Tommaso Mozzati
Giovanfrancesco Rustici

Le compagnie del Paiuolo e della Cazzuola

Olschki, Firenze, 2008, 516 pp., € 150,00
ISBN 978 88 222 5725 3

Data di pubblicazione su web 12/01/2009

copertina

«Non fu mai il più piacevole e capriccioso uomo di Giovanfrancesco... Si aveva fatto domestico un istrice, che stava sotto la tavola com' un cane... Aveva un'aquila, e parendo un corbo che dicea infinite cose schiettamente, che parea una persona... Avendo murato una stanza quasi a uso di vivaio, ed in quella tenendo molte serpi, si prendeva grandissimo piacere di stare a vedere i pazzi giuochi ch'elle facevano, e la fierezza loro... consumandosi la vita e i denari dietro a cercare di congelare mercurio... attese anche alle cose di negromanzia, e mediante quella fece strane paure ai suoi garzoni e familiari: e così viveva senza pensieri». Le parole scritte da Giorgio Vasari per ricordare nelle sue vite Giovan Francesco Rustici, scultore allievo di Verrocchio e compagno di Leonardo nella splendida stagione artistica degli orti oricellari ben descrivono quel mix di talento e di scapigliatura che caratterizzò gli anni intensi del tardo Quattrocento e del primo Cinquecento fiorentino. All'artista dedica ora una pregevole e imponente monografia Tommaso Mozzati, storico dell'arte di scuola perugina e, come i migliori e più aperti storici dell'arte cinquecentisti, ben conscio dell'impossibilità di cogliere il senso di un'opera senza radicarla profondamente nel contesto sociale.


Proprio questa ricchezza di contaminazione di studio rende con sapienza il quadro articolato dell'attività dell'ingegno bizzarro la cui opera risulta comprensibile se la si innesta in quel ricchissimo tessuto di vita che caratterizzò la Firenze medicea tra governo familiare, cacciate e restaurazioni. La monografia pone certo i riflettori sull'opera dell'artista ma con ricadute rilevanti sia per la storia dell'arte sia per quella dello spettacolo, per la quale traccia finalmente con convincente ricchezza documentaria e presa di posizione critica un itinerario che dà il giusto rilievo all'associazionismo della città (decisivo per segnarne il volto sociale). Sì che, per la storia dello spettacolo, acquista ancora maggior rilievo ciò che viene posto come sottotitolo del lavoro: e cioè lo studio approfondito di due tra le più importanti compagnie del tempo, Quella del Paiuolo (che aveva tra i suoi iscritti Andrea del Sarto, il Varchi e il Firenzuola, e tra i suoi passatempi quello della teatralizzazione dei convivi ) e quella della Cazzuola che vedeva affiliati i più brillanti rampolli della città e che vide rappresentate La Calandria, I suppositi, La Cassaria e, nell'ospitale casa del sodale Bernardino Giordano al canto di Monteloro, le “prime” della Clizia e della Mandragola dell'affiliato Machiavelli. 


Messa forse un poco in ombra dalla fortuna storiografica degli studi sul teatro dell'epoca granducale, questa ricchissima fase di sperimentazione sta ora prendendo il giusto posto nel generale riequilibrio storiografico che assegna finalmente alla continuità di azione delle compagnie civili un ruolo non meno importante della più clamorosa ma intermittente spettacolarità di corte. Perché l'associazionismo fiorentino ebbe da sempre una vocazione teatrale (confermata già ai tempi di Boccaccio e poi riemersa nella matura fase secentesca) come dimostra la ricchezza di relazioni che il saggista mette in campo nella sua investigazione, dove il vivere e l'operare quotidiano legano pittori, musici, attori, ecclesiastici e aristocratici. Epoca mitica, intorno alla quale si tende a dire sempre un po' le stesse cose, viene ora illustrata in modo nuovo, con l'inserimento delle due compagnie nella politica di restaurazione medicea successiva al 1512 individuandone, soprattutto per quella del Paiuolo, le valenze innovatrici che tanto contribuirono poi a determinare la modalità delle più note accademie cinquecentesche.


di Sara Mamone

Giovanfrancesco Rustici

Indice

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 






Indice

Premessa

Introduzione
Ringraziamenti

CAPITOLO PRIMO – GIOVANFRANCESCO RUSTICI E FIRENZE

1. Rustici “cittadino fiorentino”
2. La famiglia, il ceto, il censo
3. La tradizione artistica fiorentina, i maestri, i contemporanei
4. Rustici nella città: le botteghe
5. Amicizie e circoli culturali
6. Rustici lontano dalla città: il viaggio in Francia

CAPITOLO SECONDO – DELLE COMPAGNIE DEL PAIUOLO E DELLA CAZZUOLA COME FORME DI ORGANIZZAZIONE SOCIALE

1. Dal Vasari al Baldinucci: dalla “testimonianza diretta” alle variazioni degli epigoni

2. La Compagnia della Cazzuola ovvero della beffa come etimologia
3. Per una definizione delle “compagnie di stendardo”
4. Le brigate medicee fra Quattro e Cinquecento
5. Le strutture del Paiuolo e della Cazzuola: proposte per una cronologia
6. Le adesioni alle Compagnie: per una diversificazione delle esperienze
7. Per una teoria del “bizzarro organico e integrato”
8. Memoria e mitografia: sulle tracce dell’esperienza della Cazzuola

CAPITOLO TERZO – APPUNTI PER UN’INDAGINE: COLLABORAZIONI E COMMITTENTI DELLA COMPAGNIA DEL PAIUOLO

1. L’ingresso trionfale di Leone X in Firenze nel 1515
2. La badia del Buonsollazzo
3. Un’Accademia alla Sapienza: per un’indagine dei discepolati artistici
4. In viaggio verso la Francia: una proposta per il Rosso

APPENDICI

Appendice I – CONTESTI CULTURALI E PRODUZIONE LETTERARIA

1. La letteratura della Compagnia della Cazzuola
2. Canzona del Diamante e dela Chazuola
3. Canto de’ muratori
4. Filogenia
5. La letteratura della Compagnia del Paiuolo: fra fortuna critica e falsi storici

Appendice II – IL FANTASMA DI TRIMALCHIONE. LA TRADIZIONE MANOSCRITTA DEL SATYRICON E LE CENE DEL PAIUOLO E DELLA CAZZUOLA

Appendice III – NOTIZIE BIOGRAFICHE

Elenco delle abbreviazioni
Bibliografia
Crediti fotografici

TAVOLE

Indice delle persone e delle istituzioni
Indice delle opere e dei luoghi