Nei sotterranei delle acque e nella memoria dei fiumi
Nasce da un progetto pluriennale di largo respiro l’ultima creazione di Marco Paolini, dal titolo Bestiario Idrico, scritto in collaborazione con lo scienziato Giulio Boccaletti, direttore della Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici). Lo spettacolo, che ha inaugurato la stagione 2025-2026 del Teatro Goldoni di Venezia, è la prima parte dell’Atlante delle Rive, una ricerca insistente sull’importanza dell’acqua per il futuro dell’umanità e una riflessione consapevole sul fatto che dai cicli del progresso del mondo emerge una forte conflittualità intorno al governo del sistema idrico. L’idea di Paolini ha raccolto intorno a sé un ampio nucleo di contributi sul piano produttivo e su quello artistico, dalla partecipazione drammaturgica di Michela Signori, Marta e Diego Dalla Via e dalla regia curata dagli stessi Fratelli Dalla Via, sino alle musiche e alla vocalità scenica di Patrizia Laquidara.
Utilizzando la consueta tecnica della messinscena in fieri, che si completa nel corso delle tournées, il testo coniuga vari registri descrittivi. Da un lato sviluppa un puntuale ragionamento scientifico, dall’altro rilancia la tecnica dei “bestiari”, vale a dire l’originale schema creativo dell’artista. Il prologo, che ha inizio in platea a contatto con il respiro affettuoso dei tantissimi spettatori presenti, serve a stabilire una complicità linguistica preliminare; cosicché quando Paolini sale sul palcoscenico e poggia il copione sul leggio risulta più facile guidare l’attenzione di tutti lungo il sentiero arduo del discorso specialistico.

Una scena dello spettacolo ©Moretto
In mezzo a un paesaggio essenziale che accosta pochi elementi decorativi, ideati da Mirko Artuso, alcuni dei quali discendono giù dal soffitto, l’attore, avvolto da sbuffi di fumi e di vapori, delinea il quadro di un’immensa distesa di fiumi che scolpiscono la fisionomia del paesaggio naturale e condizionano la storia delle città fondate sulla contrapposizione delle “rive”, per l’appunto sulle rivalità.

Una scena dello spettacolo © Moretto
Il paradosso narrativo chiama in causa il “personaggio” Paolini, “esperto di catastrofi” (un’allusione al suo Racconto del Vajont, 1993), che accetta di partecipare alle sessioni climatiche dell’ONU prima di seguire Ismail Serageldin, fondatore della Biblioteca di Alessandria, in un viaggio sotterraneo alla scoperta delle falde acquifere del globo. Entrambi fanno visita a Noè, il costruttore dell’arca, specialista di alluvioni, percorrendo la rete nascosta che unisce i corsi fluviali della pianura padana ai grandiosi emissari delle contrade orientali, sulla falsariga di un novello Marco Polo (come nel suo Milione del 1997).

Una scena dello spettacolo ©Moretto
Ed è facile constatare quanto sia ricca la verve immaginativa dell’interprete che gioca sulle storpiature dialettali e sulle espressioni verbali oltre ogni assonanza. In tal modo affiorano la magnificenza degli acquedotti di Roma antica e, ancor più, l’impresa della fondazione di Venezia, strappata alle paludi degli estuari. Come affrontare – ci si domanda – le recenti tempeste e gli allagamenti distruttivi; il contadino veneto non ha dubbi quando risponde: “negando i campi”, da non intendere in senso “negazionista” come equivoca il resoconto scritto di un qualunque redattore, ma come l’ovvia scelta d’inondarli.
Mentre si inoltra lungo le definizioni degli studi idrologici, non sempre facili da recepire, Marco Paolini intreccia con abilità l’impegno per la necessaria difesa dell’ambiente con la propria vocazione a irridere i controsensi della contemporaneità. Alla fine, applausi convinti e prolungati.
Bestiario Idrico

Cast & credits
| Titolo
Bestiario Idrico |
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| Durata
110’ |
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| Data rappresentazione
5 novembre 2025 |
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| Città rappresentazione
Venezia |
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| Luogo rappresentazione
Teatro “Carlo Goldoni” |
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| Autori
Marco Paolini, Giulio Boccaletti Collaborazione alla drammaturgia Marta Dalla Via, Diego Dalla Via, Michela Signori |
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| Regia
Fratelli Dalla Via |
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| Interpreti
Marco Paolini Patrizia Laquidara ((canto)) |
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| Produzione
Jolefilm, TSV – Teatro Stabile Veneto, Teatro Nazionale |
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| Scenografia
Mirko Artuso |
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| Luci
Michele Mescalchin |
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| Note
Direzione tecnica Piero Chinello Lo spettacolo fa parte del progetto Atlante delle Rive, ideato per La Fabbrica del Mondo |