Giovanna Zanlonghi
Teatri di Formazione
Actio, parola e immagine nella scena gesuitica del Sei-Settecento a Milano
Milano, Vita e Pensiero, 2002, pp. 397, ill., euro 34,00
ISBN 88-343-0678-3
Data di pubblicazione su web 03/11/2002
Oramai gli studi e i documenti sulla 'civiltà dello spettacolo' gestita dai gesuiti nel XVII secolo si stanno moltiplicando (vd. Bruna Filippi, Il teatro degli argomenti. Gli scenari seicenteschi del teatro gesuitico romano. Catalogo analitico). Dopo secoli di parziale oblio, l'ordine di Ignazio de Loyola è sempre più visto come una componente imprescindibile per lo studio della storia dello spettacolo tra Cinque e Seicento.
Oltre ai noti studi di Fumaroli, giova ricordare l'analisi che Sara Mamone fece degli spettacoli per il matrimonio di Maria de' Medici nel 1600 (Sara Mamone, Firenze e Parigi: due capitali dello spettacolo per una regina, Maria de' Medici, Firenze, 1987). L'attenta 'presenza ideologica' di membri dell'ordine dei gesuiti, protetti dal granduca Ferdinando de' Medici, sovraintese a parte delle celebrazioni: dal matrimonio fiorentino (in assenza dello sposo) agli ingressi cittadini in territorio francese. Una supervisione ai vari 'programmi' mirata a unire celebrazione dinastica e celebrazione dell'ordine. Nell'ambito della storia dello spettacolo quello è stato uno dei primi esempi di lettura analitica (e quindi dal punto di vista iconologico-ideologico e spettacolare) dell'attività dei gesuiti come 'produttori' di programmi politici per le grandi manifestazioni del potere: vere e proprie eminenze grigie (con tendenza al nero) della spettacolarità seicentesca.
Giovanna Zanlonghi, giustamente e a causa della crescente messe di studi sull'argomento, avverte l'esigenza di una sua strumentazione metodologica e parte dalla domanda su cosa fosse il teatro dei gesuiti. Strumento interpretativo essenziale, chiave di volta si rivela la retorica e, da questo punto di vista, imprescindibile si dimostra ancora l'apporto fornito da Marc Fumaroli in un suo oramai celebre libro (Eroi e oratori: retorica e drammaturgia secentesche, Bologna, Il mulino, 1990). Ma l'intrapresa di un viaggio nel teatro dei seguaci di Loyola ha richiesto una mappatura di manuali, libri di institutiones, testi di retorica ecc. che componevano la dotazione ideologico-didattico-spirituale dell'ordine.
A questa vasta navigazione storica, critica e documentaria, l'autrice ha associato sia una contestualizzazione storico-geografica, sia, soprattutto, l'individuazione di quel "movimento tortuoso e incerto delle pratiche teatrali", attraverso la ricostruzione del quale "è stato possibile mettere in prospettiva la temporalità specifica di ogni testo ed evento". Ne consegue una ricostruzione analitica dei singoli contesti e, in secondo luogo, l'individuazione di quelli pedagogici e lo "sfondamento prospettico in chiave antropologica, filosofica ed europea [segnatamente spagnola, per il Cinque-Seicento, e francese per il Settecento]". Un lavoro certamente cospicuo, quasi improbo, se si tiene conto che il massimo ordine con finalità didattico-pedagogiche tra XVI e XVIII secolo ha lasciato una quantità di testi e documenti (anche iconografici) immensa.
I gesuiti erano maestri nella ricostruzione di una scena mentale, e tale maestrìa derivava proprio dalla natura dei loro celebri esercizi spirituali. Si trattava di un 'teatro psichico' di idee e concetti 'edificanti' evocato nella mente degli spettatori. Una 'intuizione retorica' che anticipa il montaggio classico sovietico, come ben sapeva Ejzenstein.
Il volume si occupa, producendo una mole notevole di documenti, testi e testimoni iconografici, di alcuni eventi spettacolari sovraintesi e ideati dai gesuiti nella Milano del Seicento: dagli apparati funebri (il trapasso era celebrato come uno spettacolo, quasi un Trionfo imponente e inquietante) per la morte di Filippo III (1621), ai festeggiamenti per l'ingresso in città del cardinale Infante di Spagna (1633) o per l'arrivo di Maria Anna d'Austria nel 1649. L'autrice intitola questa prima parte del suo eccellente lavoro I gesuiti e la città. Viene da chiedersi se non sia quasi una parafrasi de Il teatro e la città di Zorzi (Torino, Einaudi, 1977), fondamentale testo purtroppo non citato in questo saggio.
