La pianura oltre il capriccio
Nato da una produzione italo-tedesca, il
secondo lungometraggio del regista classe 1989 Francesco Sossai, Le
città di pianura, è stato presentato in anteprima mondiale al 78° Festival
di Cannes nel 2025, nella sezione Un Certain Regard dedicata a registi
emergenti e opere che sperimentano forme narrative secondo le nuove tendenze
del cinema mondiale.
Dopo l’esordio nel 2021 con Altri
Cannibali, racconto dell’esistenza cupa e alienante dei due protagonisti
Fausto e Ivan in un bianco e nero memore del cinema di Aki Kaurismäki,
il regista bellunese ritorna al colore e alla provincia veneta con un
road movie nel segno di un’altra singolare, picaresca coppia di
individui, interpretati dagli eccellenti Sergio Romano (Carlobianchi) e Pierpaolo
Capovilla (Doriano). Anche in questo caso Sossai collabora alla scrittura
del soggetto e della sceneggiatura con Adriano Candiago, confermando un
sodalizio che si dimostra attento e misurato in ogni sua parte.
Il film segue le vicende di Carlobianchi e
Doriano che sulla loro Jaguar nera sfrecciano, e noi insieme a loro, sulle
strade della provincia veneta alla ricerca del loro ultimo bicchiere da bere
insieme. L’ultimo però non è mai l’ultimo davvero e i due, che paiono muoversi
come dei moderni gatto e volpe, si ritrovano davanti un giovane studente di
architettura, Giulio Arduino, interpretato da Filippo Scotti. Timido e
apparente bloccato, il ragazzo pian piano si lascia contagiare dallo strambo duo
intraprendendo un viaggio spaziale ed esistenziale che lo condurrà al
cambiamento.

Una scena del film
Le strade percorse dai protagonisti e dalla
macchina da presa dialogano con la tradizione italiana del road movie
inaugurata da Dino Risi con Il Sorpasso (1962). Se però in
quest’ultimo la corsa si concludeva in tragedia, ne Le città di pianura
l’epilogo si dimostra più indulgente, anche nella sua malinconia.
Emblematica è la scena in cui Giulio osserva un dipinto della scuola del Veronese e nota come il pittore abbia scelto di non rappresentare la pianura: «È un capriccio, un paesaggio che non esiste, immaginario. Qui si vede che volevano unire il paesaggio delle montagne a quello lagunare, senza tutte quelle città di pianura in mezzo». Ciò che era stato nascosto dalla pittura, con Sossai viene restituito e messo in scena nella sua materialità notturna e disincarnata, rovesciando l’armonia prospettica in deriva quotidiana.
Un ulteriore tema a cui il regista pare interessato è la ricerca di uno spazio identitario. Ciò emerge non solo dalle strade apparentemente anonime percorse dai protagonisti che acquisiscono identità grazie a Giulio ma anche con la figura dell’operaio Primo Sossai. Quest’ultimo, che porta il cognome dello stesso regista, acquisisce identità, ovvero il proprio nome, solo quando il Cavaliere nel suo ultimo giorno di lavoro gli porta in dono un Rolex dorato. L’orologio diviene dunque simbolo di un’identità finalmente riconosciuta.

Una scena del film
La dimensione episodica diventa una
drammaturgia del viaggio, dove ogni incontro rappresenta un frammento di realtà
che si apre e si richiude come la tenda di un teatro. Il regista Sossai si conferma
capace di leggere le marginature della provincia e dei suoi abitanti, non solo
grazie alle inquadrature geometriche, ma anche con una macchina da presa che
ondeggia, si allarga e si chiude sempre di più riuscendo a inquadrare i diversi
micro-universi quasi facendoli confondere e mescolare.
La colonna sonora originale di Krano, cantata in dialetto veneto, amplifica il senso di appartenenza e marginalità, divenendo un dispositivo drammaturgico che si orienta con la voce e il silenzio. La musica non spiega, ma sospende con un canto che appartiene alla pianura e che al tempo stesso la trascende.
Francesco Sossai si distingue come una delle voci autoriali italiane più originali, in grado di intrecciare linguaggio cinematografico e sensibilità drammaturgica e di restituire dignità a quei mondi che rischiano di essere cancellati.
Le città di pianura

Cast & credits
| Titolo
Le città di pianura |
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| Origine
Italia, Germania |
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| Anno
2025 |
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| Durata
98 min. |
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| Colore | |
| Regia
Francesco Sossai |
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| Interpreti
Filippo Scotti (Giulio) Sergio Romano (Carlobianchi) Pierpaolo Capovilla (Doriano) Roberto Citran (Cavalier Fadėga) Andrea Pennacchi (Genio) |
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| Produttori
Marta Donzelli, Gregorio Paonessa |
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| Produzione
Vivo Film, Rai Cinema, Maze Pictures |
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| Distribuzione
Lucky Red |
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| Scenografia
Paula Meuthen |
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| Costumi
Ilaria Marmugi, Guillem Soler Pou |
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| Sceneggiatura
Francesco Sossai, Adriano Candiago |
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| Montaggio
Paolo Cottignola |
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| Fotografia
Massimiliano Kuveiller |
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| Musiche
Krano |