Satura Lanx

di Lara Lensi

Data di pubblicazione su web 30/08/2025

Frankenstein

Altro film atteso dopo quello di Park Chan-wook era Frankenstein di Guillermo del Toro, presentato oggi in Sala Darsena subito dopo il documentario di Gianfranco Rosi Sotto le nuvole. Del Toro torna a Venezia dopo la vittoria nel 2017 con La forma dell’acqua. Da allora ha poi diretto La fiera delle illusioni - Nightmare Alley (2021) e Pinocchio di Guillermo del Toro (2022), prodotto (come quest’ultimo lavoro) da Netflix, la piattaforma di streaming online che dal 2013 si è lanciata nella produzione cinematografica.

“La grande quantità può creare confusione, a meno che non si abbiano le idee chiare”. Sono queste più o meno le parole del personaggio di Henrich Harlander (Christoph Waltz), inventato dalla sceneggiatura di Del Toro forse seguendo uno slancio di conscia – o inconscia – autocritica. La sensazione che si ha alla fine del film è proprio la stessa che si prova quando ci si perde nel doom scrolling delle locandine proposte dalla piattaforma Netflix per poi non vedere niente.


Una scena di Frankenstein
© Netflix 2025

Poneva certamente vari interrogativi l’impresa che il regista messicano si apprestava a realizzare, mettendosi a tu per tu con il capolavoro di Mary Shelley, tra le pietre angolari del genere gotico e ispiratore di innumerevoli adattamenti. Un film che già in partenza oscillava quindi tra il rischio di cadere in un didascalico servilismo al soggetto originale, imbevuto degli stilemi del romanzo settecentesco non ancora introiettati dalla geniale ingenuità della giovane Shelley, e l’assemblaggio citazionistico delle trasposizioni a esso ispirate.

È chiaramente visibile uno sforzo realizzato per crearsi un’indipendenza nella fitta foresta di tributi, ma non sufficiente. Frankenstein di Del Toro rimane a metà tra il piglio autoriale di un regista che da sempre dimostra passione per la scrittura delle sue opere e il peso del pegno da pagare. A ciò si aggiungano i limiti della citata produzione, che sembra soffrire di horror vacui nel rimpinzare ogni sua storia dei temi più attuali cercando di coprire i più svariati gusti dell’audience ed esibendo un cast stellare ma qui del tutto dimenticabile.


Una scena di Frankenstein
© Netflix 2025

Nella ricetta di Frankenstein infatti ci possiamo trovare una critica all’industria della guerra finanziatrice dalle mani sporche di sangue che si alimenta degli scarti da essa stessa creati; traumi e dinamiche familiari da far girare la testa a Freud (non bastava il binomio creatore-mostro); randomici inni ambientalisti tra veganesimo e diritti animali; allusioni queer e di genere. A condimento, una lunga serie di citazioni si affollano, stratificano e distraggono dal godimento dello spettacolo. Si parte dai film direttamente ispirati all’opera di Shelley, dove si saccheggiano elementi poco influenti come la scena dello specchio del Frankenstein prodotto dalla Edison Studios del 1910 a scelte più intrusive (e di dubbio gusto) come quella di Jacob Elordi per la parte del mostro, dettata dalla stazza dell’attore, proprio come fece la Universal con Boris Karloff, quando l’opera del truccatore Jack Pierce nel film del 1931 scolpì per sempre l’immagine della creatura.

Successivamente si sbatte come mosche su di un vetro contro echi che vanno dalla mano del non-morto di Romero, agli abiti gessati degli scheletrici personaggi di Tim Burton, fino alla faccia di metallo dell’androide di Metropolis (1927), per poi saltare al capitolo dei giganti della saga Alien, Prometheus (2012), qui nella posa del pensatore di Rodin. Vengono ingiustificatamente scomodati capolavori letterari della stazza di Amleto, Ozymandias di Percy Bysshe Shelley, Dracula di Stoker, senza farci mancare Dr Jekyll and Mr Hyde, insieme a quelli cinematografici, come il tocco vitale del misterioso monolite di Odissea nello spazio che va a braccetto con la creazione di Michelangelo. La fronte si increspa e la bocca si schiude quando infine appaiono, in sequenza sistematica, scene, oggetti e personaggi direttamente prelevati dai classici Disney, come Biancaneve, La Bella e la Bestia, Bambi, Il Re Leone.


Una scena di Frankenstein
© Netflix 2025

Cosa rimane dunque dell’estro kitsch di Del Toro? E di Frankenstein? Poco di entrambi, purtroppo: il primo è stato impagliato per diventare pezzo da museo, il secondo è smussato da una produzione i cui unici pregi sono da riconoscere nel budget, garanzia di scenografie e costumi da sogno (o meglio, da incubo). Se la stessa affannosa reverenza avuta per le citazioni fosse stata mostrata anche nei confronti del soggetto originale, non sarebbe stato forzato il concetto dell’aspetto esteriore non canonico come handicap sociale, nel film solo vagamente sfiorata. Al contrario, è pregevole la virata che Del Toro apporta al cuore pulsante del romanzo gotico, ovvero la creazione di un universo dannato per aver negato alla donna il ruolo di generatrice di vita. La tematica nel film si raccoglie nel personaggio di Elizabeth (Mia Goth), che a sua volta diviene creatrice inconsapevole infondendo un’anima in quello che fino a quel momento era stato solo un corpo.

Insomma Del Toro era sicuramente l’uomo giusto per un così lauto pasto, avendo dimostrato in altre occasioni di saper rimanere nei binari produttivi (Hellboy, Pacific Rim). Ci si augurava che, come nel caso di Pinocchio (Oscar al miglior film di animazione nel 2023), la grande casa di produzione lasciasse spazio all’irriverenza surreale e politicamente schierata che il regista del Labirinto del Fauno può (ancora) dimostrare. 



Frankenstein

Cast & Credits



Guillermo del Toro
© John Wilson - Netflix 2025

Cast & credits

Titolo 
Frankenstein
Origine 
USA
Anno 
2025
Durata 
149 min.
Data rappresentazione 
30 agosto 2025
Città rappresentazione 
Venezia
Luogo rappresentazione 
Sala Grande
Prima rappresentazione 
30 agosto 2025
Colore 
Regia 
Guillermo Del Toro
Interpreti 
Oscar Isaac
Jacob Elordi
Christoph Waltz
Mia Goth
Felix Kammerer
Charles Dance
David Bradley
Lars Mikkelsen
Christian Convery
Produzione 
Double Dare You (Guillermo del Toro), Demilo Films (J. Miles Dale), Bluegrass 7 (Scott Stuber)
Distribuzione 
Netflix – Cai Mason
Scenografia 
Tamara Deverell
Costumi 
Kate Hawley
Sceneggiatura 
Guillermo del Toro
Montaggio 
Evan Schiff
Fotografia 
Dan Laustsen
Effetti speciali 
Dennis Berardi
Suono 
Nathan Robitaille, Nelson Ferreira, Christian Cooke, Brad Zoern, Greg Chapman
Musiche 
Alexandre Desplat
Lingue disponibili 
Inglese
Note 
Dal romanzo Frankenstein di Mary Shelley