Particolarmente interessante il capitolo 5 della parte prima: 'Imago', scena e ragione prudenziale: le fondazione della cultura gesuitica del Cinque-Seicento in cui si restituisce, in un certo senso, il nucleo pensante che precedeva l'operatività didattico-spettacolare. Molto dettagliata l'analisi dell'opera La Silvia, importante 'oggetto' drammaturgico per la sua natura di tragicommedia. L'autrice ripropone anche il programma di sala dell'epoca, in cui era dettagliatamente riportato l'intreccio.
La seconda parte del libro si sposta dai grandi apparati cittadini all'interno del "collegio" (istituzione d'eccellenza del sistema di potere dell'ordine), per arrivare alla mutazione settecentesca, al "teatro della bellezza": un canto del cigno prima della decadenza.
Il lavoro della Zanlonghi a buon diritto può essere giudicato, per impegno documentario e analitico, tra i migliori editi negli ultimi anni sull'argomento.
Oltre ai noti studi di Fumaroli, giova ricordare l'analisi che Sara Mamone fece degli spettacoli per il matrimonio di Maria de' Medici nel 1600 (Sara Mamone, Firenze e Parigi: due capitali dello spettacolo per una regina, Maria de' Medici, Firenze, 1987). L'attenta 'presenza ideologica' di membri dell'ordine dei gesuiti, protetti dal granduca Ferdinando de' Medici, sovraintese a parte delle celebrazioni: dal matrimonio fiorentino (in assenza dello sposo) agli ingressi cittadini in territorio francese. Una supervisione ai vari 'programmi' mirata a unire celebrazione dinastica e celebrazione dell'ordine. Nell'ambito della storia dello spettacolo quello è stato uno dei primi esempi di lettura analitica (e quindi dal punto di vista iconologico-ideologico e spettacolare) dell'attività dei gesuiti come 'produttori' di programmi politici per le grandi manifestazioni del potere: vere e proprie eminenze grigie (con tendenza al nero) della spettacolarità seicentesca.
Giovanna Zanlonghi, giustamente e a causa della crescente messe di studi sull'argomento, avverte l'esigenza di una sua strumentazione metodologica e parte dalla domanda su cosa fosse il teatro dei gesuiti. Strumento interpretativo essenziale, chiave di volta si rivela la retorica e, da questo punto di vista, imprescindibile si dimostra ancora l'apporto fornito da Marc Fumaroli in un suo oramai celebre libro (Eroi e oratori: retorica e drammaturgia secentesche, Bologna, Il mulino, 1990). Ma l'intrapresa di un viaggio nel teatro dei seguaci di Loyola ha richiesto una mappatura di manuali, libri di institutiones, testi di retorica ecc. che componevano la dotazione ideologico-didattico-spirituale dell'ordine.
A questa vasta navigazione storica, critica e documentaria, l'autrice ha associato sia una contestualizzazione storico-geografica, sia, soprattutto, l'individuazione di quel "movimento tortuoso e incerto delle pratiche teatrali", attraverso la ricostruzione del quale "è stato possibile mettere in prospettiva la temporalità specifica di ogni testo ed evento". Ne consegue una ricostruzione analitica dei singoli contesti e, in secondo luogo, l'individuazione di quelli pedagogici e lo "sfondamento prospettico in chiave antropologica, filosofica ed europea [segnatamente spagnola, per il Cinque-Seicento, e francese per il Settecento]". Un lavoro certamente cospicuo, quasi improbo, se si tiene conto che il massimo ordine con finalità didattico-pedagogiche tra XVI e XVIII secolo ha lasciato una quantità di testi e documenti (anche iconografici) immensa.
I gesuiti erano maestri nella ricostruzione di una scena mentale, e tale maestrìa derivava proprio dalla natura dei loro celebri esercizi spirituali. Si trattava di un 'teatro psichico' di idee e concetti 'edificanti' evocato nella mente degli spettatori. Una 'intuizione retorica' che anticipa il montaggio classico sovietico, come ben sapeva Ejzenstein.
