La ribellione alla “pellaccia”: tragicommedia di una vecchia scorticata
Tra deliri di noia e solitudine, su due piccole seggiole in legno, due sorelle vecchie circa un secolo proseguono la tiritera della loro esistenza tra insulti e desideri. Carolina e Rusinella sono abilmente interpretate da due attori uomini, Carmine Maringola e Davide Mazzella, per la regia di Emma Dante. Sono protagoniste della favola La vecchia scorticata di Giambattista Basile, una delle cinquanta che compongono Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille (La fiaba delle fiabe ovvero il trattenimento dei fanciulli), scritto tra il 1626 e il 1632. La Scortecata della compagnia Sud Costa Occidentale, replica messa in scena al Teatro Nuovo di Pisa il 7 e l’8 marzo 2026, aveva debuttato il 6 luglio 2017 a Spoleto nel corso della 60° edizione del Festival dei Due Mondi, intraprendendo poi una densa tournée internazionale. Per gran parte di questo percorso, accanto a Maringola c’è stato Salvatore D’Onofrio, altro storico attore della compagnia.
Nella produzione di Emma Dante, il "fiabesco" costituisce un vero e proprio filone: dopo un primo approccio con La favola del pesce cambiato nel 2007, la regista siciliana ci ha consegnato originali riscritture di classici di Perrault, Andersen, i fratelli Grimm. La fiaba dantiana, nonostante non dimentichi lo slancio fantastico, è a tratti sgradevole, prosaica, cupa e brutale. Al tempo stesso La Scortecata è stata l'apripista di un lavoro di riscrittura dell'opera del novellista napoletano secentesco, che poi ha dato vita a Pupo di zucchero nel 2021 e a Re Chicchinella nel 2024.

Un momento dello spettacolo al Festival di Spoleto del 2017
© MLAntonelli-AGF
Una fiaba che, perlomeno
e sicuramente nella sua riscrittura, non si rivolge al giovane pubblico. Anzitutto per la materia messa in primo piano: la vecchiaia, tema indagato
della regista - seppur in chiave diversa - in Ballarini nel 2011 (evolutosi
nel Tango delle Capinere del 2023). Se in quel caso l’accento era posto
sulla nostalgia amorosa, qui ricade su un avvilimento più prettamente fisico. Ciò
che La Scortecata propone non è una morale legata
all’invidia, alla vanità, alla brama di bellezza estetica, come invece avviene
nella fiaba d'origine, ma una malinconica incapacità di accettazione della senilità, ove
il brutale gesto demandato alla sorella non ricade tanto nella volontà di una
rigenerazione quanto piuttosto in un esasperato modo di porre fine alla vita
corporea.
Esibendo attraverso una
studiata gestualità comica la fatica di chi ha rispettivamente novantanove e centodue
anni, i due attori nei panni di Rusinella e Carolina arrancano in una
quotidianità infinita in termini temporali e piuttosto ristretta dal punto di vista spaziale: non c’è altro oltre quelle due sedie; eppure la loro mente produce
pensiero immaginifico così potentemente da farci entrare tutta una platea. Il
sogno di una gioventù fisica e sessuale è tutto proiettato su una miniatura di
un castello incantato, tanto leggero/finto eppure tanto pesante da essere tutta
la realtà: il gioco. Il tentativo di ringiovanimento fino al bruciore del dito
mignolo fa da esca per la metanarrazione che le vecchie dirigono: la
trasformazione di «‘sta catapecchia in una sala reale», una rappresentazione
nella rappresentazione, tutto un artificio che è poi speculare alla costruzione
scenica di Emma Dante, come si può evincere dalle luci lasciate a vista. Bastano pochi strumenti per ricreare un mondo: è sufficiente una sorta di gorgiera
messa a mo’ di corona per tramutarsi in re, una bacchetta magica per divenire
una fata, un lenzuolo per evocare un baldacchino in cui si svolge la danza del
sesso, ritmata spassosamente dal Mambo italiano di Renato Carosone. Una
non-scenografia, tutta metonimica, di “oggetti della metamorfosi”. È così che Mazzella
e Maringola, oltre a incarnare le due sorelle, sono interpreti anche del re, a
turno, e della fata.

Un momento dello spettacolo al Festival di Spoleto del 2017
© MLAntonelli-AGF
In questo quadro metateatrale
non solo il parlato in quanto evocazione della realtà avvicina la fiaba alla
morfologia teatrale, entro i cui paradigmi è in questo caso concepita la storia,
ma rende anche la rappresentazione coerente alla forma originaria dell’opera,
ovvero una narrazione novellistica, tipicamente legata alla tradizione orale.
Infine la chiave comica
decade, alquanto brutalmente: «Basta co’ sta commedia». Comico e tragico non si
miscelano insieme in una soluzione omogenea ma sono piuttosto visibili e individuabili, designando la parte introduttiva e centrale alla commedia e
quella conclusiva al dramma. Come in un’epifania si assiste a un cambio
radicale di tono: da allegri tentativi di fuga a un gesto drastico disperato,
di intolleranza nei confronti della propria «pellaccia rattrappita», dove
l’unica soluzione si ritrova nella veemente separazione da essa, nella
scorticazione. Non più una smania di vita nuova, bensì di suicidio.
«Io nun ce credo cchiù
nelle favole, Rusinella. M’agg stancat’ di essere vecchia».
Paradossalmente, l’ultimo
momento della messa in scena è quello affrontato con maggior “garbo”. La spada
sguainata con estrema lentezza, poi un fermo immagine nell’oscurità tipica di
un dipinto barocco. Buio.
La Scortecata

Un momento dello spettacolo al Festival di Spoleto del 2017
© MLAntonelli-AGF
Cast & credits
| Titolo
La Scortecata |
|
| Anno
2017 |
|
| Data rappresentazione
8 febbraio 2026 |
|
| Città rappresentazione
Pisa |
|
| Luogo rappresentazione
Teatro Nuovo |
|
| Prima rappresentazione
Spoleto – 60° edizione Festival dei Due Mondi, 6 luglio 2017 |
|
| Titolo testo d'origine
Giambattista Basile, La vecchia scorticata, da Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille |
|
| Autori
Emma Dante |
|
| Regia
Emma Dante Manuel Caprato (assistente) |
|
| Interpreti
Carmine Maringola (Carolina) Davide Mazzella (Rusinella) |
|
| Produzione
Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma |
|
| Luci
Cristian Zucaro |
|
| Note
Direttore di scena: Gabriele Gugliara Assistente di produzione: Daniela Gusmano |