Tra tradizione e modernità

di Gabriella Gori

Data di pubblicazione su web 19/02/2026

La Bayadère

Ci sono tutti i crismi della più aulica tradizione nella Bayadère di Benjamin Pech, ma allo stesso tempo la modernità prorompe nella resa coreografica, scenografica e costumistica di un balletto dal sapore antico ma dal gusto moderno. Una mise en danse che innova il terzo atto con le enormi corolle di papaveri da oppio del pittore Ignasi Monreal, il quale utilizza l’oro, l’arancione, il blu e il rosso per il resto dell’allestimento, e che beneficia degli eleganti costumi di Laura Biagiotti e delle cangianti luci di Vinicio Cheli. Pech è stato étoile dell’Opéra di Parigi accanto ad Eleonora Abbagnato e, da quando l’étoile italiana ha assunto la guida del corpo di ballo capitolino nel 2015, ha firmato per l’Opera di Roma il riallestimento de Il Lago dei cigni nel 2018 e, nel 2023, questa Bayadère, riproposta oggi con successo sulla consueta musica di Minkus, eseguita dall’Orchestra del Costanzi diretta da Fayçal Karoui.

Un momento dello spettacolo 
© Fabrizio Sansoni - Teatro dell’Opera di Roma


In questa versione l’artista francese tiene ben presente la coreografia di Nureyev, realizzata per l’Opéra di Parigi nel 1992, e quella di Marius Petipa composta nel 1877 e messa in scena al Teatro Imperiale Bolshoi di Pietroburgo. Di Nureyev condivide la necessità di sviluppare il ruolo maschile con variazioni solistiche; di Petipa mantiene il pas d'action del secondo atto e il celebre Regno delle ombre del terzo, che però diventa floreale, ma riduce la pantomima del ballet à grand spectacle ottocentesco, senza sacrificare i cosiddetti numeri. La sua moderna sensibilità gli consente di celebrare il fascino di un imprecisato Oriente, intriso di mistero e sensualità, ma privo di ridondanti stereotipi, e di raccontare l'infelice storia della bayadera Nikiya e del guerriero Solor, insidiato dal fascino di Gamzatti, la figlia del Rajah, e ostacolato dalla gelosia del Grande Bramino, innamorato di Nikiya. 

La trama è ispirata al capolavoro della letteratura sanscrita, il Dramma di Śakuntalā di Kālidāsa, e ruota intorno all’amore tra la danzatrice del Tempio del Gran Bramino e il nobile Solor, che il potente Rajah costringe a sposare la principessa Gamzatti. In un drammatico confronto, le due donne si contenderanno l’amore dell'uomo e, di fronte alla resistenza di Nikiya, Gamzatti durante i festeggiamenti per il fidanzamento, la convincerà a ballare, donandole un cestino di fiori in segno di pace. In realtà, tra i fiori si cela un serpente velenoso che morde la bayadera. Il Gran Bramino le offre l’antidoto, ma Nikiya preferisce morire davanti a Solor, che fugge via. Disperato, il giovane, nella sua camera, fuma dell’oppio disteso sul canapé e sogna di ritrovare l’amata nel Regno delle Ombre. Lei lo perdona, ma al suo risveglio nella lettura di Pech, sarà Gamzatti ad averlo. L’amore non ha la meglio: ha vinto l’infingardaggine di Solor, disposto a lasciarsi soggiogare da un’altra per opportunismo e codardia.


Un momento dello spettacolo 
© Fabrizio Sansoni - Teatro dell’Opera di Roma


Proprio nelle figure di Solor e Gamzatti risiede l’altra novità di questa Bayadère che, psicologicamente, tratteggia i due personaggi in modo diverso dalla tradizione e, coreograficamente, arricchisce la loro presenza senza toccare l’intoccabile ruolo di Nikiya. Il solista Mattia Tortora, Solor, e l'étoile Susanna Salvi, Gamzatti, bene rispondono a questa caratterizzazione e così pure la prima ballerina Marianna Suriano, Nikiya, nella resa classica di questa eroina. 

