Storia di un boscaiolo

di Matteo Nicolini*

Data di pubblicazione su web 27/12/2025

Train Dreams

Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival, a cui sono seguite proiezioni al BFI London Film Festival e al Toronto International Film Festival, Train Dreams è da poco approdato sulla piattaforma Netflix. Si tratta della seconda opera del giovane regista americano Clint Bentley, dopo il debutto con L’ultima corsa (Jockey) del 2021. Questa sua ultima fatica, un malinconico e anticonvenzionale western, è basata sull’omonimo romanzo breve dello scrittore statunitense Denis Johnson.

La vicenda, ambientata a inizio Novecento e immersa nelle imponenti foreste dell’Idaho, segue la vita del boscaiolo Robert Grainier, interpretato da Joel Edgerton e introdotto da una voice over narrante. Della sua vita pregressa non sappiamo molto: rimasto orfano in giovane età, cresce nell’area della Great Northern Railway, una vecchia linea ferroviaria che collegava il Minnesota allo Stato di Washington, e si stabilisce nei dintorni della cittadina di Bonners Ferry, in Idaho. Passa la gioventù senza direzione né scopo, finché non incontra Gladys Olding (Felicity Jones), in un momento imprecisato della sua vita. I due si sposano e danno alla luce una figlia, Kate.


Una scena del film

I momenti di serenità e di amore familiare, si alternano alle stagioni lavorative dedicate all’attività di disboscamento, in cui Robert è costretto ad allontanarsi da casa. Grainier è uno dei tanti impiegati nella costruzione e espansione delle ferrovie americane, che nei primi anni del XX secolo conobbero il loro boom. Durante questi lunghi periodi, il taciturno Robert lavora fianco a fianco con personaggi memorabili e pittoreschi, come Hank Healy «che viveva dentro il tronco di un albero», oppure l’anziano e saggio Arn Peeples, interpretato da William H. Macy. Nel 1917 (una delle rarissime indicazioni temporali date dalla voce fuoricampo) assiste all’omicidio di un lavoratore cinese da parte dei suoi stessi superiori. L’evento incide sulla coscienza di Robert, tormentato dai sensi di colpa per non aver tentato di fermare l’attacco. Pensa di essere maledetto, si sente al sicuro ed è pienamente felice solo a casa con Gladys e la piccola Kate.

Il presagio di morte si avvera e colpisce la vita di Grainier all’incirca alla metà del film. La violenza, seppur mai del tutto esplicita né spettacolarizzata, è presente nell’opera e nella vita di Robert sin dalla sua tenera età: «Era sconcertato dalla normalità della violenza», sottolinea il narratore quando lo presenta nelle prime scene del film. A seguito del tragico evento che sconvolge la sua esistenza, Robert si chiude ancor di più in sé stesso, cambia lavoro, limita i contatti umani e conduce una vita lenta tra gli stessi boschi che lui stesso ha contribuito ad abbattere. La natura, le foreste, gli alberi sono assoluti protagonisti dell’intera opera di Bentley, esseri viventi veri e propri, spettatori silenziosi degli episodi felici o tremendamente dolorosi della vita di Grainier.


Una scena del film

Un elemento tecnico caratteristico del film è il formato 4:3 dell’inquadratura. Questa scelta stilistica ed estetica conferisce una spiccata verticalità alle inquadrature, enfatizzando l’andamento verso l’alto dei tronchi, delle conifere che affollano le scene. Gli alberi sono fonte di lavoro per Robert e per i suoi compagni, ma anche un riparo vitale. Con i loro tronchi, infatti, egli ha costruito la graziosa casa sul fiume dove vive con Gladys e Kate. Sono al tempo stesso vittime dell’industrializzazione feroce, ma anche assassini: bruciano, cadono, uccidendo sfortunati colleghi di Robert, schiacciati dall’imponente mole dei tronchi tagliati («L’albero era un amico, se lo lasciavi in pace. Ma una volta che assaggiava la lama, l’albero ti dichiarava guerra»).

