83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Dal 2 al 12 settembre il Lido di Venezia ospiterà l’ottantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. A dirigerla Alberto Barbera, riconfermato proprio nel marzo di quest’anno per il prossimo biennio. La sua è una direzione già ampiamente consolidata, che dà vita a una selezione variegata e puntuale, figlia del nuovo e del vecchio cinema.
Nel suo abituale intervento, il direttore del festival ha insistito molto su una domanda: se il cinema di oggi possa ancora definirsi il mondo per i suoi spettatori, se possa cioè inquadrare dalla stessa finestra in cui si è sempre posizionato la realtà che abitiamo. A fornire una prima risposta è la composizione della Giuria Internazionale della sezione in Concorso, presieduta dalla regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal, nominata già lo scorso 23 aprile. Una voce autorevole e indipendente, che presenterà fuori concorso il cortometraggio Flesh Impact con Dakota Johnson e Ellen Burstyn nei panni della diva Marilyn Monroe. Insieme allo sguardo di Gyllenhaal, la Giuria vede dialogare sguardi molto distanti fra loro – dal cinema di genere hongkonghese del regista e produttore Johnnie To, alla teoria del cinema con il docente universitario Francesco Casetti, dal documentario afgano della regista e sceneggiatrice Shahrbanoo Sadat, al pop internazionale della musica con il compositore e artista britannico Daniel Blumberg, e infine allo sguardo rigoroso e filosofico del regista e sceneggiatore francese Xavier Giannoli.
Per la serata di preapertura, in Sala Darsena, la Biennale renderà omaggio al regista veneziano Tinto Brass con il nuovo restauro di Col cuore in gola (1967), promosso dal Centro Sperimentale di Cinematografia e il sostegno di Netflix e presente nella sezione Classici di quest’anno. Tra gli ospiti, George Clooney, che tornerà al Lido mercoledì 2 settembre per ritirare il Leone d’Oro alla Carriera con una laudatio tenuta dall’attrice Laura Dern che solo l’anno scorso era stata nel cast di Jay Kelly di Noah Baumbach. Il secondo Leone d’Oro andrà a Ellen Burstyn, che ha attraversato sessant’anni di cinema americano con le sue interpretazioni indimenticabili, primo fra tutti Alice non abita più qui di Martin Scorsese (1974) che la portò a vincere un Oscar, un BAFTA e una nomination per i Golden Globe.
Dopo l’aggiunta all’ultimo minuto di Naza, documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro coautori di No Other Land e prodotto da «The Guardian» e James Wilson, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo, il numero dei titoli in Concorso sale a ventuno. Il nuovo arrivato, girato di notte sui tetti di Tel Aviv per rivelare i criteri di uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza, sarà proiettato a Venezia il 10 settembre.
Stupisce quest’anno la quasi totale assenza di regie femminili presenti nella selezione principale. L’unica regista in gara è la danese-egiziana May el- Toukhy con Woman Unknown (Kvinde Ukendt): il minimo storico degli ultimi anni, a fronte delle tre dell’edizione precedente – Ben Hania, Shu Qi e Donzelli – e delle sei di due anni fa. L’industria non ha fatto attendere la sua risposta: sei associazioni di categoria hanno infatti firmato una lettera aperta dal titolo When will they ever learn, denunciando un problema strutturale che eccede la semplice parità numerica.
Apparentemente costante appare invece il numero degli italiani nella sezione in Concorso. Nanni Moretti si prepara a far ritorno dopo trentasette anni alla Mostra con Succederà questa notte, con Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Giradot e Angela Finocchiaro tra gli interpreti e co-sceneggiato da Federica Pontremoli e Valia Santella. Attraverso i racconti di Eshkol Nevo (già fonte di ispirazione per Tre piani), il film tesse una storia in cui il senso del tempo sembra essere protagonista. Nel cast anche Melina Åkerman, Elena Lietti, Andrea Lattanzi e lo stesso Moretti; il film è prodotto da Sacher Film insieme a Fandango e Rai Cinema, in coproduzione con Francia e Spagna.