Il volume si occupa, producendo una mole notevole di documenti, testi e testimoni iconografici, di alcuni eventi spettacolari sovraintesi e ideati dai gesuiti nella Milano del Seicento: dagli apparati funebri (il trapasso era celebrato come uno spettacolo, quasi un Trionfo imponente e inquietante) per la morte di Filippo III (1621), ai festeggiamenti per l'ingresso in città del cardinale Infante di Spagna (1633) o per l'arrivo di Maria Anna d'Austria nel 1649. L'autrice intitola questa prima parte del suo eccellente lavoro I gesuiti e la città. Viene da chiedersi se non sia quasi una parafrasi de Il teatro e la città di Zorzi (Torino, Einaudi, 1977), fondamentale testo purtroppo non citato in questo saggio.
Particolarmente interessante il capitolo 5 della parte prima: 'Imago', scena e ragione prudenziale: le fondazione della cultura gesuitica del Cinque-Seicento in cui si restituisce, in un certo senso, il nucleo pensante che precedeva l'operatività didattico-spettacolare. Molto dettagliata l'analisi dell'opera La Silvia, importante 'oggetto' drammaturgico per la sua natura di tragicommedia. L'autrice ripropone anche il programma di sala dell'epoca, in cui era dettagliatamente riportato l'intreccio.
La seconda parte del libro si sposta dai grandi apparati cittadini all'interno del "collegio" (istituzione d'eccellenza del sistema di potere dell'ordine), per arrivare alla mutazione settecentesca, al "teatro della bellezza": un canto del cigno prima della decadenza.
Il lavoro della Zanlonghi a buon diritto può essere giudicato, per impegno documentario e analitico, tra i migliori editi negli ultimi anni sull'argomento.
di Gianni Cicali
Indice
Indice
Presentazione di Annamaria Cascetta
Prefazione di John W. O'Malley
Avvertenza
Ringraziamenti
Tavola delle abbreviazioni e delle sigle
Introduzione
PARTE PRIMA
I GESUITI E LA CITTA
Testi drammatici e apparati festivi in età spagnola
I. Lo sguardo del prudente: Emanuele Tesauro e la morte di Filippo III (1621)
I.1. L'apparato funebre: l'evento e le fonti
I. 2. L'ideazione retorica: "un pantheon di virtù"
I. 2.1. La facciata esterna: la retorica del niente
I. 2.2. L'interno: come un libro figurato
I. 2.2.1. La sfilata delle virtù: argomentare con le immagini
I. 2.2.2. La simbiosi di immagine e parola
I. 2.2.3. Il 'topos' della prudenza
I. 2.3. La facciata interna ovvero "vita est actio"
I. 3. Retorica e moralità
I. 4. La rappresentazione dell'"Hermenegildus": note sulla prudenza
I. 5. L'effimero e la rappresentazione: "una maniera di conoscere comparativa"
II Sub nube docere: festeggiamenti per il passaggio del cardinale Infante di Spagna nel 1633
