In scena le donne di casa Pirandello
Prima di Cecilia d’Amico, già sua nonna, Maria Luisa Aguirre d’Amico, figlia di Lietta Pirandello e, dunque, nipote dello scrittore siciliano, particolarmente in due libri, Vivere con Pirandello e L’ombra del padre, aveva parzialmente ricostruito i destini di sua nonna e di sua madre, sul filo dei ricordi personali e di famiglia, delle lettere e dei diari di Maria Antonietta e di Lietta, nel tentativo di scandagliarne i pensieri, indagarne le pieghe psicologiche, comprenderne le sofferenze. Ora Cecilia ritorna su quei passi ed è un interessante segno dei tempi che lo faccia con Giovanni Maria Briganti, suo marito. Insieme scelgono di farlo con una forma sintetica, ma densa di pathos, qual è il melologo: il primo, dedicato a Maria Antonietta, sulle musiche, a tratti giustamente drammatiche, di Stefano Cucci; il secondo, incentrato su Lietta, musicato da Fausto Sebastiani, alterna toni drammatici ad altri più lievi, non senza qualche rapido accenno strumentale a ritmi etnici sudamericani, per accompagnare gli anni vissuti in Cile da Lietta accanto al marito Manuel Aguirre. Con mano sicura in poche pennellate Cecilia d’Amico tratteggia il ritratto di Maria Antonietta, figlia di Calogero Portolano, socio in affari del padre di Pirandello, Stefano. Fa da sfondo la Sicilia di fine Ottocento, dove Maria Antonietta, è rimasta orfana della madre, morta in seguito al parto, perché il marito si è rifiutato di farla visitare da un medico maschio. Cresciuta in collegio, durante le passeggiate deve tenere sempre gli occhi bassi, controllata a distanza dal fratello. Rientrata a casa, spiando Girgenti dietro le persiane, continua la sua vita sotto stretta sorveglianza dei maschi di casa, sino al matrimonio combinato con Luigi Pirandello. All’epoca Luigi è un giovane biondo dagli occhi azzurri e l’aria romantica, con un pizzetto da Nazareno. Naturale che la giovane Maria Antonietta, bella lei pure, ma inesperta della vita, se ne innamori. Presto, però, avverte la profonda differenza tra il suo carattere, educato a una ritrosia di sentimenti tipica del tempo, e l’irruenza del giovane fidanzato, che, spinto da una passione tanto amorosa quanto letteraria, la incalza con lettere copiose, insistenti, in cui le rimprovera di non corrispondere con altrettanta intensità e frequenza ai suoi slanci.

Un momento dello spettacolo
Maria Antonietta è riservata, pudica, della nativa Girgenti conosce il ristretto perimetro nel quale le è stato consentito di muoversi, mentre il giovane Pirandello ha conosciuto un mondo, dall’Università di Roma a quella di Bonn, dove si è laureato. Anima semplice, Maria Antonietta non è pronta a confrontarsi con le ambizioni del giovane marito, che sogna una fama letteraria e con lei si trasferisce nella capitale. In rapida sequenza, a due anni di distanza l’uno dall’altro, lì nascono i tre figli. Maria Antonietta è incalzata ora dalle incombenze della casa, dai doveri di moglie, dalle responsabilità di madre, e, quando vede sfumare la sua dote e le rendite connesse, in seguito all’allagamento della zolfara di sua proprietà in Sicilia, la sua mente vacilla. La perdita di un’identità, annessa alla sua indipendenza economica, si accompagna a una crescente, morbosa gelosia nei confronti del marito, docente al femminile Magistero, poi deviata sulla figlia Lietta. Ella mal sopporta l’intesa della figlia col padre, che le consente di assistere ai colloqui con gli amici letterati, una licenza inconcepibile per Maria Antonietta. L’atmosfera in famiglia si fa irrespirabile e precipita ulteriormente, con la prima guerra mondiale, per la pena del primogenito Stefano, rinchiuso nel campo austriaco di prigionia di Mauthausen. Al suo ritorno, anziché sistemarsi, le cose precipitano, sino a rendere necessario il ricovero di Maria Antonietta nella casa di cura di Villa Giuseppina, dove resterà per quarant’anni, fino alla morte, nel 1959, all’età di ottantotto anni. Conservate con cura in una scatola ci sono le