Quando il passato ti presenta il conto
Tra satira, rivoluzione, azione e colpi di scena (specialmente nell’ultima ora di visione), Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson è tra i film più avvincenti degli ultimi tempi. Il titolo scelto dal regista è ispirato a una frase pronunciata dall’attivista statunitense Angela Davis, la quale sottolinea che lottare per i diritti e contro l’oppressione non avrà mai un epilogo, ma implicherà sempre, appunto, “una battaglia dopo l’altra”. Ed effettivamente il film si sviluppa come un’escalation di vicende dal potenziale esplosivo, tra action movie e dramma familiare, tra ritorni inaspettati e legami complicati.
La potenza visiva espressa in questa pellicola è innescata dal romanzo Vineland di Thomas Pynchon (1990), nel quale si affronta il periodo di rielezione del presidente Reagan. La fonte letteraria si sofferma in particolare sul concetto delle ideologie sempre più frammentate, schiacciate da un governo il cui potere delineava una prevaricazione anche militare, contro ogni anelito rivoluzionario. Non è la prima volta che il regista si ispira a un’opera di Pynchon: già nel 2014 aveva diretto Vizio di forma tratto dall’omonimo romanzo nel 2009. In questa nuova trasposizione su grande schermo Anderson si affida a un cast di grandi nomi, tra i quali i premi Oscar Sean Penn, Leonardo Di Caprio e Benicio Del Toro, anche se a rubare la scena è l’incontrollabile Teyana Taylor nel ruolo di Perfidia Beverly Hills.

Una scena del film
Lo spettatore viene immediatamente catapultato nel vivo della rivoluzione scatenata da un gruppo di anarchici presso il centro migranti di San Diego. L’attivista DiCaprio, nei panni di Ghetto Pat (alias Rocket Man), ha il compito di orchestrare un diversivo a base di fumogeni ed esplosioni durante l’invasione. Al suo fianco c’è l’intraprendente e sovversiva Perfidia. Durante l’assalto avviene l’incontro, carico di tensione erotica, tra Perfidia e il comandante della struttura, il capitano Stephen Lockjaw (magistralmente interpretato da Sean Penn), che dà vita a un triangolo amoroso. Dalla relazione tra la donna e Ghetto Pat nascerà Charlene (Chase Infiniti), evento che costringerà l’uomo alla responsabilità genitoriale verso la bambina.
Nei primi 30-35 minuti lo spettatore è immerso in un vortice di dinamismo scenico, senza potersi rilassare. Poi, all’improvviso, Anderson rallenta il flusso frenetico portando lo spettatore sul melodramma familiare vissuto da Ghetto Pat e Charlene sedici anni dopo, diventata nel frattempo una ragazza sveglia, intelligente, praticante di arti marziali sotto la guida del Sensei Sergio (Benicio Del Toro). In questa fase narrativa, Ghetto Pat è presentato come una figura vulnerabile, schiacciata da un passato che non riesce a scrollarsi di dosso. Dipendente dalla droga, è un uomo alla deriva, un vagabondo senza meta che vive in una roulotte isolata nel bosco, tormentato dai suoi demoni. L’unica certezza della sua nuova esistenza è l’amore incondizionato per la figlia. Proprio quando le cose sembrano andare lisce il film disorienta ancora lo spettatore: il vecchio nemico Lockjaw emette un mandato di cattura nei confronti di Ghetto Pat. Da questo momento in avanti assistiamo a un DiCaprio sempre più fragile, il cui dramma sconfina in un susseguirsi mozzafiato di colpi di scena.

Una scena del film
Anderson ha il merito di affrontare il tema della rivoluzione attraverso azioni sovversive contro il potere conservatore e suprematista. Fin da subito è evidente come il piglio guerrigliero di Perfidia e del suo gruppo spinga la trama su binari ingarbugliati, generando eventi che influenzeranno la vita di tutti i protagonisti. Sempre sul fronte della lotta armata, è interessante la resa psicologica di Ghetto Pat. Egli si trasforma in un rivoluzionario mancato, un uomo completamente trasformato dopo la nascita della bambina. Altro merito del regista è aver tratteggiato un personaggio viscido come Stephen Lockjaw, per il quale Sean Penn utilizza uno stile recitativo grottesco e caricaturale. La sua camminata eccessivamente impostata, il taglio di capelli, il suo sguardo che non tradisce altre emozioni se non quella di perenne disprezzo e disgusto compongono una figura con cui è impossibile entrare in empatia.

Una scena del film
Il film, seppur di durata non breve, non annoia mai lo spettatore, bensì lo galvanizza nel suo intercedere rocambolesco, lo disorienta nella riproposizione del potere meschino delle istituzioni, lo irrita mostrando l’incarnazione maschilista e subdola di Sean Penn, perfino lo diverte quando svela le difficoltà di Ghetto Pat. Il risultato è assolutamente fedele alla scelta del titolo. I personaggi non conoscono mai la tranquillità: ogni ritorno di fiamma o avvenimento che stravolge la loro esistenza li costringe, inevitabilmente, a fare i conti con il passato.
* Studente del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.
Una battaglia dopo l’altra

la locandina del film
Cast & credits
| Titolo
Una battaglia dopo l’altra |
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| Origine
Stati Uniti d'America |
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| Anno
2025 |
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| Durata
162 min |
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| Titolo testo d'origine
Vineland |
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| Titolo originale
One Battle After Another |
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| Autori testo d'origine
Thomas Pynchon |
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| Regia
Paul Thomas Anderson |
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| Interpreti
Sean Penn (Steven J. Lockjaw) Leonardo DiCaprio (Ghetto Pat) Benicio del Toro (Sensei Sergio St.Carlos) Regina Hall (Deandra) Teyana Taylor (Perfidia) Chase Infiniti (Willa) |
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| Produttori
Adam Sommer, Sara Murphy, Paul Thomas Anderson |
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| Produzione
Warner Bros. Pictures, Ghoulardi Film Company |
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| Distribuzione
Warner Bros. Entertainment Italia |
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| Scenografia
Florencia Martin |
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| Costumi
Colleen Atwood |
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| Sceneggiatura
Paul Thomas Anderson |
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| Montaggio
Andy Jurgensen |
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| Fotografia
Micheal Bauman, Paul Thomas Anderson |
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| Musiche
Jonny Greenwood |