II. 1 Padre Leonardo Velli: un professore di retorica nella Milano degli anni Trenta
II. 2. La rappresentazione di collegio: la "Silvia"
II. 2.1. Le fonti
II. 2.2. La 'fabula'
II. 2.3.1 materiali di partenza e il loro montaggio
II. 2.3.1. La scelta del genere tragicomico
II. 2.3.2. Temi e miti: alla ricerca del senso della storia
II. 2.3.3. Il 'riuso' delle fonti: fra plagio e riscrittura
II. 2.4. L'intreccìo e il ritmo
II. 2.4.1. L'intreccio
II. 2.4.2. Il ritmo drammatico
II. 2.4.3. Larchitettura drammatica
II. 2.5. Parole per immaginare
II. 2.6. La scena retorica ovvero la scena pedagogica
II. 3. L'apparato cittadino
II. 3.1. Le fonti
II. 3.2. Analisi e prospettive interpretatíve
II. 3.2.1. L'arco di Porta Ticinese
II. 3.2.2. La Piazza del Duomo
II. 3.2.3. Il Ponte sul Naviglio
III Rappresentare la regalità: l'arrivo di Maria Anna d'Austria nel 1649
III. 1. Levento
III. 2. L'apparato effimero
III. 2. 1. Fra storia e mitologia: la fondazione della monarchia
III. 2.2. "Pictura ut rhetorica"
III. 3. Il teatro
III. 3.1. La classificazione del genere: oscillazioni
III. 3.2. L'"Argomento": duplex o triplex fabula?
III. 3.3. La partitura teatrale
III. 3.3. 1. L'intreccio
III. 3.3.2. Atti e intermedi: "le due ruote"
III. 3.3.3. Il ritmo drammatico: una drammaturgia del vedere
III. 3.4. I nuclei dell'"inventio": rivisitazioni classiche in chiave modema
III. 3.4. 1. Teseo e Medea: ragione e passione
III. 3.4.2. Virtù e fortuna ovvero le ragioni della storia
III. 3.5. La parola e la scena
III. 4 Osservazioni conclusive
IV "Si perdeva lo sguardo nella gloria reale": le esequie di Filippo IV nel 1665
IV. 1 Padre Giovan Battista Barella: un gesuita nella Milano degli anni Sessanta, in uno scenario di cambiamento
IV. 2. "Un tempio in vece di sepolcro": l'apparato funebre fra tradizione e innovazione
IV. 2.1. L' architettura: "questo tempio serviva di trionfo alla maraviglia"
IV. 2.2. Il progetto retorico: una macchina immaginativa
V Imago, scena e ragione prudenziale: le fondazioni nella cultura gesuitica del Cinque-Seicento
V. 1. Un testo archetipo della retorica gesuitica: il "De arte rhetorica" di Cipriano Soarez
V. 1.1. Il testo nella cultura gesuitica di fine Cinquecento
V. 1.2. "Nihil mutare sine ratione" ovvero le ragioni di un classicismo cristianizzato
V. 1.3. Il progetto di una 'retorica totale'
V. 1.4. "Oratio est quasi imago rationis quaedam": L'imago come medium conoscitivo
V. 1.5. "Actio est quaedam eloquentia corporis": verso la scena
V. 1.6. "Memoria est eloquentiae thesaurus": la funzione rammemorativa dell'immagine
V. 1.7. Interazioni
V. 2. Un'antropologia unitaria per un teatro di formazione
V. 2. 1. La retorica fra conoscenza e moralità
V. 2.2. Retorica per un "corpus non gloriosum"
V. 2.2.1. Unità del soggetto, retorica dell'actio e teatralità
V. 2.2.2. Il compito della perfezione, la virtù della prudenza: per una retorica della creaturalità
PARTE SECONDA
DALLA CITTA ALLA SCENA DI COLLEGIO
Il palcoscenico gesuitico in età austriaca
I "Sotto gli occhi di una perspicace intelligenza": apparati effimeri a Milano fra Sei e Settecento
