Making Marvels. Science and Splendor at the Courts of Europe
New Haven and London, Yale University Press, 2019, 308 pp., $ 65,00
ISBN 978-1-58839-677-8
Data di pubblicazione su web 15/07/2020
Nella prima sezione (Setting the Standard: Forging a Culture of Magnificence), Koeppe introduce il concetto di marvel in quanto «wonder; any thing astonishing» (p. 15). L'obiettivo delle corti europee era quello di sbalordire ospiti, sudditi e rivali, in tempo di festa e non solo, con l'accumulo e la produzione di oggetti e ingegni preziosi ad abbellire i già sontuosi palazzi. Il fenomeno è analizzato nella lunga durata: «a transformative era in Europe between the outdated medieval order and the tumult wrought by the French Revolution and the end of the ancien régime» (p. 15).
Nella seconda sezione (The Kunstkammer: a Haven of Splendor & Study), Dirk Syndram passa in rassegna collezionisti e possessori di “gabinetti di curiosità” nell'area imperiale: dall'arciduchessa Margherita d'Austria a Ferdinando I (fratello minore dell'imperatore Carlo V) fino ad Alberto V duca di Baviera. Lo studioso descrive il gabinetto delle curiosità come luogo di autorappresentazione e di conoscenza. Se Paulus Rainer spiega che tra le pagine dei libri ivi conservati si possono trarre informazioni su mondi esotici di recente scoperta, Pamela H. Smith si concentra sui trattati filosofici e sul ruolo della filosofia stessa nelle dinamiche di corte. Conclude la sezione Florian Thaddaus Bayer con un approfondimento sul gabinetto della famiglia Esterhazy e in particolare su quello di Nikolaus Esterhazy, conte palatino del regno di Ungheria.
La terza parte (Princely Education and Entertainment) è dedicata all'educazione e all'intrattenimento principesco. Peter Plassmeyer si occupa degli strumenti scientifici la cui presenza negli studioli dei principi è documentata, oltre che dagli oggetti superstiti, da molti dipinti. Odometri, meridiane, orologi astronomici, sfere armillari, globi, piccoli automi e trattati sulla matematica, sulla meccanica e sulla scienza sono simbolo di conoscenza e quindi di autorità. Alcuni di questi oggetti rivelano la loro preziosità non solo per il meccanismo, la forma o l'utilità ma anche dal punto di vista del materiale: l'avorio, afferma Noam Andrews, fa di tali strumenti degli ibridi in grado di superare i confini della scienza e dell'arte. Ana Matisse Donefer-Hickie si concentra invece sul rapporto tra potere e alchimia, in particolare sul lavoro dell'alchimista e vetraio Johann Kunckel presso la corte di Frederick William elettore di Brandeburgo.Nell'ultima sezione (Technological Marvels in Motion) ancora Koeppe descrive gli ingegni meccanici – orologi e automi – come sintesi tra scienza, arte e spettacolo. La disamina dello studioso sul concetto di “tempo” nella storia, sbrigativa e talvolta anacronistica, fa riferimento agli antichi senza un puntuale riferimento alle fonti e, non avendo la pretesa di una precisa ricostruzione filologica, fornisce spunti estemporanei a carattere multidisciplinare (come la citazione del trattato sull'Anatomia pratica di Paul Barbette, 1659).
di Benedetta Colasanti
Making Marvels. Science and Splendor at the Courts of Europe
Indice
SETTING THE STANDARD: FORGING A CULTURE OF MAGNIFICENCE
Marvels, Wonders, and Their Offspring – Wolfram Koeppe
Entries
THE
KUNSTKAMMER: A HAVEN OF SPLENDOR & STUDY
Amassing Magnificence: The Role of the Kunstkammer in Princely Self-Representation – Dirk Syndram
Courtly Marvels and the New Experimental Philosophy – Pamela H. Smith
Chasing Marvels, Revealing Secrets: The Kunstkammer in the Age of Discovery – Paulus Rainer
A Surviving Curiosity: The Esterhazy Kunstkammer – Florian Thaddaus Bayer
Entries
PRINCELY EDUCATION & ENTERTAINMENT
Scientific Instruments as Courtly Objects – Peter Plassmeyer
The Ivory Turn: Of Solids, Curves, and Nests – Noam Andrews
The Noble Art: Alchemy and Innovation at Court – Ana Matisse Donefer-Hickie
Entries
TECHNOLOGICAL MARVELS IN MOTION
Clocks and Automata: The Art of Technological Development – Wolfram Koeppe
Entries
Notes
Bibliography
Index
Photography Credits