesa, artisti in crisi. Personaggi spinti dal bisogno di riconoscimento e di riscatto gestiti, a dire di Gasparro, da tecnica sofisticata, “fra realtà e fantasia”. Vengono così i successi di Le Voyageur sans bagage (1937) e di La sauvage (1938), con il concorso registico di Georges Pitoëff. Rilevando le carenze dell’autore, la sua ansia di risarcimento, Visdei ricompone le occasioni concretate in palcoscenico per avvalorare le ragioni della carriera. Amicizie: intensa, con Pierre Fresnay. Amori: indimenticabile, con Monelle (Thérèse Denorme). Sentimenti dalle profonde influenze sulla scrittura e sulle scelte estetiche. La prima donna, sua amante, attrice e musa, ribattezzata Monelle Valentin: «Un bel ange insaisissable et torturé […]. Tour à tour euphorique et dépressive. Un visage d’archange botticellien» (p. 73).   

In tempo di guerra, il drammaturgo si distingue per Léocadia (1940) ed Euridyce (1941) che prelude mitologicamente alla figura maggiore di Antigone. Anouilh non poté assistere alla versione di Cocteau del 1922 (regia di Charles Dullin) che André Barsacq avrebbe vissuta come spunto alla propria vocazione. L’elaborazione di Antigone, dal 1942 al 1944, gode della testimonianza di Barsacq sulla prudenza dell’autore di fronte alla censura dell’occupante. Visdei tratta l’evento più come causa di polemica che come esempio di drammaturgia, trascurando la mozione estetica per chiarire le svolte esistenziali. Della pièce famosa sottolinea, per la vicinanza delle due “creazioni” (febbraio e settembre), la variabilità significativa di risultati e d’accoglienza, nelle differenti condizioni di svolgimento e di fruizione pubblica (poi l’analisi di Marinai, ai molteplici motivi della querelle e all’effetto ricettivo, accosterà puntuali rilievi sulla messa in scena).

Nel moltiplicarsi di collaborazioni e allargamento di interessi, Anouilh è sceneggiatore per il cinema, “impresario” e regista. Le interferenze coinvolgono nelle interpretazioni attori come Maria Casarès (in Roméo et Jeannette, 1946) e Jean Vilar. Il testo Colombe diventa libretto d’opéra (1961) per la musica di J.-M. Damase. Jeanne D’Arc, impersonata in L’Alouette (1953), mostra l’esigenza d’una purezza inarrivabile, capace di segnare altri personaggi d’improbabile realtà, di immaginaria natura. In Italia, sonori applausi accolgono Becket e il suo re (Becket, ou l’honneur de Dieu, 1959) con Massimo Girotti e Gino Cervi. Ancora tanti gesti, rivelatori della personalità curiosa e creativa, sensibile alle ingiustizie del suo ambiente. Prova ne sia l’amore per Roger Vitrac e la valutazione delle sue commedie, nel tentativo di riportarle in scena o farle pubblicare dal suo editore italiano.   

«Vitrac était un enfant claironnant avec candeur des vérités que les adultes refusent» (p. 293). Affinità in opposizione irriducibile? Come nella tensione simpatica con Fresnay, al quale confidava: «Seulement vous avez à faire à un enfant qui espère rester un enfant jusqu’à 90 ans» (p. 78). Più che miraggio, parrebbe un compromesso tra sforzo d’affermazione e saggezza d’accettazione del destino, già benigno e generoso dalla scoperta precoce della vocazione.   

          

di Gianni Poli

Jean Anouilh cet illustre inconnu

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AVANT-PROPOS 
Double regard 

Première Partie 
LE TEMPS DES PÈRES. 1910-1937 
Au commencement. 19127-1928, anées... dramatiques. Paternités, spirituelles et autres. Attila et le secrétaire. La vraie aventure commence! 
Deuxième Partie 
LE TEMPS DES FRÈRES... D’ARMES. 1938 - PRINTEMPS 1953
André Barsacq. La Duchesse, c’est... Anouilh! Et la guerre arriva... Laudenbach et la Table Ronde. Brasillach. Monelle. Les pièces de la quarantaine. Léocadia. Le rendes-vous de Senlis. Eurydice, Antigone. Roméo et Jeannette.

Troisième Partie 
LE TEMPS POUR SOI. ÉTÉ 1953-1987  
Travail sur tous les fronts. Anouilh adaptateur. L’Alouette. Ornifle. Fresques historiques. L’Hurluberlu. Anouilh misanthrope? La Petite Molière. Becket ou l’Honneur de Dieu. Le Songe du critique. Nicole. Anouilh metteur en scène. Anouilh peintre. L’Orchestre. Un auteur universel. Anouilh et la SACD. Anouilh papa. Ne réveillez-pas Madame. Un auteur dont la vie est le théâtre ou un écran de cinéma. La Culotte. La vive voix et l’épistolaire. Mes souvenirs de Jean Anouilh. Épitaphe.

Remerciements
Bibliographie sommaire 
Index des noms 
Table des matières