Jean Louvet
Théâtre 6. Textes réunis et présentés par Vincent Radermecker
Bruxelles, A M L Éditions, 2024, 304 pp., euro 28,00
ISBN 978-2-87168-103-8
Data di pubblicazione su web 21/11/2025
Del drammaturgo Jean Louvet (1934-2015), che per la qualità e l’intensità della sua opera ha molto influito sulla cultura del Belgio francofono nel secondo Novecento, si è conclusa la pubblicazione del Teatro completo, sei volumi contenenti le pièces scritte e rappresentate dal 1962 alla sua morte. Con un saluto amichevole e commosso Marc Quaghebeur traccia un ritratto dell’autore: «Rares, très rares même en Belgique francophone, les écrivains qui assument, dans les divers sens du terme, la prégnance de l’Histoire dans leur itinérarire comme dans leurs textes» (p. 5). Sono quattro le pièces presentate, seguite dal ciclo di conferenze tenute all’Università di Louvain-la-Neuve nel 1990.
Quale suo traduttore italiano, ho potuto godere dell’amicizia, della generosa riconoscenza dell’autore e ne ho testimoniato, scrivendo di alcuni suoi lavori (in «Drammaturgia», qui e qui). Nella sua Opera impressiona la dedizione totale e costante nel definire l’identità nazionale complessa della Wallonie, sua regione d’origine. Nato da famiglia operaia, può accedere alla cultura superiore grazie all’incontro con la sensibilità d’una persona abbiente che lo orienta e lo sostiene negli studi. Concentrato sulla condizione dei lavoratori, rivolgeva uno sguardo attento e critico alla situazione mondiale, nel contesto storico e politico del tempo. Saliente, inoltre, la peculiarità della sua scrittura, capace di riunire emozione e analisi, pensiero e poesia, in un linguaggio adatto al confronto etico fra diverse istanze civili, nell’interpretare i rapporti e le sorti delle società future.
Dopo l’esordio con Le train du bon dieu (1962), testo che rappresenta visione e sentimento d’un sindacalismo severo e sincero, la vicinanza alle classi subalterne e la corresponsabilità con lo statuto dell’intellettuale hanno caratterizzato la sua ricerca, espressa in drammi in cui il caso personale inerisce sempre alla collettività. La genesi dei testi è ripercorsa dal curatore con ampie informazioni ed esame delle fonti e dell’ispirazione. Anche le traduzioni sono studiate e vagliate, negli scambi fra autore e traduttore, per la ricostruzione dei quali Vincent Radermecker attinge ai documenti degli Archives et Musée de la Littérature. I saggi introduttivi e le Note assicurano una chiara, coerente intelligenza evolutiva d’ogni pièce e della loro ricezione presso lettori e spettatori.
In apertura, Comme un secret inavoué (2013) propone una traversata del testo nelle laboriose varianti e un’analisi applicata soprattutto alle intenzioni estetiche e alle scelte formali. Torna in mente Ma nuit est plus profonde que la tienne (2003), ove una donna (pianista) e un uomo (il compagno) si interrogano sul sentimento che li lega, testimone l’Accordatore, dalla cui perizia nasce la metafora dell’armonia concernente la coppia. Qui, ancora un uomo e una donna, in una camera d’albergo – soli, per malinconia o disperazione – rivolti alla finestra nel tramonto, si sfiorano le ginocchia, spengono la luce per pudore, mentre «on les entend chuchoter longtemps dans le noir» (p. 64). Une soirée ordinaire (2012) mostra un approfondimento delle fonti storiche e ideologiche, fissate in appunti molto estesi, precedenti la stesura. Il dramma «Nous plonge dans le monde intérieur de trois couples engagés dans la vie active, sensibles aux souffrances d’autrui» (p. 68). Un compleanno offre pretesto di incontro a un gruppo di amici per tornare a discutere di marxismo, a tentarne verifiche ideali e pratiche e sfociare, con qualche empito di solidarietà, in un progetto di ricostruzione. Il finale è esitante, sulla soglia di speranze vaghe: «Nous sommes confrontés à l’appel de l’utopie […]. Que vaut vraiment le rêve de l’utopie? / Qu’-a-ton à y gagner? / À y perdre? […]. Promesses» (p. 116). L’esito dello spettacolo confermava, nella sospensione del giudizio sul soggetto, l’impegno dialettico dei protagonisti e dei loro interpreti.
