La pianura oltre il capriccio

di Annarita Susy Fontanella

Data di pubblicazione su web 10/12/2025

Le cittā di pianura


Nato da una produzione italo-tedesca, il secondo lungometraggio del regista classe 1989 Francesco Sossai, Le città di pianura, è stato presentato in anteprima mondiale al 78° Festival di Cannes nel 2025, nella sezione Un Certain Regard dedicata a registi emergenti e opere che sperimentano forme narrative secondo le nuove tendenze del cinema mondiale.

Dopo l’esordio nel 2021 con Altri Cannibali, racconto dell’esistenza cupa e alienante dei due protagonisti Fausto e Ivan in un bianco e nero memore del cinema di Aki Kaurismäki, il regista bellunese ritorna al colore e alla provincia veneta con un road movie nel segno di un’altra singolare, picaresca coppia di individui, interpretati dagli eccellenti Sergio Romano (Carlobianchi) e Pierpaolo Capovilla (Doriano). Anche in questo caso Sossai collabora alla scrittura del soggetto e della sceneggiatura con Adriano Candiago, confermando un sodalizio che si dimostra attento e misurato in ogni sua parte.

Il film segue le vicende di Carlobianchi e Doriano che sulla loro Jaguar nera sfrecciano, e noi insieme a loro, sulle strade della provincia veneta alla ricerca del loro ultimo bicchiere da bere insieme. L’ultimo però non è mai l’ultimo davvero e i due, che paiono muoversi come dei moderni gatto e volpe, si ritrovano davanti un giovane studente di architettura, Giulio Arduino, interpretato da Filippo Scotti. Timido e apparente bloccato, il ragazzo pian piano si lascia contagiare dallo strambo duo intraprendendo un viaggio spaziale ed esistenziale che lo condurrà al cambiamento.


Una scena del film 


Le strade percorse dai protagonisti e dalla macchina da presa dialogano con la tradizione italiana del road movie inaugurata da Dino Risi con Il Sorpasso (1962). Se però in quest’ultimo la corsa si concludeva in tragedia, ne Le città di pianura l’epilogo si dimostra più indulgente, anche nella sua malinconia.

Emblematica è la scena in cui Giulio osserva un dipinto della scuola del Veronese e nota come il pittore abbia scelto di non rappresentare la pianura: «È un capriccio, un paesaggio che non esiste, immaginario. Qui si vede che volevano unire il paesaggio delle montagne a quello lagunare, senza tutte quelle città di pianura in mezzo». Ciò che era stato nascosto dalla pittura, con Sossai viene restituito e messo in scena nella sua materialità notturna e disincarnata, rovesciando l’armonia prospettica in deriva quotidiana.

Un ulteriore tema a cui il regista pare interessato è la ricerca di uno spazio identitario. Ciò emerge non solo dalle strade apparentemente anonime percorse dai protagonisti che acquisiscono identità grazie a Giulio ma anche con la figura dell’operaio Primo Sossai. Quest’ultimo, che porta il cognome dello stesso regista, acquisisce identità, ovvero il proprio nome, solo quando il Cavaliere nel suo ultimo giorno di lavoro gli porta in dono un Rolex dorato. L’orologio diviene dunque simbolo di un’identità finalmente riconosciuta.



Una scena del film 


La dimensione episodica diventa una drammaturgia del viaggio, dove ogni incontro rappresenta un frammento di realtà che si apre e si richiude come la tenda di un teatro. Il regista Sossai si conferma capace di leggere le marginature della provincia e dei suoi abitanti, non solo grazie alle inquadrature geometriche, ma anche con una macchina da presa che ondeggia, si allarga e si chiude sempre di più riuscendo a inquadrare i diversi micro-universi quasi facendoli confondere e mescolare.

La colonna sonora originale di Krano, cantata in dialetto veneto, amplifica il senso di appartenenza e marginalità, divenendo un dispositivo drammaturgico che si orienta con la voce e il silenzio. La musica non spiega, ma sospende con un canto che appartiene alla pianura e che al tempo stesso la trascende.

Francesco Sossai si distingue come una delle voci autoriali italiane più originali, in grado di intrecciare linguaggio cinematografico e sensibilità drammaturgica e di restituire dignità a quei mondi che rischiano di essere cancellati.



Le città di pianura

Cast & Credits


La locandina del film



Cast & credits

Titolo 
Le città di pianura
Origine 
Italia, Germania
Anno 
2025
Durata 
98 min.
Colore 
Regia 
Francesco Sossai
Interpreti 
Filippo Scotti (Giulio)
Sergio Romano (Carlobianchi)
Pierpaolo Capovilla (Doriano)
Roberto Citran (Cavalier Fadėga)
Andrea Pennacchi (Genio)
Produttori 
Marta Donzelli, Gregorio Paonessa
Produzione 
Vivo Film, Rai Cinema, Maze Pictures
Distribuzione 
Lucky Red
Scenografia 
Paula Meuthen
Costumi 
Ilaria Marmugi, Guillem Soler Pou
Sceneggiatura 
Francesco Sossai, Adriano Candiago
Montaggio 
Paolo Cottignola
Fotografia 
Massimiliano Kuveiller
Musiche 
Krano