I. 1. Padre Tommaso Ceva fra scienza, poesia e teatro
I. 2. Una "rhetorica novo-antiqua": un dialogo aperto con Lodovico Antonio Muratori
I. 3. "Naturalezza perspicua" e fascino della precisione in alcune ideazioni di padre Ceva
II "Felicità di stato e fedeltà a Dio": la regalità in scena nelle esequie imperiali
II. 1. Alle soglie dell'età teresiana
II. 2. La scena della pietà: le esequie in San Fedele
II. 3. Le esequie solenni in Duomo
II. 3.1. Guerra e pace a servizio della 'Salus publica' 3.2. Un cristianesimo felice
III Sulle tracce del figurismo biblico: festeggiamenti e spettacolo per l'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli
III. 1. Il teatro di collegio: una realtà in trasformazione
III. 2. Il Collegio dei Nobili di Milano
III. 2.1. Il teatrino
III. 2.2. L' Accademia dei Vigorosi
III. 2.3. Il repertorio: fra tradizione e innovazione nel contesto europeo
III. 3. Festeggiamenti per l'elezione di Giuseppe Pozzobonelli ad arcivescovo di Milano
III. 3.1. Il giovane Pozzobonelli, attore dilettante
III. 3.2. Giuseppe Pozzobonelli, spettatore di se stesso: l'Accademia drammatica "Elcìa, Sommo Sacerdote degli Ebrei"
III. 3.2.1. L'immagine-guida: la restaurazione del Tempio e della Legge
III. 3.2.2. Parola e azione: contrapposizione di forze
III. 3.2.3. La Bibbia in scena
IV Il canto del cigno: i festeggiamenti per le nozze arciducali del 1771
IV. 1. La festa di congratulazione al Collegio di Brera
IV. 2. Fra classicismo e sensiblerie: la rappresentazione di "Dardano in Frigia" al Collegio dei Nobili
IV. 2.1. Lo statuto dell'eroe: tenerezza e "amabil sembiante"
IV. 2.2. La struttura drammatica: verso il dramma moderno
V Teatro e bellezza, bellezza a teatro
V. 1. Un'età di crisi? La percezione dell'uomo nella cultura gesuitica milanese nel secolo dei Lumi
V. 2. Una "comunicazione vicendevole, astrusa sì ma pur vefissima" fra anima e corpo: in difesa dell'unità del soggetto
V. 2. 1. Oltre il razionalismo: immaginazione e fantasia
V. 2.2. Oltre il materialismo: cuore e sentimenti
V. 3. Bellezza e teatro
V. 3.1. Bellezza del corpo e bellezza dell'anima
V. 3.2. La bellezza a teatro
Indice delle illustrazioni
Indice dei nomi
Presentazione di Annamaria Cascetta
Prefazione di John W. O'Malley
Avvertenza
Ringraziamenti
Tavola delle abbreviazioni e delle sigle
Introduzione
PARTE PRIMA
I GESUITI E LA CITTA
Testi drammatici e apparati festivi in età spagnola
I. Lo sguardo del prudente: Emanuele Tesauro e la morte di Filippo III (1621)
I.1. L'apparato funebre: l'evento e le fonti
I. 2. L'ideazione retorica: "un pantheon di virtù"
I. 2.1. La facciata esterna: la retorica del niente
I. 2.2. L'interno: come un libro figurato
I. 2.2.1. La sfilata delle virtù: argomentare con le immagini
I. 2.2.2. La simbiosi di immagine e parola
I. 2.2.3. Il 'topos' della prudenza
I. 2.3. La facciata interna ovvero "vita est actio"
I. 3. Retorica e moralità
I. 4. La rappresentazione dell'"Hermenegildus": note sulla prudenza
I. 5. L'effimero e la rappresentazione: "una maniera di conoscere comparativa"
II Sub nube docere: festeggiamenti per il passaggio del cardinale Infante di Spagna nel 1633
