L’orecchio e l’occhio. Lo spettacolo teatrale, arte dell’ascolto e arte dello sguardo

A cura di Mara Fazio, Pierre Frantz

Roma, Artemide, 2019, 318 pp., euro 30,00
ISBN 9788875753320

Data di pubblicazione su web 07/01/2020

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La collettanea è il risultato del convegno internazionale Lo spettacolo teatrale, dall'arte dell'ascolto all'arte dello sguardo che si è svolto a Parigi e a Roma nel 2017; curata da Mara Fazio e Pierre Frantz, raccoglie riflessioni sugli elementi visuali e uditivi e sulla loro interazione nel teatro europeo dal '700 fino all'età contemporanea. 

Da sempre l'udito e lo sguardo “si contendono” il primato sul palcoscenico mediante i rispettivi elementi: musica, parole, suono; costumi, luci, scenografia. Elementi che si collegano ad altre questioni fondamentali affrontate nel volume, in primis il ruolo della scrittura drammaturgica. 

La prima parte è dedicata alla “scena moderna”: François Lecercle analizza la figura del fantasma, che diviene costante nella tragedia europea a partire dal XVI secolo, e le modalità di messa in scena legate a tale personaggio. Se a partire dalla fine del Seicento la tendenza dominante nel teatro francese vede il primato della parola, il fenomeno è destinato ad avere vita breve: la prima metà del secolo successivo introduce una nuova sensibilità, che mette al centro l'idea di natura e allarga il pubblico teatrale anche alla borghesia. Da qui una maggiore attenzione al visibile e alla dimensione spettacolare. Lo evidenzia il contribuito di Maxime Margollé, che tratta il tema del soprannaturale nell'opéra comique, il genere operistico che si stava diffondendo in Francia in quel periodo. 

A Andrea Fabiano è affidata una riflessione sulla drammaturgia di Diderot, mentre Thibaut Julian racconta come, con accorgimenti visivi e uditivi, nel teatro di prosa di fine Settecento e inizio Ottocento fossero diffuse le rappresentazioni di fatti storici e patriottici della Rivoluzione Francese. Anche i sordi, i muti e i sordomuti (reali o simulanti) erano numerosi nel genere comico francese settecentesco: basti pensare che la sordità, con relativa caratterizzazione gestuale, era attributo costitutivo dell'Arcivescovo della Comédie Italienne, come osserva Vincenzo De Santis.

Nel XIX secolo la situazione conosce un ulteriore sviluppo: in Francia il melodramma di inizio secolo, identificato spesso come “à grand spectacle” e quindi inserito nella categoria degli spettacoli da vedere, si distingueva anche per gli elementi sonori, secondo quanto ricostruito da Roxane Martin. In Inghilterra, nel frattempo, si diffondevano le stampe delle opere shakespeariane in edizioni illustrate destinate ad allargare il pubblico da quello borghese a quello popolare; Sandra Pietrini ne analizza l'iconografia.

La scena contemporanea europea, protagonista del secondo capitolo, è testimone di un capovolgimento del punto di vista, come spiega nel saggio introduttivo Lorenzo Mango: anche se il teatro non è più riducibile all'arte della visione, la scena acquisisce una sostanziale priorità rispetto al testo. In questo nuovo approccio la parola e l'immagine sono solo alcuni elementi del linguaggio teatrale. Sulla stessa linea Frantz attenua l'opposizione tra parola e azione, tra testo e immagine ricorrendo al concetto di performance intesa quale sintesi di molteplici linguaggi. Il dialogo tra le arti è serrato, come spiega Antonio Rostagno, individuando nella gestualità dei direttori d'orchestra alcuni principi dell'attorialità e della coreutica. L'ibridazione è reciproca: Béatrice Picon-Vallin, portandoci nel cuore dell'avanguardia russa di inizio secolo, sottolinea come per Mejechol'd la musica fosse principio organizzatore dell'azione scenica, nonché nucleo essenziale della sua collaborazione con Prokofiev. Marielle Silhouette analizza le modalità di percezione dello spettacolo attraverso le riflessioni di Max Reinhardt che mettono al centro della ricerca lo spettatore.