Nel primo atto, l’ieraticità del Tempio accoglie la maschia danza dei fachiri capitanati dal primo ballerino Claudio Cocino e la muliebre danza sacra delle baiadere, fra cui rifulge la flessuosa Nikiya. L’arrivo del Bramino, Andrea Forza, circondato dai suoi monaci, e di Solor al comando dei suoi guerrieri crea uno studiato movimento di masse, seguito da un intenso pas de deux tra il guerriero e la bayadera. Davanti al sacro fuoco Nikiya accetta l’amore di Solor, a patto che le giuri fedeltà, e rinfocola la gelosia del sacerdote. Una pausa lirica a cui fa da contraltare, nel sontuoso e rosso palazzo del Rajah, il solista Giuseppe Schiavone, l’incontro tra Solor e Gamzatti, un energico Mattia Tortora e una volitiva Susanna Salvi. Lei lo vuole tutto per sé e tra i tendaggi dorati affronta la rivale in una schermaglia pantomimica in cui nessuna delle due arretra. Entrambe hanno temperamento e personalità e se Nikiya minaccia la principessa con un coltello, Gamzatti la schiaffeggia ed entrambe sono convincenti “danzattrici”.


Un momento dello spettacolo 
© Fabrizio Sansoni - Teatro dell’Opera di Roma


Nel secondo atto, in una calda atmosfera rossastra, in cui giganteggia un maestoso fiocco, si celebra il fidanzamento tra Solor e Gamzatti che ci regalano uno spumeggiante e virtuosistico grand pas de deux mentre la festa si anima con la presenza delle coppie che danzano e assistono all’esibizione della “Ballerina con la brocca”, la solare solista Marta Mariglini, accompagnata dalle deliziose allieve della Scuola di Danza. L’Idolo d’oro, il solista Gabriele Consoli, circondato da bambini e bambine, non delude con la sua pimpante performance, come non deludono le otto ballerine e due ballerini nel grand pas della “Danza dei Pappagalli”. Un tourbillon di numeri che preparano l’attesa variazione del cesto di Nikiya. Radiosa nella prima parte, Susanna Salvi è disperata nella seconda quando si rende conto che Solor non lascerà mai Gamzatti. La sua danza si colora allora di languido classicismo tra posizioni in allongés ed estremi cambrés, fino al tragico epilogo a cui assiste esterrefatto l’entourage del Rajah.


Un momento dello spettacolo 
© Fabrizio Sansoni - Teatro dell’Opera di Roma


Si arriva così all’atteso atto del Regno delle Ombre, introdotto dalla scena di Solor in preda ai fumi dell’oppio, che sogna di ritrovare Nikiya. Pech, nella distesa dei papaveri, anziché in un bosco, punta sui cromatismi violacei dei fiori e accentua l’atmosfera rarefatta della celeberrima sequenza delle ventiquattro ombre che scendono da un’alta e inclinata pedana, eseguendo allineati arabesque, cambrés e port de bras. Un momento molto suggestivo che ha il suo culmine nel passo a due del velo bianco di Solor e Nikija di cui colpisce il formalismo neoclassico dei passi. Un incontro d’anime cancellato dall’ultima scena che vede Gamzatti, vestita di rosso, riportare Solor alla realtà e imporgli il suo destino di principe consorte. 

Un finale amaro, quello di Pech, e poco consolante ma riscattato dalla bravura di tutti gli interpreti sapientemente guidati e forgiati da Eleonora Abbagnato. La direttrice artistica che, proprio durante le repliche della Bayadère, è stata riconfermata a capo della compagnia capitolina e della Scuola di Ballo fino al 31 luglio 2030.



La Bayadère

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo 
© Fabrizio Sansoni - Teatro dell’Opera di Roma

Cast & credits

Titolo 
La Bayadère
Sotto titolo 
Balletto in tre atti
Data rappresentazione 
7 febbraio 2026
Città rappresentazione 
Roma
Luogo rappresentazione 
Teatro dell'Opera di Roma
Scenografia 
Ignasi Monreal
Costumi 
Anna Biagiotti
Coreografia 
Benjamin Pech
Coreografia d'origine 
Marius Petipa/ Rudolf Nureyev
Corpo di ballo 
Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma
Fotografia 
Fabrizio Sansoni
Luci 
Vinicio Cheli, riprese da Jacopo Pantani
Musiche 
Ludwig Minkus
Orchestra 
Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma
Direzione d'orchestra 
Fayçal Karoui
Note 
Assistenti alla coreografia: Hervé Courtain, Isabelle Guérin. Con la partecipazione degli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell'Opera di Roma.