II. 1 Padre Leonardo Velli: un professore di retorica nella Milano degli anni Trenta
II. 2. La rappresentazione di collegio: la "Silvia"
II. 2.1. Le fonti
II. 2.2. La 'fabula'
II. 2.3.1 materiali di partenza e il loro montaggio
II. 2.3.1. La scelta del genere tragicomico
II. 2.3.2. Temi e miti: alla ricerca del senso della storia
II. 2.3.3. Il 'riuso' delle fonti: fra plagio e riscrittura
II. 2.4. L'intreccìo e il ritmo
II. 2.4.1. L'intreccio
II. 2.4.2. Il ritmo drammatico
II. 2.4.3. Larchitettura drammatica
II. 2.5. Parole per immaginare
II. 2.6. La scena retorica ovvero la scena pedagogica
II. 3. L'apparato cittadino
II. 3.1. Le fonti
II. 3.2. Analisi e prospettive interpretatíve
II. 3.2.1. L'arco di Porta Ticinese
II. 3.2.2. La Piazza del Duomo
II. 3.2.3. Il Ponte sul Naviglio
III Rappresentare la regalità: l'arrivo di Maria Anna d'Austria nel 1649
III. 1. Levento
III. 2. L'apparato effimero
III. 2. 1. Fra storia e mitologia: la fondazione della monarchia
III. 2.2. "Pictura ut rhetorica"
III. 3. Il teatro
III. 3.1. La classificazione del genere: oscillazioni
III. 3.2. L'"Argomento": duplex o triplex fabula?
III. 3.3. La partitura teatrale
III. 3.3. 1. L'intreccio
III. 3.3.2. Atti e intermedi: "le due ruote"
III. 3.3.3. Il ritmo drammatico: una drammaturgia del vedere
III. 3.4. I nuclei dell'"inventio": rivisitazioni classiche in chiave modema
III. 3.4. 1. Teseo e Medea: ragione e passione
III. 3.4.2. Virtù e fortuna ovvero le ragioni della storia
III. 3.5. La parola e la scena
III. 4 Osservazioni conclusive
IV "Si perdeva lo sguardo nella gloria reale": le esequie di Filippo IV nel 1665
IV. 1 Padre Giovan Battista Barella: un gesuita nella Milano degli anni Sessanta, in uno scenario di cambiamento
IV. 2. "Un tempio in vece di sepolcro": l'apparato funebre fra tradizione e innovazione
IV. 2.1. L' architettura: "questo tempio serviva di trionfo alla maraviglia"
IV. 2.2. Il progetto retorico: una macchina immaginativa
V Imago, scena e ragione prudenziale: le fondazioni nella cultura gesuitica del Cinque-Seicento
V. 1. Un testo archetipo della retorica gesuitica: il "De arte rhetorica" di Cipriano Soarez
V. 1.1. Il testo nella cultura gesuitica di fine Cinquecento
V. 1.2. "Nihil mutare sine ratione" ovvero le ragioni di un classicismo cristianizzato
V. 1.3. Il progetto di una 'retorica totale'
V. 1.4. "Oratio est quasi imago rationis quaedam": L'imago come medium conoscitivo
V. 1.5. "Actio est quaedam eloquentia corporis": verso la scena
V. 1.6. "Memoria est eloquentiae thesaurus": la funzione rammemorativa dell'immagine
V. 1.7. Interazioni
V. 2. Un'antropologia unitaria per un teatro di formazione
V. 2. 1. La retorica fra conoscenza e moralità
V. 2.2. Retorica per un "corpus non gloriosum"
V. 2.2.1. Unità del soggetto, retorica dell'actio e teatralità
V. 2.2.2. Il compito della perfezione, la virtù della prudenza: per una retorica della creaturalità
PARTE SECONDA
DALLA CITTA ALLA SCENA DI COLLEGIO
Il palcoscenico gesuitico in età austriaca
I "Sotto gli occhi di una perspicace intelligenza": apparati effimeri a Milano fra Sei e Settecento
I. 1. Padre Tommaso Ceva fra scienza, poesia e teatro
I. 2. Una "rhetorica novo-antiqua": un dialogo aperto con Lodovico Antonio Muratori
I. 3. "Naturalezza perspicua" e fascino della precisione in alcune ideazioni di padre Ceva
II "Felicità di stato e fedeltà a Dio": la regalità in scena nelle esequie imperiali
II. 1. Alle soglie dell'età teresiana
II. 2. La scena della pietà: le esequie in San Fedele
II. 3. Le esequie solenni in Duomo
II. 3.1. Guerra e pace a servizio della 'Salus publica' 3.2. Un cristianesimo felice
III Sulle tracce del figurismo biblico: festeggiamenti e spettacolo per l'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli
III. 1. Il teatro di collegio: una realtà in trasformazione
III. 2. Il Collegio dei Nobili di Milano
III. 2.1. Il teatrino
III. 2.2. L' Accademia dei Vigorosi
III. 2.3. Il repertorio: fra tradizione e innovazione nel contesto europeo
III. 3. Festeggiamenti per l'elezione di Giuseppe Pozzobonelli ad arcivescovo di Milano
III. 3.1. Il giovane Pozzobonelli, attore dilettante
III. 3.2. Giuseppe Pozzobonelli, spettatore di se stesso: l'Accademia drammatica "Elcìa, Sommo Sacerdote degli Ebrei"
III. 3.2.1. L'immagine-guida: la restaurazione del Tempio e della Legge
III. 3.2.2. Parola e azione: contrapposizione di forze
III. 3.2.3. La Bibbia in scena
IV Il canto del cigno: i festeggiamenti per le nozze arciducali del 1771
IV. 1. La festa di congratulazione al Collegio di Brera
IV. 2. Fra classicismo e sensiblerie: la rappresentazione di "Dardano in Frigia" al Collegio dei Nobili
IV. 2.1. Lo statuto dell'eroe: tenerezza e "amabil sembiante"
IV. 2.2. La struttura drammatica: verso il dramma moderno
V Teatro e bellezza, bellezza a teatro
V. 1. Un'età di crisi? La percezione dell'uomo nella cultura gesuitica milanese nel secolo dei Lumi
V. 2. Una "comunicazione vicendevole, astrusa sì ma pur vefissima" fra anima e corpo: in difesa dell'unità del soggetto
V. 2. 1. Oltre il razionalismo: immaginazione e fantasia
V. 2.2. Oltre il materialismo: cuore e sentimenti
V. 3. Bellezza e teatro
V. 3.1. Bellezza del corpo e bellezza dell'anima
V. 3.2. La bellezza a teatro
Indice delle illustrazioni
Indice dei nomi