lettere della figlia Lietta. Valeria Nardella è la voce recitante, che, con sobrietà e aderenza quasi oggettiva, percorre il calvario di Maria Antonietta, mentre nei momenti di maggiore disperazione la soprano Anna Laura Tamburro innalza il tono del suo lamento; fa eco a entrambe il Pirandello del basso Alessio Neri. Nel secondo melologo, dedicato a Rosalia Caterina (per tutti Lietta) Pirandello, assume toni più accorati e partecipativi da parte della Nardella la lettura del testo di Giovanni Briganti, in cui ci è parso di avvertire a tratti una comprensibile sfumatura di lieve imbarazzo maschile a dar conto delle sofferenze di Lietta. La vita della giovane è un’altalena di emozioni: le crisi della madre, lo sfiorato suicidio, la vicinanza col padre con il quale condivide la burrascosa serata della Prima dei Sei personaggi in cerca d’autore, lunedì 9 maggio 1921, al Teatro Valle di Roma. Sino all’incontro con Manuel Aguirre, l’aitante ufficiale cileno, alle nozze e al conseguente allontanamento da «papetto». La partenza per il Cile, la difficile gravidanza, il parto tribolato del gracile Manolo, destinato a morire in tenera età, la nostalgia dell’Italia… Anche per lei si susseguono altre due gravidanze, e sono due bambine, Lietta e Maria Luisa. Pirandello nonno oscilla tra le ansie per il cagionevole nipotino e la tenerezza per le due bimbine, che crescono vispe e robuste, mentre Pirandello padre è combattuto tra due sentimenti: la premura per la salute della gracile figlia e l’egoismo di chi la vorrebbe ancora sempre accanto. Anche di questo è fatta la sofferenza di Lietta, dilaniata tra il marito e quel padre, che, al suo ritorno in Italia, trova cambiato, assorbito dal suo Teatro d’Arte, ma, soprattutto, distratto dalla sua prima attrice. A questo Lietta non è preparata, come in fondo non lo è alla morte del piccolo Manolo. Gli anni a venire le porteranno altri dolori, la morte del padre, il suicidio del marito, per sottrarsi a una malattia neurodegenerativa (sarà sepolto al Verano, accanto al piccolo Manolo).
Diretto da Stefano Cucci, il ristretto organico musicale di entrambi i melologhi è composto dal flauto di Romolo Balzani, il violino di Patrizia De Carlo, Rina You al violoncello, mentre Gabriele Joima e Fabio Silvestro si sono avvicendati al pianoforte. Grazie alla musica – avverte il programma di sala – «si entra in un viaggio musicale diviso tra due mondi opposti, vissuti dalle rispettive protagoniste: il ricovero e i viaggi, attraversando paesaggi sonori, appuntamenti armonici e disarmonici ricchi di suspense, gioia, dolore e, appunto, amore».
Ora drammatico, ora lirico, di rado spensierato, il racconto di queste due donne di riflesso getta luce sull’uomo, che fu ragione e tormento delle loro esistenze: Luigi Pirandello.
L’amore che ti diedi

Cast & credits
| Titolo
L’amore che ti diedi |
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| Sotto titolo
Le verità di Maria Antonietta e Lietta Pirandello |
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| Data rappresentazione
2 luglio 2026 |
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| Città rappresentazione
Roma |
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| Luogo rappresentazione
Sala Casella |
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| Prima rappresentazione
2 luglio 2026, ore 19.30 e 20.30 |
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| Evento
Festival dei Giardini della Filarmonica |
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| Libretto
Cecilia d'Amico, Giovanni Maria Briganti |
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| Musiche
Stefano Cucci, Fausto Sebastiani |
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| Direzione d'orchestra
Stefano Cucci |
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| Note
Valeria Nardella voce recitante Anna Laura Tamburro soprano Alessio Neri basso Romolo Balzani flauto Patrizia De Carlo violino Rina You violoncello Gabriele Joima, Fabio Silvestro pianoforte |