La sezione novecentesca termina con i contributi dedicati alla seconda parte del secolo scorso. Marta Marchetti apre una parentesi italiana sul cosiddetto “Nuovo Teatro” e, in particolare, sul primo periodo (1960-1973) in cui la supremazia dell'immagine coincide con una posizione critica antagonista rispetto al “teatro del testo” (è del 1973 la definizione “Teatro-Immagine”). Sonia Bellavia dedica il suo approfondimento al regista romano Mario Ricci (1932-2010), considerato uno dei capostipiti del teatro d'avanguardia italiano degli anni '60. La sezione prosegue con contributi relativi alla scena europea: mentre Elisabeth Angel-Perez individua nella regia inglese contemporanea una tendenza al ritorno della parola come pulsione per la creazione di immagini per lo spettatore, Elena Galtsova segnala come, in controtendenza nel teatro russo, si assista a una forte invasione del “visuale”. Non manca un'apertura verso la regia operistica dei giorni nostri (a cura di Emanuele Scenici). 

In chiusura, Christian Biet riflette a consuntivo sul rapporto tra visibile e udibile sulla scena contemporanea, guardando in particolare al lavoro del regista francese recentemente scomparso Claude Régy, tra i più grandi innovatori dell'estetica teatrale di tutti i tempi.


di Antonia Liberto

L’orecchio e l’occhio. Lo spettacolo teatrale, arte dell’ascolto e arte dello sguardo

Indice




Indice


Mara Fazio, Pierre Frantz 
Introduzione 

I. LA SCENA MODERNA / LA SCÈNE MODERNE 
a cura di Vincenzo De Santis 

François Lecercle, Voir et/ou entendre le fantôme 

Maxime Margollé, Le surnaturel à l’opéra-comique à la fin du XVIIIe. Les exemples de “Zémire et Azor” et “Léon, ou le Château de Monténéro” 

Andrea Fabiano, Diderot e la drammaturgia dell’opera: appunti su uno spettatore in ascolto 

Thibaut Julian, La Révolution en clair-obscur. Ombres et silences de l’his- toire dans “L’Abbé de l’Épée” (1799) et “Les Templiers” (1805) 

Vincenzo De Santis, Un paradosso del visibile? Il personaggio sordomuto nel teatro francese del Settecento

Roxane Martin, La dramaturgie sonore du mélodrame, ou le spectacle de l’audible 

Sandra Pietrini, Dalla parola all’immagine: temi e personaggi shakespeariani nell’iconografia dell’Ottocento


II. LA SCENA CONTEMPORANEA / LA SCÈNE CONTEMPORAINE
a cura di Sonia Bellavia e Marta Marchetti 

IL PRIMO NOVECENTO / LE DÉBUT DU XXE SIÈCLE 
a cura di Sonia Bellavia 

Lorenzo Mango, Il teatro come arte visuale. Un problema di identità linguistica nell’epoca della modernità

Pierre Frantz, Imposer la performance 

Antonio Rostagno, Gesto ed espressione del direttore d’orchestra. Attori e direttori dall’origine della direzione moderna al Novecento 

Béatrice Picon-Vallin, L’audible dans les mises en scène de Vsevolod Meyerhold 

Marielle Silhouette, Un «théâtre pour les sourds», un «théâtre pour les aveugles»? Les mises en scène de Max Reinhardt et les modalités nouvelles de la perception spectaculaire

IL SECONDO NOVECENTO E L’INIZIO DEL VENTUNESIMO SECOLO / LA FIN XXE ET LE DÉBUT DU XXIE SIÈCLE
a cura di Marta Marchetti 

Marta Marchetti, Romanzo e Nuovo Teatro italiano (1960-1973) 

Sonia Bellavia, Mario Ricci. L’attore-oggetto 

Elisabeth Angel-Perez, «In-Yer-Ear Theatre»: la voix photogénique sur la scène anglaise contemporaine 

Elena Galtsova, Le théâtre russe contemporain en quête de l’audible dans le contexte de l’évolution du théâtre politique

Emanuele Senici, L’udibile e il visibile nel discorso contemporaneo della regia operistica 

Christian Biet, Visible, audible, ré exions sur notre fonction critique... et sur Claude Régy 

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