L’arte di stare in scena
Inferno a pezzi #1 #2 #3 di Roberto Castello è un’opera che sfida apertamente le convenzioni, trasformando lo spazio scenico in un laboratorio in cui l’arte, forte di una lunghissima esperienza nel campo della danza contemporanea, si fa onesta e senza filtri. La forza dello spettacolo risiede non in una narrazione tradizionale bensì nella disarmante sincerità di un lavoro che mette al centro il processo creativo stesso. Nato da un’idea maturata durante il periodo pandemico, questo progetto tripartito è una profonda riflessione corale sulla figura dell’artista performativo e sul suo ruolo. Come spiega il coreografo prima della performance, l’Inferno non è solo un topos letterario ma una tappa inevitabile nella carriera di ogni artista, un rito di passaggio paragonabile, per intensità, a quello de La sagra della primavera. L’obiettivo non è dunque raccontare una storia, piuttosto mettere in scena un lavoro realizzato a più mani.

Il luogo scelto per lo spettacolo, il PARC di Firenze, con la sua scena spoglia e priva di orpelli, si fa complice di un’estetica cruda ed essenziale. Nulla distoglie l’attenzione dal corpo e dalla presenza dei performers, che si rivelano artisti a tutto tondo. L’uso magistrale del corpo, del volto e della voce conferisce alle loro espressioni un’intensità dolorosa, in un’esplorazione delle profondità umane attraverso il richiamo a un’iconografia legata alla tradizione dantesca. Non si tratta, tuttavia, di una mera citazione ma di un punto di partenza per una ricerca che trova i suoi assiomi essenziali nella perfetta concertazione tra concetto e gesto. Tale approccio, che è un tratto distintivo di una danza contemporanea di alto livello, è la cifra stilistica di Castello, che del resto è una figura cruciale e anticonformista della scena italiana.
La sua lunga e influente carriera lo vede tra i padri fondatori della danza contemporanea nel nostro Paese. Dopo essersi formato a Venezia col gruppo Teatrodanza La Fenice con Carolyn Carlson nei primi anni Ottanta, nel 1984 fonda Sosta Palmizi, una compagnia che ha segnato un’intera generazione di danzatori e che gli ha valso un Premio UBU per lo spettacolo Il Cortile nel 1985. L’avversione (almeno apparente) di Castello per le mode e il conformismo si riflette pienamente nell’approccio di Inferno a pezzi #1 #2 #3. Dopo aver lasciato Sosta Palmizi, nel 1993 fonda l’associazione ALDES, che oggi rappresenta una rete per le arti contemporanee, ospitando residenze e programmi multidisciplinari.

Qui, il contrasto tra l’aura solenne dell’Inferno e la dinamica ludica con cui i danzatori affrontano il lavoro è uno dei punti di forza. Le smorfie, le marce cadenzate e l’uso “spudorato” del classico – con passi di stampo accademico e accenni al bel canto – creano un’atmosfera sospesa tra il drammatico e il surreale. La musica, composta da rumori forti e prepotentemente ritmici, amplifica questa sensazione di gravità, sottolineando ogni movimento con un’eco sonora che sembra provenire dalle viscere stesse della scena. Se da un lato l’assenza di una narrazione tradizionale potrebbe risultare indigesta a chi cerca una storia da seguire, dall’altro Inferno a pezzi chiede allo spettatore di guardare oltre la superficie, di entrare nel gioco e nel lavoro degli artisti per scoprire che la vera bellezza risiede non nel risultato finale ma nel processo che lo genera.
Inferno a pezzi

Cast & credits
| Titolo
Inferno a pezzi |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
PARC |
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| Evento
Fabbrica Europa |
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| Regia
Roberto Castello in collaborazione con Alessandra Moretti |
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| Interpreti
Martina Auddino Erica Bravini Riccardo De Simone Susannah Iheme Ludovica Messina Nicola Cisternino Alessandra Moretti Giselda Ranieri |
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| Produzione
ALDES |
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| Coreografia
Roberto Castello in collaborazione con Alessandra Moretti |
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| Musiche
Marco Zanotti in collaborazione con Andrea Taravelli |