Marco Bechis, con Adriano Giannini, torna sul terreno di Garage Olimpo (1999) in Ritorno a Buenos Aires, la storia di un sopravvissuto alla dittatura argentina che rientra dopo trentatré anni per testimoniare contro i suoi sequestratori. Il film, fotografato da Fabrizio La Palombara, è prodotto da Fandango con Rai Cinema e le brasiliane 39 Films e 34 Filmes. Andrea Pallaoro firma The Echo Chamber da una sceneggiatura postuma di Bernardo Bertolucci, scritta con Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi e interpretata da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon. Coproduzione italo-belga, il film è realizzato da Indigo Film e Versus con Rai Cinema. Paolo Strippoli presenta L’estranea, con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, sceneggiato insieme a Salvatore De Chiririco e prodotto da Propaganda Italia e Rai Cinema, in coproduzione con Belgio e Francia. Edoardo De Angelis chiude la cinquina italiana con Il fuoco che ti porti dentro con Vanessa Scalera e Lino Musella, sceneggiato insieme a Francesco Piccolo e Ilaria Macchia e prodotto da Picomedia con Rai Cinema.
Sul fronte internazionale, Danny Boyle apre il festival con Ink, un film dedicato alla nascita del potere mediatico di Rupert Murdoch che guarda al mondo dell’informazione e al potere delle immagini. Tratto dal testo teatrale di James Graham, che ne firma anche la sceneggiatura, la pellicola ha per protagonisti Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy ed è prodotto da House Productions e Media Res con Studiocanal, in coproduzione tra Regno Unito, Francia e Stati Uniti.
Lance Oppenheim con Robert Pattinson presenta invece Primetime, in cui un giornalista televisivo entra nel territorio dell’infotainment e della spettacolarizzazione della cronaca: al suo fianco Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers, su sceneggiatura di Ajon Singh e produzione A24 con Range Media Parteners. Wener Herzog con Bucking Fastard sembra volersi distinguere attraverso la storia di due gemelle, interpretate da Rooney e Kate Mara che vivono all’unisono. Ispirato dalle sorelle Freda e Greta Chaplin, il regista aveva presentato l’opera al 79° Festival di Cannes, salvo poi ritirarla dopo essere stato scartato per la corsa alla Palma d’oro. Il film, prodotto da Emanuele Moretti, arriva a Venezia distribuito da I Wonder Pictures.
Casey Affleck con Company propone un dramma familiare americano costruito attorno al conflitto generazionale, sceneggiato insieme a Ron Hansen e interpretato da Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Scoot McNairy e Adelaide Clemens per Image Nation Studios. Con Dau, Ilya Khrzhanovsky ricostruisce un universo sovietico claustrofobico, con protagonista Teodor Currentzis e prodotto da Phenomen Berlin, Essential Films e Plattform. Florian Zeller porta in Concorso Bunker, interpretato da Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger, dove un rifugio antiatomico commissionato da un miliardario tecnologico diventa metafora tanto fisica quanto mentale. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Zeller, che lo produce con Federica Sainte-Rose per Blue Morning Pictures, in coproduzione franco-spagnola con Mon Producciones. Stéphane Brizé prosegue la sua indagine sul rapporto tra individuo e sistema economico con Un bon petit soldat, con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon e cosceneggiato con Coralie Amédéo e Olivier Gorce e prodotto da Gaumont. Hirokazu Kore-eda torna dopo nove anni di silenzio con Look Back (Fujino), tratto dal manga di Tatsuki Fujimoto e ambientato attorno a Fujino e Kyomoto, le due aspiranti mangaka la cui amicizia struttura il racconto.
Orizzonti ha una giuria presieduta da Valérie Donzelli, affiancata da Peter Becker, Elizabeth Lo, David Pablos e Barbara Ronchi. Apre la selezione La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, che presenta la storia di Gerda Taro, la celebre fotografa tedesca di origine polacca. Il Fuori Concorso, inaugurato da Dio ride di Giovanni Veronesi, ospita i grandi documentari d’autore della Mostra, da Joie de vivre di Luca Guadagnino, opera monumentale di sette ore dedicata a Bernardo Bertolucci, al documentario sulla reunion degli Oasis, fino a Biografía de Jorge Luis Borges di Mariano Llinás. Non ci sarà invece Artificial di Guadagnino, pur apprezzato dallo stesso Barbera: Neon, che ne ha acquisito i diritti solo poche settimane fa, punta a un’uscita commerciale a inizio 2027.
