Alfabeto Poli

A cura di Luca Scarlini

Torino, Einaudi, 2013, pp. 171, € 18,00
ISBN 978-88-06-21609-2

Data di pubblicazione su web 18/12/2013

La copertina

 

Nel 2009, nel recensire qui il volumetto Siamo tutte delle gran bugiarde, rimpiangevo la mancanza di un libro che rendesse pienamente giustizia a Paolo Poli, che ne restituisse cioè l'inesauribile estro e la travolgente vitalità e l'elegantissima leggerezza senza far pagare al lettore il prezzo di sermoni, esegesi, filtri, parafrasi e postille varie.

 

Ed ecco, finalmente, nel 2013, il libro di e su Poli che mancava. Alfabeto Poli non è né un saggio monografico, né una biografia, né la trascrizione di un colloquio: Luca Scarlini, abile curatore di questo cosiddetto «romanzo parlato» (che è atipico proprio come è atipico il suo protagonista), ha infatti sfogliato e sbobinato centinaia di interviste all'attore per poi isolare certi temi principali e ricorrenti, scegliere alcune “parole chiave” e costruire – come si legge nella bandella sinistra – «un sillabario poetico e brillante: una sarabanda di racconti spericolati e divagazioni fulminanti, un “Alfabeto Poli” da decrittare seguendo il filo dell'ironia». Si tratta insomma – come è scritto nella brevissima, conclusiva, nota del curatore – di «un esperimento di “filologia verbale”, per rendere alla strepitosa favella di Poli la sua orchestrale varietà».

 

Si parte dalla A di «Attore» per arrivare fino alla Z di «Zeffirelli», passando attraverso la F di «Firenze», la P di «Parodia» e di «Pinocchio», la T di «Teatro», e così via. Scarlini, dunque, sceglie di scomparire per fare spazio solo ai racconti, ai ricordi, alle descrizioni, alle opinioni, agli aforismi di Poli, che, raccontando, ricordando, descrivendo, pronunciandosi un po' su tutto, per mano ci accompagna dentro il suo mondo, che è quello della Firenze anni Trenta, e della Roma di Pasolini e della Betti: il mondo di un teatro che si compiace di dare sempre scandalo pur agitando solo l'arma della cultura e dell'irrisione divertita, il mondo di una fantasia e d'una prontezza di spirito che gli permettono di non librarsi mai a meno d'un metro da terra, e di prenderla sempre sul ridere.

 

Sfogliando il libro a caso, alla pagina 30, sotto la parola «Consigli», si legge: «chi chiede consigli è uno scemo, chi dà consigli anche peggio», mentre alla pagina 31, alla parola «Cucina», ecco quel che c'è scritto: «le convivenze: meno male che il sale lo hai messo tu. Io metto prima l'aglio, poi il pomodoro lo metto a crudo. Per me c'è da impazzire. Credevo che il mio fosse il secolo del sesso, e invece è quello della cucina: quando guardo la televisione, ci sono sempre persone che spadellano». A pagina 41 troviamo poi la «Fantasia», che «non è volare a vanvera nel cielo»: «per me vuol dire stare fermo con i mezzi guanti e lo scaldino e immaginare Gerione, il serpente volante. Per quello che mi riguarda acchiappo Balzac e vo a dormire con lui, che è il vero amore».

 

Ci s'imbatte quindi nell'«Omosessualità»: «il bello degli amori omosessuali è la loro libertà e la loro riprovazione. Ma non è meraviglioso stare nudi su un letto, saltarsi addosso senza regole? Io voglio seguire l'istinto e la perversione, non tornare a casa e trovare qualcuno che mi chiede cosa voglio per cena. “Ciao, ti faccio la besciamella?”. Fuggirei subito, con un principe o un marinaio».

 

Cose che, a leggerle, in un periodo di «Mamme imperfette» e di «Mammenellarete», riconciliano decisamente con l'umanità. Dopodiché, a pagina 96, ecco il binomio «Ordine/Disordine»: «io sarò sempre disordinato, io dirò con Metastasio: “dell'error mio / or mi disdico. E mi disdico anch'io”. Finché il cuore sanguina, è ancora vivo».

