La ribellione alla “pellaccia”: tragicommedia di una vecchia scorticata

di Flora Foderà

Data di pubblicazione su web 11/03/2026

La Scortecata

Tra deliri di noia e solitudine, su due piccole seggiole in legno, due sorelle vecchie circa un secolo proseguono la tiritera della loro esistenza tra insulti e desideri. Carolina e Rusinella sono abilmente interpretate da due attori uomini, Carmine Maringola e Davide Mazzella, per la regia di Emma Dante. Sono protagoniste della favola La vecchia scorticata di Giambattista Basile, una delle cinquanta che compongono Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille (La fiaba delle fiabe ovvero il trattenimento dei fanciulli), scritto tra il 1626 e il 1632. La Scortecata della compagnia Sud Costa Occidentale, replica messa in scena al Teatro Nuovo di Pisa il 7 e l’8 marzo 2026, aveva debuttato il 6 luglio 2017 a Spoleto nel corso della 60° edizione del Festival dei Due Mondi, intraprendendo poi una densa tournée internazionale. Per gran parte di questo percorso, accanto a Maringola c’è stato Salvatore D’Onofrio, altro storico attore della compagnia.

Nella produzione di Emma Dante, il "fiabesco" costituisce un vero e proprio filone: dopo un primo approccio con La favola del pesce cambiato nel 2007, la regista siciliana ci ha consegnato originali riscritture di classici di Perrault, Andersen, i fratelli Grimm. La fiaba dantiana, nonostante non dimentichi lo slancio fantastico, è a tratti sgradevole, prosaica, cupa e brutale. Al tempo stesso La Scortecata è stata l'apripista di un lavoro di riscrittura dell'opera del novellista napoletano secentesco, che poi ha dato vita a Pupo di zucchero nel 2021 e a Re Chicchinella nel 2024.

Un momento dello spettacolo al Festival di Spoleto del 2017
© MLAntonelli-AGF

Una fiaba che, perlomeno e sicuramente nella sua riscrittura, non si rivolge al giovane pubblico. Anzitutto per la materia messa in primo piano: la vecchiaia, tema indagato della regista - seppur in chiave diversa - in Ballarini nel 2011 (evolutosi nel Tango delle Capinere del 2023). Se in quel caso l’accento era posto sulla nostalgia amorosa, qui ricade su un avvilimento più prettamente fisico. Ciò che La Scortecata propone non è una morale legata all’invidia, alla vanità, alla brama di bellezza estetica, come invece avviene nella fiaba d'origine, ma una malinconica incapacità di accettazione della senilità, ove il brutale gesto demandato alla sorella non ricade tanto nella volontà di una rigenerazione quanto piuttosto in un esasperato modo di porre fine alla vita corporea. 

Esibendo attraverso una studiata gestualità comica la fatica di chi ha rispettivamente novantanove e centodue anni, i due attori nei panni di Rusinella e Carolina arrancano in una quotidianità infinita in termini temporali e piuttosto ristretta dal punto di vista spaziale: non c’è altro oltre quelle due sedie; eppure la loro mente produce pensiero immaginifico così potentemente da farci entrare tutta una platea. Il sogno di una gioventù fisica e sessuale è tutto proiettato su una miniatura di un castello incantato, tanto leggero/finto eppure tanto pesante da essere tutta la realtà: il gioco. Il tentativo di ringiovanimento fino al bruciore del dito mignolo fa da esca per la metanarrazione che le vecchie dirigono: la trasformazione di «‘sta catapecchia in una sala reale», una rappresentazione nella rappresentazione, tutto un artificio che è poi speculare alla costruzione scenica di Emma Dante, come si può evincere dalle luci lasciate a vista. Bastano pochi strumenti per ricreare un mondo: è sufficiente una sorta di gorgiera messa a mo’ di corona per tramutarsi in re, una bacchetta magica per divenire una fata, un lenzuolo per evocare un baldacchino in cui si svolge la danza del sesso, ritmata spassosamente dal Mambo italiano di Renato Carosone. Una non-scenografia, tutta metonimica, di “oggetti della metamorfosi”. È così che Mazzella e Maringola, oltre a incarnare le due sorelle, sono interpreti anche del re, a turno, e della fata.

Un momento dello spettacolo al Festival di Spoleto del 2017
© MLAntonelli-AGF

In questo quadro metateatrale non solo il parlato in quanto evocazione della realtà avvicina la fiaba alla morfologia teatrale, entro i cui paradigmi è in questo caso concepita la storia, ma rende anche la rappresentazione coerente alla forma originaria dell’opera, ovvero una narrazione novellistica, tipicamente legata alla tradizione orale.

Infine la chiave comica decade, alquanto brutalmente: «Basta co’ sta commedia». Comico e tragico non si miscelano insieme in una soluzione omogenea ma sono piuttosto visibili e individuabili, designando la parte introduttiva e centrale alla commedia e quella conclusiva al dramma. Come in un’epifania si assiste a un cambio radicale di tono: da allegri tentativi di fuga a un gesto drastico disperato, di intolleranza nei confronti della propria «pellaccia rattrappita», dove l’unica soluzione si ritrova nella veemente separazione da essa, nella scorticazione. Non più una smania di vita nuova, bensì di suicidio.

«Io nun ce credo cchiù nelle favole, Rusinella. M’agg stancat’ di essere vecchia».

Paradossalmente, l’ultimo momento della messa in scena è quello affrontato con maggior “garbo”. La spada sguainata con estrema lentezza, poi un fermo immagine nell’oscurità tipica di un dipinto barocco. Buio.


La Scortecata

Cast & Credits




Un momento dello spettacolo al Festival di Spoleto del 2017 
© MLAntonelli-AGF

Cast & credits

Titolo 
La Scortecata
Anno 
2017
Data rappresentazione 
8 febbraio 2026
Città rappresentazione 
Pisa
Luogo rappresentazione 
Teatro Nuovo
Prima rappresentazione 
Spoleto – 60° edizione Festival dei Due Mondi, 6 luglio 2017
Titolo testo d'origine 
Giambattista Basile, La vecchia scorticata, da Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille
Autori 
Emma Dante
Regia 
Emma Dante Manuel Caprato (assistente)
Interpreti 
Carmine Maringola (Carolina)
Davide Mazzella (Rusinella)
Produzione 
Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
Luci 
Cristian Zucaro
Note 
Direttore di scena: Gabriele Gugliara Assistente di produzione: Daniela Gusmano