Marianna Zannoni
«Illustre Signora Duse». Cento voci dall’archivio dell’attrice
Venezia, Marsilio, 2024, 302 pp., euro 28,00
ISBN 978-88-297-2131-3
Data di pubblicazione su web 26/03/2025
«Rivoluzionaria e appassionata». Inizia così, con due aggettivi che definiscono tutta la potenza e la grandezza di Eleonora Duse come donna e come artista, il volume che Marianna Zannoni le dedica a cento anni dalla scomparsa, avvenuta a Pittsburgh il 21 aprile 1924. Si tratta di un’antologia di cento lettere accuratamente costruita selezionando, tra le molte conservate presso l’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, quelle che potessero meglio restituire ciò che la Duse ha rappresentato per la cultura del nostro paese e dell’Europa del primo Novecento. I documenti proposti, per la maggior parte riferibili all’estate 1921 – quindi di poco successivi al rientro dell’attrice in scena –, consentono di ricostruire efficacemente una parte del suo mondo, del suo teatro e della fitta rete di relazioni da lei intessute in quel crocevia di storie e di persone che fu l’Europa del suo tempo.
«Celeberrima primadonna del teatro italiano, ma anche capocomica di straordinaria modernità e raffinato ingegno», la Duse è stata in grado di «imporsi sulla scena mondiale promuovendo un nuovo modello di artista teatrale: consapevole, indipendente e costantemente alla ricerca di nuovi stimoli» (p. 10). Lo raccontano gli amici, i colleghi, gli artisti e gli intellettuali che con lei condivisero momenti di vita e di arte. Ma se la pluralità di voci proposta da Zannoni è indubbiamente una viva testimonianza del fascino e del carisma esercitato dalla Duse sui suoi corrispondenti, esse sono anche una preziosa attestazione dei più vivi fermenti della sensibilità postbellica. Una società segnata dalla tragedia, ma con una profonda voglia di cambiamento e di riscatto.
Ecco allora che, accanto a corrispondenti che indugiano «in lacrime» (Matilde Serao, p. 273) nel descrivere l’emozione provata nel vedere o rivedere «la più sublime figura femminile del nostro tempo» (Ada Negri, p. 202), «tornata a portare sulle scene la Sua arte sublime» (Edoardo Gioja, p. 160) con «il conforto della sua voce benedicente» (Ettore Cozzani, p. 105) che «trasforma le piccole cose esteriori in grandezza di simboli arcani» (Margherita Sarfatti, p. 269), troviamo firme autorevoli dell’antifascismo italiano, come Piero Gobetti e Gaetano Salvemini, di sostenitrici della causa femminile, come Laura Colfey, Giuseppina Le Maire e Amelia Pincherle Rosselli, oppure di Grace Cleveland Porter, pronipote del 22° e 24° presidente degli Stati Uniti d’America e infermiera volontaria durante la Prima Guerra Mondiale.
Proprio la guerra è uno dei temi che attraversa le lettere e che ritorna in varie occasioni. Se, come è stato evidenziato dall’autrice, «molti tra i corrispondenti della Duse si soffermano a riflettere sulla crudeltà del conflitto e sulle dolorose ferite inferte ai giovani soldati, trovando nell’ascolto di Eleonora Duse un balsamo alle proprie sofferenze» (pp. 32-33), una delle cose che più sorprende è scoprire il profondo affetto dell’artista per Luciano Nicastro, un soldato a cui fu legata da sincera amicizia. Dopo il loro primo, casuale incontro, avvenuto a Milano nel luglio 1916 presso una libreria dove Nicastro si era recato con il poeta e compagno d’armi Annunzio Cervi, tra i due nacque un fitto scambio epistolare e un sentimento tale che l’attrice arrivò più volte a chiamare “figlio” il giovane soldato, che a sua volta si rivolgeva a lei come “madre”. «Si tratta di lettere densissime, attraverso le quali è possibile leggere tutta la disperazione, la paura, ma anche la speranza che attraversavano Eleonora Duse [e la società europea] negli anni del conflitto» (p. 34).
Nel selezionare le lettere, Marianna Zannoni non ha trascurato di inserire alcune testimonianze a proposito della ricezione all’estero del teatro di Eleonora Duse e della trionfale tournée negli Stati Uniti del 1923-1924. Lunga è la lista degli artisti internazionali che guarda alla collega con stima e riconoscenza. Se non sorprende la presenza di Isadora Duncan, che nelle proprie memorie ricorda con nostalgia i giorni trascorsi a Firenze con l’amica, le fanno buona compagnia Marthe Brandès, artista della Comédie-Française, Yvonne Printemps e Yvette Gulbert, quest’ultima musa del pittore Henri de Toulouse-Lautrec, e Lucien Guitry, che, nell’ottobre 1920 definì la Duse «la plus grande la plus merveilleuse que j’ai rencontreé!» (p. 173). Mentre sul fronte americano troviamo, tra il numeroso pubblico ansioso di vederla in scena, attori del calibro di Lee Strasberg e Charlie Chaplin, che la incontrò in California e ne tratteggiò un mirabile ritratto sulle pagine del «Los Angeles Times» del 20 febbraio 1924, appellandola la «più grande artista che avesse mai visto».
Quelli evidenziati sono solo alcuni dei possibili percorsi attraverso le lettere. Molti altri ne suggerisce il volume, e molti altri ne troverà il lettore in base alla propria sensibilità.
di Lorena Vallieri
«Illustre Signora Duse». Cento voci dall’archivio dell’attrice