 

Sotto la T, come prima cosa, appare il «Teatro»: «io sono un'artigiana, non sono il tipo che piscia sulla testa del critico in prima fila per aumentare il cachet e incuriosire i gazzettieri. Del teatro mi piace che non sia realistico ma convenzionale: il cartone dipinto sventolante è il suo emblema. Meglio un fondalino dipinto di qualunque paesaggio delle Alpi. Questa bella polvere, questa benefica aria fetida […]. Comunque non mi piacerebbe morire sulla scena, come Molière. Chi se ne frega! A me piace vivere, sulla scena». Sotto la V, ecco la «Vecchiaia»: «infanzia e vecchiaia non sono senza dolcezza […]. C'è come una strana voluttà di follia, siamo più liberi. Si ritrova una leggerezza, una serenità che nell'età adulta, la più rompicogliona, non c'è». La parola «Attore», infine, una delle più importanti, se ne sta, ovviamente, quasi all'inizio del libro: «sull'attore aveva ragione Diderot: conta più l'intelletto del sentimento. E aveva ragione Anna Magnani, suprema quando passava dal riso al pianto. Sono andato a veder girare Bellissima. Nei camerini sento: “trucco: lacrime” e poi “e che me guardi, non devo piagne io, devono piagne gli altri”».

 

Smettere di leggere Alfabeto Poli, vero e proprio «libro scritto vivendo», è quasi impossibile fino a che non si è arrivati alla fine. Bello è che questo «romanzo parlato» può essere aperto a caso, interrotto e preso alla rovescia, quando meno se l'aspetta: insomma, il modo migliore per leggerlo è come faceva Tozzi, scomponendolo, perché è la sua stessa forma che si presta. Una forma semplice semplice eppure straordinaria, che assomiglia un po' a quella dei Sillabari di Parise, ma che però è nuova, cucita su misura per un personaggio inetichettabile, imprendibile, aereo, e fatto della stessa materia di cui son fatte le contraddizioni, come Poli.

 

Ora che si stanno avvicinando le feste, che sono sempre fonte di un'infinita mestizia, questo libro è la medicina ideale: l'antidoto perfetto per chi è depresso, per chi è triste, per chi si è reso conto che si sta prendendo un po' troppo sul serio, per chi ha voglia di ridere d'un riso intelligente, per chi ha bisogno di ritrovare la leggerezza.

di Giulia Tellini

Alfabeto Poli

Indice



 

Rimandiamo qui all' intervista a Paolo Poli curata da Giulia Tellini.

Indice

 

Indice

Aggettivi

Allegoria

Angeli-Demoni

Anni Trenta

Anniversari

Aristocrazia

Artigianato

Artusi Pellegrino

Attore

Avanspettacolo

 

Balia

Bambini

Bellezza

Bellonci Maria

Betti Laura

Biblioteca

Bizzarro

Blasetti Alessandro

Brando Marlon

Brillantezza

 

Cabaret

Calamai Clara

Caldo

Canzonetta

Canzonissima

Casa

Caterina de’ Medici

Cinecittà

Cinema

Classici

Comici

Consigli

Coppie

Crisi

Cucina

 

De Sade

Dio

Disgrazie

Dittatura

Divine

Donne

Drammaturgia

Due novembre

Dumas Alexandre

 

Eleganza

Equivoci

Età

 

Fantasia

Fascismo

Favole

Fellini Federico

Feste

Figli

Fiori

Firenze

Fo Dario

Fotografia

Funerali

 

Gadget

Giovinezza

Gozzaniano

Greci

 

Inferno

Inizi

Intemperie

Interviste

Invernizio Carolina

Italiano

 

Legami

Letteratura

Letture

Liberty

Longhi Roberto

Luzzati Emanuele

 

Mamma

Mare

Mascalzoni

Matrimonio

Messaggio

Minoranza etnica

Misoginia

Modelli

Moravia Alberto

Morte

Musica

 

Neorealismo

Nonni

 

Omosessualità

Ordine/Disordine

Ottocento

 

Palazzeschi Aldo

Paolo Paoli

Paradosso

Parise Goffredo

Parodia

Pascoli Giovanni

Pasolini Pier Paolo

Peccato

Penna Sandro

Personaggi

Pinocchio

Polifemo

Poli Lucia

Politica

Prima volta

Prime

Pubblico

 

Queneau Raymond

Quotidianità

 

Racconto

Radio

Raffinato

Religione

Rita da Cascia

Ritorni

Romanticismo francese

Romanticismo storico

 

Salotto

Satie Erik

Savinio Alberto

Scandalo

Scilinguagnolo

Scuola

Segreto

Settecento

Sheherazade

Signor Bonaventura

Specchio delle mie brame

Stile

Studi

 

Teatro

Tecnici

Tecnologia

Televisione

Topi

Toscanità

Trasgressione

Travestimento

Tubercolosi

 

Valeri Franca

Valigia

Valzer

Vecchiaia

Viaggi

Vigili del fuoco

Vitti Monica

Vukotić Milena

 

Zeffirelli Franco

 

Nota del curatore

Fonti dei testi