Nancy November
Opera in the Viennese Home from Mozart to Rossini


Cambridge, Cambridge University Press, 2024, 254 pp., euro 105,00
ISBN 978-1-009-40980-3

Data di pubblicazione su web 13/01/2025

La copertina

Negli ultimi anni la musicologia ha posto maggior attenzione al fenomeno delle trascrizioni operistiche ottocentesche. Il volume di Nancy November, docente all’Università di Auckland, ne è la dimostrazione, analizzando come l’opera sia diventata parte integrante della vita viennese anche attraverso la diffusione degli adattamenti. Beethoven definì la fine del Settecento una «fruitful age of musical translations» (p. 12), sottolineando l’importanza culturale ed economica di questa pratica: gli adattamenti trasformavano opere complesse in brani accessibili per ensemble ridotti o per solisti, garantendo introiti sicuri sia ai compositori che agli editori. November, attraverso fonti dell’epoca, esamina il fenomeno viennese tra il 1780 e il 1830, per mostrare come le trascrizioni strumentali fossero una vera e propria traduzione musicale, che portava l’opera dai palcoscenici ai salotti privati.

Il primo capitolo analizza le opere più adattate a Vienna nel periodo preso in esame, evidenziando il successo di quelle italiane. Compositori come Paisiello, Salieri, Cimarosa e Gazzaniga erano tra i più richiesti: la popolarità di queste opere si rifletteva nella varietà degli adattamenti, dai semplici arrangiamenti per canto e pianoforte agli adattamenti per ensemble strumentali, fino alle variazioni. La diffusione delle trascrizioni si allargò durante e post-guerre napoleoniche, a causa dell’isolamento politico e delle restrizioni sociali, dovute alle censure e alle numerose epidemie di colera. Questo fenomeno permetteva alle case editrici di crescere, mentre i compositori meno affermati trovavano negli adattamenti un modo per sostenersi economicamente. I cataloghi musicali dell’epoca (come quello di Traeg, del 1799) confermano l’importanza dell’opera italiana e dei Singspiele nel repertorio strumentale.

I capitoli seguenti si concentrano sui principali fruitori di queste trascrizioni, ossia tutti quei dilettanti che eseguivano le trascrizioni nei salotti privati o durante eventi pubblici a pagamento. Gli organici più comuni includevano quartetti d’archi, duetti per flauti o violini, senza dimenticare gli ensemble di fiati (gli Harmoniemusik). Gli adattamenti per pianoforte solo, sempre più diffusi, riflettevano la crescente partecipazione femminile. Le donne divennero centrali nella diffusione di queste edizioni, in quanto il «female involvement» (p. 46) divenne sempre più importante all’interno dei salotti. I cataloghi dei primi decenni dell’Ottocento di Artaria offrivano alle donne un vasto numero di trascrizioni per pianoforte e voce, oltre agli arrangiamenti a quattro mani, creando opportunità di socializzazione e «a chance to take on a challenging leadership role with repertoire they would not play in any other context» (p. 69). Viene pertanto approfondito il ruolo delle donne nei salotti privati e pubblici viennesi, centri di socializzazione musicale. I salotti di Fanny von Arnstein, Caroline Pichler e di Maria Theresia von Paradis erano spazi informali dove le donne potevano esprimersi liberamente, anche da un punto di vista musicale, ospitando eventi che combinavano musica, teatro e letture poetiche. In questi contesti privati, la musica poteva sfuggire alla censura politica, pur affrontando tematiche di rilevanza sociale.

Il quarto capitolo analizza il contributo dei salotti viennesi nella formazione del canone musicale del primo Ottocento, soffermandosi su figure come Sonnleithner, Schubert, Kiesewetter, che ospitavano nelle proprie case numerosi eventi musicali, a cui partecipavano sia dilettanti che professionisti. Questi spazi privati diventarono centri fondamentali per la diffusione e la canonizzazione di generi musicali, influenzati dal contesto politico e sociale: la censura limitava le opere “politiche”, ma la musica da camera e gli adattamenti operistici trovavano spazio nei salotti, attraverso il ruolo di figure lungimiranti, anche femminili.

Nel quinto capitolo November si concentra sulla popolarità di Rossini nei primi anni Venti dell’Ottocento: la fama del compositore pesarese si diffondeva grazie agli arrangiamenti delle sue opere, ancor prima delle rappresentazioni teatrali. Anche se le opere rossiniane furono accolte in modo contrastante dalla critica, gli editori viennesi si impegnarono nella pubblicazione degli arrangiamenti dei numeri più celebri, rendendo Rossini il compositore più riadattato del suo periodo.

Il sesto capitolo analizza il contributo di Carl Czerny, allievo di Beethoven e maestro di Liszt, prolifico arrangiatore e didatta. Con la crescente diffusione del pianoforte nelle case borghesi, le edizioni a lui dedicate divennero sempre più richieste, dando vita a una produzione di massa orientata alla quantità più che alla qualità. Czerny non si limitava a trascrivere fedelmente le melodie, ma le reinterpretava attraverso variazioni e fantasie, rendendo la musica operistica accessibile a un pubblico più ampio, soprattutto femminile. Il pianoforte, simbolo domestico, permetteva alle donne di sviluppare competenze tecniche e artistiche, talvolta superando i limiti imposti dalla sfera domestica ed esibendosi anche nei palcoscenici pubblici.

In conclusione, il volume di November descrive attraverso l’analisi delle fonti dell’epoca un fenomeno ben riconoscibile, che in realtà travalica i confini viennesi, essendo riscontrabile in tutte le principali città europee. Gli adattamenti entrarono a far parte del repertorio vocale e strumentale della prima metà dell’Ottocento, attraverso la richiesta dei numerosi dilettanti. In questa vasta cerchia, a partire dai primi decenni del diciannovesimo secolo, si osserva come il ruolo delle donne emerga chiaramente, specchio di una strategia di vendita da parte delle case editrici che teneva conto delle richieste del pubblico femminile. La pubblicazione e l’esecuzione di adattamenti, sia vocali che strumentali, contribuirono alla diffusione capillare dell’opera lirica nei salotti della medio-alta borghesia.

di Isabella Rossi

Opera in the Viennese Home from Mozart to Rossini

Indice




Indice

Introduction

 

1 Opera in the ‘Fruitful Age of Musical Translations’

2 Kenner und Liebhaber: Meeting the Domestic Market

3 Female Agency in the Early Nineteenth-Century Viennese Musical Salon

4 Canon Formation, Domestication, and Opera

5 Rossini ‘As the Viennese Liked It’

6 Industry, Agency, and Opera Arrangements in Czerny’s Vienna

 

Bibliography