Walking thérapie. Camminare per essere (in)felici

di Gabriele Capperi

Data di pubblicazione su web 10/06/2026

Walking thérapie

A volte il teatro può uscire dal chiuso del palcoscenico per prendere strade diverse, usando il paesaggio urbano come fondale per la propria storia. Nella produzione firmata Teatro della Toscana, Walking thérapie mette in scena proprio la città di Firenze con uno spettacolo itinerante per le vie del centro storico, in cui la strada diventa museo di vita vissuta. 

Gregory Eve e Luca Avagliano coordinano una sorta di sessione di terapia di gruppo in cui affrontare, mentre si cammina, temi come la solitudine degli affetti e la ricerca della felicità come motivo di infelicità, cercando di leggere nella grammatica urbana che differenza c’è tra l’una e l’altra cosa. 

Prima di riunirsi per formare il lungo corteo verso il centro città, gli spettatori vengono dotati di un paio di cuffie con cui sentire la voce dei due performer e uno sgabello richiudibile da usare nelle soste tra una tappa e l’altra, per seguire comodamente alcuni inserti drammatici. Gregory è il terapeuta di gruppo, che nasconde sotto un tono di voce calmo e pacato una rabbia a cui si abbandona con grida improvvise, che costringono il pubblico ad abbassare il volume in cuffia. Luca invece è un suo ex paziente che più si convince di essere guarito dalla depressione, a seguito della fine della relazione con sua moglie, più sprofonda in un vortice di disperazione che lo spinge a un tentativo grottesco di suicidio, sporgendosi da un balcone troppo basso. Gregory guida il paesaggio emotivo del gruppo inviando dal suo mixer portatile brani diversi che fanno da sottofondo all’umorismo esagitato di Luca, che insegna agli spettatori-pazienti alcuni esercizi di “psicoattivazione” motoria, accompagnati da motti che somigliano più a vuote frasi fatte che a veri e propri consigli terapeutici. 



Un momento dello spettacolo
© Marco Borrelli

Ben presto, alla drammaturgia del testo che i due protagonisti interpretano si intreccia la drammaturgia della città, intesa come un luogo caleidoscopico in cui la casualità dell’incontro con i passanti che la attraversano diventa occasione di un’indagine sociologica. Non tutti amano sentirsi chiedere di condividere la propria paura più grande con un microfono puntato in bocca: Gregory e Luca ci provano; tuttavia, questi incontri improvvisati sono destinati a fallire e diventano testimonianze di quanto esclusivo, a tratti egoista, sia il rapporto tra il sé privato e la città, fruita come semplice merce di intrattenimento. La città si dimentica del paesaggio emotivo delle persone che la vivono rivelando così il suo volto più crudele, quello di un luogo inospitale in cui sentirsi soli anche in mezzo alla folla.

Nelle cosiddette città d’arte, l’affluenza turistica trasforma le strade in corridoi in cui le emozioni sono esperienze di passaggio, destinate a svanire solo dopo un breve pernottamento: risulta impossibile intessere un rapporto con una città che cambia così rapidamente aspetto, perché le relazioni hanno bisogno di tempo per formarsi. Forse è per questo che, per contrastare questa apatia urbana, il terapeuta Gregory invita i partecipanti a guardarsi a lungo negli occhi: un’esperienza sempre più rara nella vita quotidiana per tentare di uscire dal comfort del proprio guscio emotivo. In un’economia che impone massima efficienza anche sul piano emotivo, Walking thérapie ci spinge a esporci al rischio di provare dolore, ossia il rischio di vivere. 



Un momento dello spettacolo
© Marco Borrelli

Gregory e Luca ci prendono per mano all’interno di una Firenze trasformata, resa irriconoscibile attraverso un itinerario in cui i luoghi di interesse turistico vengono attraversati in maniera sorprendente, percorrendo vie secondarie e strettoie che collegano in un attimo un capo e l’altro del centro storico. Lungo quattro tappe il corteo fa rumore, canta, si muove liberando il corpo e lo spirito che, come spesso ci ricorda Luca, sono una cosa sola. Walking thérapie è un rituale collettivo che spegne il bagliore delle vetrine dei negozi di lusso e ridicolizza questa nostra grottesca ricerca ossessiva della felicità: psicofarmaci, sesso e alcol sono palliativi sociali, pillole insapore che lasciano solo il retrogusto di una felicità artificiale, sufficiente a mantenerci cittadini funzionali di uno spazio sociale disfunzionale.

La città viene presentata come il risultato della somma dei problemi di chi la abita: le insegne appesi ai lati delle strade diventano indizi di una improbabile narrazione dai contorni comicamente distopici, ma utile a riflettere in modo profondo sugli effetti della gentrificazione e del turismo di massa. Viene da domandarsi chi abiti la città: di solito abita chi resta. 


Walking thérapie

Cast & Credits




Un momento dello spettacolo
© Marco Borrelli

Cast & credits

Titolo 
Walking thérapie
Autori 
Nicolas Buysse, Fabrice Murgia, Fabio Zenoni
Traduzione 
Angelo Savelli
Regia 
Nicolas Buysse, Fabrice Murgia, Fabio Zenoni
Interpreti 
Gregory Eve (Terapeuta )
Luca Avagliano (Ex-paziente )
Produttori 
Teatro della Toscana 
Fotografia 
Marco Borrelli