L’inchiostro sullo schermo
Apre l’ottantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il nuovo film di Danny Boyle, Ink. Il camaleontico regista britannico a trent’anni da Trainspotting e per la prima volta al festival veneziano sceglie di confrontarsi con la pièce omonima di James Graham, andata in scena per la prima volta nel 2017 con la regia di Rupert Goold.
Attraverso la trasposizione filmica e i suoi due interpreti, Boyle ricostruisce una pagina storica dell’editoria inglese degli anni Settanta, generatrice di un nuovo modello di informazione: l’acquisto del quotidiano «The Sun» da parte dell’editore Rupert Murdoch (Guy Pearce) e la direzione affidata allo spregiudicato Larry Lamb (Jack O’Connell).

La scelta del regista di non mostrificare Murdoch, ma di restituirlo come figura ancora in fase di formazione, rappresenta lo snodo drammaturgico più significativo dell’intera sceneggiatura. Così il nucleo del conflitto si sposta dal registro morale – bene contro male – a quello più scivoloso del rapporto tra un allievo e un maestro. Lamb non è vittima di Murdoch, ma suo complice nella costruzione di un linguaggio giornalistico nuovo che vuole offrire al pubblico ciò che vuole senza rinunce. Anche la recitazione asseconda questo squilibrio: se con la sua performance Jack O’Connell costruisce un Lamb nervoso e ambizioso, Guy Pearce sceglie per Murdoch un registro sottratto, quasi dimesso, che lascia intuire più che mostrare la ferocia che successivamente lo contraddistinguerà.
Nella sua prima parte, Ink si comporta come un film sportivo: c’è una squadra da costruire, bisogna strappare alle altre testate i giocatori più utili, bisogna inventare un nuovo modo di giocare. È un’impalcatura narrativa collaudata, quella del reclutamento e dell’allenamento verso la partita decisiva, e Boyle la innerva con un’incredibile libertà formale, una stilizzazione che prende avvio già nei primi minuti: la sua tipica regia e il montaggio frenetico funzionano alla perfezione, restituendo la nascita del «Sun» come un’escalation euforica che travolge tutti i sensi.
Sotto la superficie sportiva, il film lavora su un secondo parallelo più sottile, tra il fare giornale e il fare cinema. L’etica editoriale, l’arte dello scandalo, il rapporto quasi artigianale dei giornalisti con il lavoro manuale diventano metafora delle modalità con cui si costruisce una pellicola. Attraverso questa lente, Murdoch e Lamb si trasformano in produttore e regista: l’uno mette il capitale e la visione d’insieme, l’altro la esegue, la traduce in un prodotto che deve funzionare, in edicola come in sala.

Il film traccia un parallelo netto tra il viaggio dell’eroe del «Sun» e quel declino del giornalismo che ci ha condotto fino al momento storico attuale: lo stesso meccanismo che negli anni Settanta inventava titoli sempre più aggressivi per vendere copie rappresenta l’antenato diretto del clickbait, dei titoli tarati sull’algoritmo, di un’informazione che oggi si misura in click e non più in tirature. Il giornalismo che Ink racconta diventa portatile, scaltro, furbo: si insedia nella vita quotidiana dei lettori esattamente come, decenni dopo, farà con le nostre bacheche social.
Un inizio dunque promettente per l’ottantatreesima Mostra del cinema di Venezia e che arriverà nelle sale italiane, distribuito da Lucky Red, prima dell’approdo su Netflix previsto a gennaio.
Ink

Il regista Danny Boyle
Cast & credits
| Titolo
Ink |
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| Anno
2026 |
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| Durata
116 minuti |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Prima rappresentazione
2 settembre 2026 |
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| Evento
Biennale Cinema 2026 |
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| Regia
Danny Boyle |
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| Interpreti
Jack O'Connel (Larry Lamb) Guy Pearce (Rupert Mardoch) Claire Foy (Jules) |
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| Produttori
Danny Boyle, Tessa Ross, Michael Ellenberg, Tracey Seaward, James Graham |
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| Produzione
House Productions, Media Res, Studiocanal |
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| Scenografia
Gareth Pugh, Carson McColl |
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| Costumi
Gareth Pugh, Carson McColl |
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| Sceneggiatura
James Graham |
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| Montaggio
Fin Oates |
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| Fotografia
Alwin H. Küchler |
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| Musiche
Daniel Pemberton |