Il film, che scorre lento concentrando le sue attenzioni sul suo protagonista, diventa anche il racconto di un’epoca senza precedenti, un’epoca di scoperte, di progresso e capolavori ingegneristici. La regione abitata da Robert è un’America di frontiera che vive la sua più importante trasformazione. Train Dreams è quindi un racconto di frontiera, un western, molto più per l’ambientazione (sia nel tempo che nello spazio), che per il soggetto: nessuno scontro tra bande, nessun conflitto tra bianchi e nativi, nessun sceriffo né pistolero. Il film è interessato al processo di trasformazione del territorio, un territorio sfigurato dall’uomo, dalle sue infrastrutture, dalla sua fame di progresso. Robert, nel suo ostinato isolamento nella natura, sembra perdersi la modernità che avanza, rimanendo ancorato a una semplicità che potremmo definire “primitiva”. Tuttavia, sul finire della sua vita, e dunque della stessa pellicola, mostra un nuovo interesse verso il mondo. Inizia a visitare regolarmente la città (per la precisione, Spokane, nello Stato di Washington). Fermandosi davanti alla vetrina di un negozio, scorge su un televisore acceso l’astronauta John Glenn in orbita nello spazio. Va al cinema, va a teatro. La sua apertura verso il “moderno” si conclude col volo a bordo di un piccolo aereo biposto, durante il quale trova finalmente un senso e una dolce pace in tutto ciò che ha vissuto.


Una scena del film

Il film di Bentley è la storia di un’esistenza qualunque. L’intera vita di un uomo, narrata a episodi, semplici tranche de vie, come se fossero i capitoli di un libro, o i racconti di un anziano boscaiolo davanti a un falò. I dialoghi sono profondamente sobri, ma per niente banali. Non a caso, quest’anno Clint Bentley è stato candidato al Premio Oscar alla miglior sceneggiatura non originale per Sing Sing, diretto da Greg Kwedar.

L’essenzialità del film è accentuata anche dalla sua cifra stilistica: molti silenzi, inquadrature spesso statiche, pochi personaggi. La colonna sonora di Bryce Dessner, elegante, è delicata e malinconica nei momenti spensierati, pesante e tetra in quelli più drammatici. I lunghi silenzi sono colmati dalle tante inquadrature della natura e del paesaggio della storia, reso ancor più protagonista dalla splendida fotografia di Adolpho Veloso. L’interpretazione di Joel Edgerton è anch’essa essenziale, misurata, mai patetica né eccessiva. Felicity Jones lascia un’impronta precisa, fatta di gesti e sguardi teneri e amorevoli. Anche i personaggi secondari, sebbene solo vagamente accennati, lasciano tutti qualcosa ai fini della storia, che sia un aneddoto, un motto o un dolce aiuto nei confronti del riservato Robert.

La vita di Robert Grainier si conclude nel silenzio. La storia di un boscaiolo qualunque che porta lo spettatore a riflettere sul senso della vita e sul passare del tempo, lasciandolo nell’incertezza di un finale dolceamaro, nella contemplazione del panorama.


* Studente del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.


Train Dreams

Cast & Credits




La locandina del film

Cast & credits

Titolo 
Train Dreams
Origine 
Stati Uniti d'America
Anno 
2025
Durata 
102 min
Colore 
Titolo testo d'origine 
Train Dreams
Autori testo d'origine 
Denis Johnson
Regia 
Clint Bentley
Interpreti 
Joel Edgerton (Robert Grainier)
Felicity Jones (Gladys Grainier)
William H. Macy (Arn Peeples)
Kerry Condon (Claire)
Nathaniel Arcand (Ignatius Jack)
Paul Schneider (Apostolo Frank)
Produttori 
Michael Heimler, Will Janowitz, Marissa McMahon, Ashley Schlaifer, Teddy Schwarzman
Produzione 
Black Bear Pictures, Kamala Films
Scenografia 
Alexandra Schaller
Costumi 
Dakota Keller, Malgosia Turzanska
Sceneggiatura 
Clint Bentley, Greg Kwedar
Montaggio 
Parker Laramie
Fotografia 
Adolpho Veloso
Musiche 
Bryce Dessner