Desiderio, corpo, resistenza

di Tea Vecchiarelli*

Data di pubblicazione su web 22/01/2026

Fame

Se la fame è ciò che ci tiene vivi, vogliamo davvero smettere di avere fame? È questa una delle domande che Armando Punzo si pone dopo la lettura di Hunger di Knut Hamsun e che diventa il nucleo concettuale del suo nuovo spettacolo, Fame, prodotto dalla Compagnia della Fortezza, storica realtà fondata da Punzo stesso all’interno della Casa di reclusione di Volterra e divenuta nel tempo un centro di riferimento nella ricerca teatrale contemporanea. Qui il regista e drammaturgo torna a interrogare la condizione umana e l’esistenza attraverso la figura di uno scrittore senza nome, che rinnega la società per tentare di scrivere la propria storia: una scelta che lo condanna a una vita di estrema povertà, portandolo a confrontarsi con la follia e la morte. 

  
Un momento dello spettacolo
© Filippo Manzini 
                                  

La scena si presenta in modo essenziale: un piccolo panchetto, che rimanda all’immaginario circense, e una grande cassapanca, contenitore simbolico delle molteplici sfaccettature dell’essere umano. In questo spazio agisce Paul Ciocian, storico attore della Compagnia, che interpreta uno scrittore senza nome, alle prese con la fame. La sua non è una fame prosaica o concreta, è una fame simbolica. È fame di vita e di creazione. In scena l’attore si sdoppia: diventa belva e domatore, individuo e società. 

L’intera drammaturgia si costruisce su questo doppio metaforico, che prende forma nella lotta costante tra il domatore, intento a mostrare al pubblico l’assurdità della “bestia”, e la bestia stessa che si dibatte instancabilmente contro una vita percepita come asfissiante. È una lotta cieca, guidata da una fame di creazione e resistenza che spinge il personaggio verso un progressivo svuotamento materiale e esistenziale. 



                                      Un momento dello spettacolo 
                                              © Filippo Manzini 

Il corpo dell’attore rende tangibile il percorso interiore del personaggio. Ciocian attraversa sulla scena tutte le forme di fame: fame di cibo, di aria, di amore e soprattutto fame di verità. Il lavoro fisico diventa così struttura drammaturgica: è il corpo stesso a rendere visibile la tensione continua tra vita e morte. In questa lotta, Fame si configura come una vera e propria ode alla vita, in cui il bisogno primario è il desiderio smisurato di esistenza e di vita. 

La musica, composta ed eseguita dal vivo da Andrea Salvadori, accompagna e amplifica la tensione del personaggio. Le sonorità evocano una costante dualità: da un lato i rumori della città e dall’altro le sonorità circensi, che insieme creano uno spazio sonoro che sostituisce la scenografia. La musica diventa parte integrante della drammaturgia, dando voce al percorso interiore del protagonista.


Un momento dello spettacolo
© Filippo Manzini
   

Punzo costruisce un teatro che è luogo di metamorfosi e di resistenza, in cui la fame si manifesta come energia vitale. Lo spettacolo scava a fondo nel confine tra vita e morte: lo scrittore muore simbolicamente per rinascere come nuovo individuo, libero dalle maschere del mondo. 

L’allegorica partenza a cui il protagonista allude nella conclusione dell’atto non è solo una fuga geografica ma una fuga metaforica da sé stesso e dalla società. È il tentativo di allontanarsi per potersi ritrovare e potersi ricreare. In questo senso, la partenza rappresenta il teatro medesimo che viene assunto come luogo che permette di nutrire quella fame che la realtà non riesce a saziare. 

Nel grido liberatorio del protagonista, che ripete ossessivamente «ho fame», si concentra la domanda che attraversa l’intero testo drammaturgico: che cosa significa essere umani? Punzo mette in scena un teatro essenziale che dà forma a un’idea più grande dell’essere umano: la vita come lotta e come desiderio. E dunque: se la fame è ciò che ci tiene vivi, allora non si tratta di colmarla ma di continuare ad ascoltarla.

 

*Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.



Fame

Cast & Credits



 Un momento dello spettacolo 
          © Filippo Manzini     
                                              


Cast & credits

Titolo 
Fame
Anno 
2026
Durata 
75' senza intervallo
Data rappresentazione 
16-01-2026
Città rappresentazione 
Pontedera
Luogo rappresentazione 
Teatro Era
Titolo testo d'origine 
Hunger di Knut Hamsun
Regia 
Armando Punzo
Interpreti 
Paul Ciocian (Domatore, Bestia, Scrittore )
Produzione 
Carte Blanche ETS/Compagnia della Fortezza, Teatro della Toscana
Scenografia 
Alessandro Marzotti, Emanuela Dall'Aglio, Armando Punzo
Costumi 
Emanuela Dall'Aglio
Sceneggiatura 
Armando Punzo
Luci 
Andrea Berselli
Musiche 
Andrea Salvadori