Tagliatele la testa!

di Lara Lensi

Data di pubblicazione su web 29/08/2025

Eojjeol suga epoda (No Other Choice)

Piogge torrenziali da noir hanno chiuso la seconda giornata di festival che ha visto la prima di After the Hunt di Luca Guadagnino, un coraggioso lavoro misteriosamente non in Concorso. La terza giornata della Mostra Internazionale del Cinema vede nel programma della mattinata À pied d’œuvre di Valérie Donzelli e subito dopo Eojjeol suga epoda (No Other Choice) di Park Chan-wook, prodotto dalla Moho Film di proprietà dello stesso regista e dalla KG Productions, gestita da Michèle Ray e Alexandre Gavras, rispettivamente moglie e figlio del regista. 

Saresti disposto a tutto pur di difendere la tua felicità? Sembra questa la domanda che aleggia su No Other Choice di Park Chan-wook, tornato a Venezia dopo un’assenza di esattamente vent’anni da Lady Vendetta (2005), capitolo conclusivo della saga della vendetta (Mr. Vendetta 2002, Oldboy 2003). Nella conferenza stampa, Park parla della Mostra del Cinema italiana come di un obiettivo per il quale si stava preparando da quasi vent’anni, smussando gli angoli di quest’ultimo lavoro, in attesa del giusto budget. 

Scherza, ma non troppo, perchè No Other ha ricevuto un adeguato finanziamento solo davanti alla prova di un cast forte, capeggiato da Lee Byung hun. L’attore, adesso sotto le luci della ribalta grazie alla sua interpretazione del ruolo di “Front Man” nella celeberrima serie Netflix Squid Game, si riunisce al regista dopo Joint Security Area (JSA) (2000), delicata storia di un’amicizia impossibile. Vecchie collaborazioni per vecchi progetti che si rivelano però più che affiatate. Il soggetto è tratto dal libro horror The Ax di Donald E. Westlake, mentre il film è in onore di Costa-Gavras, che nel 2005 aveva adattato la stessa storia nel film Le Couperet. Quella del regista sudcoreano al maestro è una dedica affettuosa e originale, che segue le orme, ne protegge l’anima dark-comedy ma senza scadere nel vuoto citazionismo.


Una scena del film

No Other Choice è quindi la storia di You Man-su (Lee Byung hun), appassionato caporeparto di un’azienda leader nella produzione di carta dove lavora da ben venticinque anni. Si tratta del suo primo e unico lavoro dopo il diploma che non gli ha comunque impedito, nonostante gli orari a tempo pieno, di prendersi una laurea in Chimica. Recentemente l’impresa è stata acquisita da una società americana (e non romena, come quella di Gavras) la quale ha ritenuto opportuno un taglio drastico del personale. Non esistono privilegi di anzianità davanti ai “tagliatori di teste” che fanno rotolare anche quella di Man-su, ripagato con un ridicolo corso di supporto psicologico di gruppo per metabolizzare lo shock del licenziamento.

La notizia ha conseguenze “atomiche” in famiglia, dove la bellissima moglie Lee Miri (Son Ye-jin) cerca di correre ai ripari apportando tagli drastici a tutta l’economia familiare, abbonamento Netflix incluso. Svanisce come fumo nell’aria la serenità appena sfiorata dai Man-su, riuniti in armonia sotto il tetto dell’antica casa di famiglia, finalmente rientrata nelle proprietà dell’uomo grazie all’accensione di un mutuo. La singolare struttura architettonica mescola mattoni rossi a vista, terrazze in cemento armato dalle decorazioni brutaliste e interni che ricordano le tradizionali hanok sudcoreane, organizzate nel rispetto della natura secondo le regole del Feng Shui. Una sorta di diario di inestimabile valore, sulle cui pagine sono rimasti impressi i segni delle varie epoche attraversate e dove ogni angolo ha una storia da raccontare. Un nido, o meglio una caverna, da proteggere a ogni costo, anche a quello di trasformarsi in un mostro. La paura, la rabbia, la frustrazione e le plurime umiliazioni sono gli ingredienti dell’esplosivo artigianale che prende forma all’interno di You, che sceglie di non arrendersi ai vecchi e pericolosi vizi fatti di alcol e sigarette, ed escogita un diabolico piano per manipolare le leggi del mercato lavorativo. Per arrivare a essere il miglior candidato bisogna abbattere, letteralmente, la concorrenza.