La «pièce la plus limpide parmi toutes celles qu’a redigées Jean Louvet» (p. 119): così viene definita, La Souffrance d’Alexandre (2014), ascendente addirittura a À bientôt, Monsieur Lang (1972) e passata quasi inosservata dalla critica. L’impegno, tuttavia, è intenso e convinto. Il protagonista affronta (ancora) un’impietosa costatazione sulla propria esistenza, con mezzi e allusioni decisamente teatrali, intonate a commedia. «À travers le personnage d’Alexandre – suggerisce il curatore – c’est sa propre tentative d’être soi qu’interroge Jean Louvet» (p. 120). Problemi funzionali di potere e di linguaggio s’intrecciano sempre nelle strutture di Louvet, condizionato eppur cosciente di quei ruoli. «Regarder, être regardé,/ être ou ne pas être. / Dominant dominé» (p. 155) è dura consapevolezza di personaggio e d’autore. Conclude, Tournée générale (2015), sia nel pensiero generatore, sia nel lavoro di scrittura complessivo. Idee dunque macerate e assimilate, fino a farne battute drammatiche, misurabili in concreto nel laboratorio creativo.
Il luogo scenico è un caffè all’aperto dove personaggi estranei, diventano da isolati prossimi e coinvolti. I sentimenti allora s’animano in movimenti, nell’affermare nella danza d’un gioco scenico fra il nonsense e il grottesco. Filtra un’ulteriore luce dal futuro e Antoine, portavoce dell’autore, ansioso in falsa attesa, osserva: «Quand on est arrivé presque au bout / qu'on s'arrête, qu’on ferme la porte, / regard en arrière, / on dresse le bilan» (p. 203). Dall’utopia al disincanto, transita l’arco dolente di passione e di speranza, spesso delusa, teso attraverso mezzo secolo dall’autore. Alla rappresentazione dell’atto unico, con la regia di Armand Delcampe, ben strutturata, sentita, convincente, non potrà assistere il poeta. Nelle quattro conversazioni di Le fil de l’histoire si riconosce in sintesi, l’essenza già matura e completa della visione che Louvet imprime alla sua opera, svelandone i motivi più profondamente autobiografici.
Gianni Poli
Théâtre 6. Textes réunis et présentés par Vincent Radermecker
Indice
Indice
Remerciements, Vincent Radermecker
A bientôt, monsieur Louvet, Marc Quaghebeur
Avant-propos
COMME UN SECRET INAVOUÉ (spectacle: novembre 2013; parution: 2013)
Introduction
Le cadre. La genèse. La pièce (Les portes dans le théâtre de Jean Louvet)
La réception
Comme un secret inavoué
UNE SOIRÉE ORDINAIRE (spectacle: novembre 2013; parution: 2014)
Introduction
Le cadre. La genèse. La pièce
La réception
Une soirée ordinaire
LA SOUFFRANCE D’ALEXANDRE (spectacle: novembre 2014; parution: 2014)
Introduction
Le cadre. La genèse. La pièce
La réception
La Souffrance d’Alexandre
TOURNÉE GÉNÉRALE
(spectacle: novembre 2015; parution: 2015)
Introduction
Le cadre. La genèse. La pièce
La réception
Tournée générale
LE FIL DE L’HISTOIRE (conférences: 1990; parution: 1991)
Introduction. Le Fil de l’histoire. Pour un théâtre d’aujourd’hui
Une voix en quête de mots. Naissance et evolution d’un théâtre politique. Amnésie. Figures de l’intellectuel
REPÈRES BIBLIOGRAPHIQUES
Table des Matières
Illustrations