La tragedia di Mirandolina in un mondo senza amore
S’intitola Mirandolina il testo che Il
Teatro Stabile del Veneto ha
commissionato alla drammaturga irlandese Marina Carr, per conto di una
coproduzione internazionale con l’Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda e il Teatro Nazionale Croato di Fiume – HNK Rijeka, con
il sostegno dell’Istituto
Italiano di Cultura di Dublino, rappresentato nel Teatro “Carlo Goldoni"
di Venezia nei giorni del carnevale, con la prestigiosa regia di Caitríona McLaughlin. Il riferimento a La
locandiera di Carlo Goldoni si presenta più come un pretesto, poiché
la pièce s’incammina fin dall’inizio lungo i sentieri della contemporaneità, in
una visione plurale delle tematiche che travagliano il nostro tempo. Se da un
lato la scrittrice pone fortemente l’accento sulle amare vicende della
condizione femminile, sulle difficoltà dell’emancipazione delle donne e sulla
gabbia indistruttibile del maschilismo patriarcale, emerge anche la visionarietà
atavica - prediletta dall’autrice cresciuta nelle Midlands - che attraversa le
trame del tempo, evocando i fantasmi degli antenati.

Una scena dello spettacolo
© Serena Serrani
La storia di Mirandolina, tradotta e drammatizzata da Monica Capuani, è descritta lungo il trascorrere delle generazioni, evidenziando con asprezza le eterne incongruenze nei rapporti tra i generi, in un mondo senza amore. Tale scelta è simboleggiata dalla presenza di un binario ferroviario che attraversa la scena e dall’intangibilità degli arredi, del bancone-bar e da quanto nel corso degli anni decora il vecchio ristorante italiano di Dublino; la giovane, studentessa fuori corso di una laurea magistrale, l’ha ereditato insieme a Fabrizio, il possessivo e irruente fratellastro, adottato dal padre. In questo luogo è facile incontrare un terzetto di prototipi maschili, ritratti sullo stampo goldoniano: si tratta di Fiori e Alba, due corteggiatori perdigiorno ubriachi e spacconi, l’uno ricco, l’altro spiantato, e di Rip, uno scontroso misogino, viziato da una madre possessiva.
Il consueto andamento quotidiano, che si trascina tra le maldicenze sessuali e le avance degli uomini, stravolti dal vino e dalla droga, è spezzato dall’apparire delle ombre di un Padre bizzarro, un Bisnonno nostalgico e amareggiato e una Madre tormentata per avere ripudiato la figlia. Ben presto per Mirandolina si complica l’interminabile sfida contro chi vuole contrastare la sua autonomia e la sua libertà, soprattutto quando s’impegna a far innamorare il “nemico” delle donne. In un acceso finale, nel quale si accentuano le violenze di relazione tra mogli e mariti, le sofferenze economiche e il sogno di cambiare vita per uscire dalla trappola dei doveri filiali, si consuma l’atto estremo del predominio maschile con la tragica morte della protagonista. Ma il cerchio non si chiude perché sul treno che trasporta altrove i defunti e gli assassinati si consuma l’incontro sempre rimandato tra la madre pentita e la figlia ripudiata.

Una scena dello spettacolo
© Serena Serrani
La messinscena di Caitríona McLaughlin, che s’avvale della collaborazione di Katie Davenport per le scene e
costumi, di Paul Keogan per le
luci e di Anna Mullarkey per musiche, tende a governare una materia
sovrabbondante, talvolta ripetitiva, che acuisce le trappole della quotidianità,
gli scatti isterici dei personaggi, la soggezione ai vizi, all’alcool alle
droghe, e che evoca l’apparizione degli
avi, tanto simili a un incubo. Lo slancio nel contrassegnare le alterazioni
della modernità, soprattutto nel linguaggio e nella gestualità, si arena, qualche
volta, dentro gli schemi della ripetizione e del frammento.
La recitazione evidenzia un forte slancio degli
attori nel restituire la tragica attualità dei femminicidi, la sopraffazione e
l’incomprensione tra i sessi, le reciproche fragilità e l’infelicità per le
rinunce e per il tramonto dei sogni. Il ruolo principale attiene all’impegno di Gaja Masciale, coadiuvata
da Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita
Mannino, Massimo Scola, Andrea Tich, Sandra Toffolatti, Giancarlo
Previati, a cui
si deve il magistrale monologo
del Bisnonno Giovanni.
Mirandolina

Una scena dello spettacolo
© Serena Serrani
Cast & credits
| Titolo
Mirandolina |
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| Durata
2h 45min (con intervallo) |
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| Data rappresentazione
13 febbraio 2026 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Carlo Goldoni |
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| Titolo testo d'origine
La Locandiera |
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| Autori
Marina Carr |
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| Autori testo d'origine
Carlo Goldoni |
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| Traduzione
Monica Capuani |
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| Regia
Caitríona McLaughlin; assistente alla regia: Martina Testa |
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| Interpreti
Sandra Toffolatti (Madre) Giancarlo Previati (Bisnonno) Gaja Masciale (Mirandolina) Riccardo Gamba (Rip) Margherita Mannino (Ethel) Massimo Scola (Fabrizio) Alex Cendron (Padre) Denis Fasolo (Fiori) Andrea Tich (Alba) |
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| Produttori
Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale, Abbey Theatre - Teatro Nazionale d’Irlanda, Teatro Nazionale Croato di Fiume – HNK Rijeka |
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| Produzione
in accordo con The Agency (London) Ltd, 24 Pottery Lane, London W11 4LZ per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Dublino |
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| Scenografia
Katie Davenport; assistente alla scenografia: Florentina Burcea |
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| Costumi
Katie Davenport; assistente ai costumi: Florentina Burcea |
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| Luci
Paul Keogan |
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| Musiche
Anna Mullarkey |
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| Note
Foto Serena Serani - Video Anima Film; Spettacolo inserito nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026 |