La nuova opera dell’amato regista sudcoreano era uno degli eventi più attesi di questa edizione della Mostra: una trepidazione che si alimentava della sua prolungata assenza dal Lido e del successo de suoi ultimi lavori che hanno appassionato sia critica che pubblico (Mademoiselle, Decision to leave). Le attese si sa, non giovano e viene da chiedersi se, in assenza di tensione, lo spettacolo avrebbe avuto un sapore diverso rispetto alla sensazione di insipidità che No Other ha lasciato in bocca. Viene da chiedersi anche se, un soggetto del 1997 come The Ax, non abbia perso qualcosa nel suo invecchiamento e non opponga delle resistenze ai tentativi di ringiovanimento che la nuova sceneggiatura propone.


Una scena del film

Forse è anche questo un sogno che svanisce, ma il lavoro fisso, la casa di proprietà e la concorrenza lavorativa “locale” sono ormai storie fantastiche che non vale più la pena nemmeno raccontare. Certo, forzando un po’ la mano si può intravedere l’eco dell’odierno dibattito sulla riduzione dell’orario lavorativo, problematica che in Giappone causa le karoshi (letteralmente morti da “superlavoro”) e la crisi del mercato lavorativo che assomiglia sempre di più a una vasca di squali, il cui gioco non vale decisamente la candela. Ma sono richiami troppo in lontananza, che non arrivano, non ci pungono nella nostra poltrona in sala.

Un film non è di certo fatto del solo soggetto ed è attraverso altri aspetti che No Other ci ammalia, tra cui l’apporto originale del regista è il più apprezzabile. Sorprendente è la sua capacità e disinvoltura nel confezionare microstorie dalla trama tanto appassionante quanto sospesa, abbozzata, e poi lasciata fluttuare al di sopra dell’affollato universo di No Other. Una mise en abyme che dona profondità e spessore, premendo fortunatamente il freno sul ritmo, unico difetto dell’affannoso Decision to leave (2022). Piccole storie perfette, che si avvalgono dell’arma segreta di Park, la precisione. Una meticolosità che raggiunge gradi ossessivi nella scenografia ferma il tempo con ralenti dedicati a “dettagli sonori” e infine contamina anche il carattere di You Man-su, appassionato di Bonsai (rinomati per le cure costanti e scrupolose) e sempre più rigoroso killer senza traccia. Gli auguriamo di non cristallizzarsi in sé stesso, come gli ultimi Wes Anderson.

Da sempre un maestro nel racconto delle relazioni umane (sotto alle trame thriller-noir), Park fa di nuovo del legame familiare il cuore pulsante del film. Una famiglia che ha le sue radici nella coppia di sposi, i cui problemi derivanti dal duraturo legame si posano su una comica superficie riflettente che permette di cambiare punto di vista. Ecco, quindi, l’altro punto di forza della visione di Park, che per cambiare modo di vedere a volte alza, abbassa, nasconde o fa assumere la soggettiva alla sua telecamera. Appaiono di nuovo corpi caduchi, che come in Bugonia sembrano richiamarci alla terra, per tornare a svolgere la nostra parte nell’ecosistema. Corpi animati da un istinto animalesco di protezione di sé stessi e dei propri discendenti, a scapito di chiunque altro, secondo la legge del più forte (e astuto). È allora perseguibile chi difende la propria felicità?


Eojjeol suga epoda (No Other Choice)

Cast & Credits





La locandina

Cast & credits

Titolo 
Eojjeol suga epoda (No Other Choice)
Origine 
Corea del Sud
Anno 
2025
Durata 
139 min.
Data rappresentazione 
29 agosto 2025
Città rappresentazione 
Venezia
Luogo rappresentazione 
Sala Grande
Evento 
Biennale Cinema 2025
Regia 
Park Chan-wook
Interpreti 
Lee Byung-hun
Son Yej-in
Park Hee-soon
Lee Sung-min
Yeom Hye-ran
Cha Seung-won
Produzione 
Moho Film (Park Chan-wook, Back Jisun), KG Productions (Michèle Ray Gavras, Alexandre Gavras)
Distribuzione 
Distribuzione internazionale: CJ ENM Co., Ltd. - Claire Bhang; Distribuzione Italia: Lucky Red - Alessandra Tieri
Scenografia 
Ryu Seong-hie
Costumi 
Cho Sang-kyung
Sceneggiatura 
Park Chan-wook, Lee Kyoung-mi, Don McKellar, Jahye Lee
Montaggio 
Kim Sang-beom, Kim Ho-bin
Fotografia 
Kim Woo-hyung
Effetti speciali 
Lee Seungje
Suono 
Kim Suk Won
Musiche 
Cho Young-wuk
Lingue disponibili 
Coreano