La Settimana Internazionale della Critica, giunta alla sua quarantunesima edizione sempre sotto la direzione di Beatrice Fiorentino, presenta sette opere prime, con l’apertura affidata a Il Grande Giaffa di Marco Santi. Le Giornate degli Autori, alla ventitreesima edizione e dirette da Gaia Furrer, sono dedicate quest’anno alla memoria del critico cinematografico Giorgio Gosetti.
Se c’è un filo che attraversa il concorso di Venezia 83, non è la Storia come sfondo, ma la Storia come corpo vivo. In Ritorno a Buenos Aires, la dittatura argentina non è un capitolo chiuso: è una ferita che il protagonista porta ancora nella carne, e che lo costringe a un atto – testimoniare – insieme politico e intimamente privato. In Woman Unknown, l’occupazione nazista in Danimarca torna a bussare alla porta di una donna che credeva di essersi reinventata. In Naza, la Storia è un presente che si scrive sui tetti di Tel Aviv, mentre accade. Persino Bunker, pur partendo da un presente iper-contemporaneo, mette in scena la stessa paura antica, quella per cui ciò che minaccia di ripetersi non si può mai davvero murare fuori.
È qui che la domanda posta da Barbera in apertura trova una risposta indiretta ma netta: la memoria non è un archivio chiuso, è un lavoro che continua. Ogni film in concorso sembra affermare che non esiste presente che non sia già abitato dal passato che lo ha prodotto, e che il compito del cinema, oggi come ieri, è proprio quello di rendere visibile questo lavoro sotterraneo, di dargli un corpo, un volto e una voce.
IN CONCORSO
Ink di Danny Boyle (Regno Unito, Francia, USA)
(2 settembre, ore 9:00 Sala Giardino)
Bucking Fastard di Werner Herzog (Irlanda, USA)
(2 settembre, ore 19:30 Sala Darsena)
Wild Horse Nine di Martin McDonagh (Regno Unito, USA, Cile)
(3 settembre, ore 9:00 Sala Darsena)
Nelson san, Anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, did you kill people?) di Shinya Tsukamoto (Giappone, Usa, Thailandia, Vietnam)
(3 settembre, ore 19:45 Sala Darsena)
15/18 (A place to heal) di Cédric Kahn (Francia)
(4 settembre, ore 9:00 Sala Grande)
Primetime di Lance Oppenheim (USA)
(4 settembre, ore 19:45 Sala Darsena)
Succederà questa notte di Nanni Moretti (Italia, Francia, Spagna)
(5 settembre, ore 9:00 Sala Grande)
Ga- Neung- Han Sa-Rang (Possible Love) di Lee Chang-dong
(5 settembre, ore 19:00 Sala Darsena)
Kvinde Ukendt (Woman Unknown) di May el-Toukhy (Danimarca, Svezia, Lettonia)
(6 settembre, ore 8:30 Sala Darsena)
The Echo Chamber di Andrea Pallaoro (Italia, Belgio)
(6 settembre, ore 8:45, Sala Grande)
Look Back di Hirokazu Koreeda (Giappone)
(6 settembre, ore 19:45 Sala Darsena)
L’estranea di Paolo Strippoli (Italia, Francia, Belgio)
(7 settembre, ore 9:00 Sala Darsena)
Bunker di Florian Zeller (Francia, Spagna)
(8 settembre, ore 8:30 Sala Darsena)
Company di Casey Affleck (Canada, USA)
(8 settembre, ore 9:00 Sala Grande)
Dau di Ilya Khrzhanovsky (Germania, Francia, Svezia)
(8 settembre, ore 18:45 Sala Darsena)
Un bon petit soldat di Stéphane Brizé (Francia)
(9 settembre, ore 9:00 Sala Darsena)
Il fuoco che ti porti dentro di Eduardo De Angelis (Italia)
(9 settembre, ore 9:00 Sala Grande)
Un peu avanti minuit di Nicolas Pariser (Francia)
(9 settembre, ore 19:45 Sala Darsena)
Naza di Yuval Abraham, Rachel Szor (Regno Unito)
(10 settembre, ore 9.00 Sala Grande)
Kami Nour (A bit of light) (Iran, Svizzera, Italia, Canada, Turchia) di Ali Asgari
(10 settembre, ore 19:30 Sala Darsena)
Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis (Italia, Brasile)
(11 settembre, ore 9:00 Sala Grande)