It Takes a Fool
Bugonia di Yorgos Lanthimos è il secondo film della seconda giornata dell’82a edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Il regista torna al Lido dopo il Leone d’Oro aggiudicatosi nel 2023 con Povere creature!, gotica e surreale storia con protagonista Emma Stone. Da allora il binomio attrice-regista ha prodotto anche Kinds of Kindness (2024): disturbanti episodi accomunati dal misterioso personaggio R.M.F, dove spiccava Jesse Plemons, che ritroviamo qui come co-protagonista. Il film è prodotto dal regista stesso, Fruit Tree di proprietà di Emma Stone, Element Pictures e Square Peg, casa di produzione fondata dall’altro grande regista del “perturbante”: Ari Aster.
Ci aveva avvertito il direttore della mostra Alberto Barbera rivelando in un’intervista che il fil rouge ricorrente nei film in concorso erano i mostri. E per chi avesse sete di avvistarli, con Bugonia siamo certi possa dirsi soddisfatto (a differenza del ricercatore Steve Boyes di Ghost Elephants di Herzog, che ieri ha chiuso la prima giornata di Festival).

Una scena del film
Bugonia è il figlio non-sano dell’altrettanto insalubre era odierna, affetta da un disturbo bipolare che oscilla tra eccessi di compassione al limite del senso di colpa e impenetrabile, gelida, apatia. Lanthimos mette il suo pubblico alle strette giocando con le paure che, da bravi figli del web, si insinuano e trovano un piccolo spazio dentro ognuno di noi. E lo fa in maniera spietata, come un gatto con la sua preda.
Il volto e il corpo di questi terrori quotidiani è Teddy Gatz, un insuperabile Jesse Plemons che recita un personaggio scritto per ispirare pietà e, dopo l’opera di immedesimazione, autocommiserazione. Sì, perché il giovane Teddy è nel limbo degli orfani: la madre Sandy (Alicia Silverstone) lo ha lasciato solo nella grande casa di periferia con suo cugino Don (Aidan Delbis), affetto da disturbi mentali. L’amore fraterno li unisce in quella che si può definire una sopravvivenza. I loro abiti da apicoltori, logori e sporchi, cozzano drasticamente con la perfetta routine di Michelle Fuller (Emma Stone), dirigente della compagnia Auxiloth il cui logo ricorda fin troppo il triangolo formato dalla squadra da disegno e il compasso, simbolo della massoneria. Le prime parole di Fuller le sentiamo solo guardando la donna attraverso uno schermo, mentre recita persuasivamente il testo del nuovo spot aziendale. Inclusività e flessibilità sono i nuovi imperativi, senza però mutare gli obiettivi del budget.

Una scena del film
È lei la causa di tutti i mali della famiglia Gatz, e ne è al contempo la chiave per risolverli; per questo Teddy sta da tempo lavorando a un piano che, se avrà successo, potrebbe salvare la vita all’intero pianeta. La compagnia Auxiloth ha un passato pesante in termini di impatto ambientale, per via del largo uso di una nuova generazione di pesticidi che ha messo in pericolo le comunità di api locali, principali attrici, come ci ricorda Teddy, della riproduzione vegetale. Al contrario, le responsabilità degli effetti nocivi sugli umani, Auxiloth, non le ha mai volute riconoscere, mettendo a tacere il caso di Sandy con una lauta ricompensa alla famiglia Gatz. Nel vicinato allora sfrecciano sulle loro biciclette Teddy e Don, per rincorrere alieni degni di E.T., ma senza inquinare.
Capitano della nave, il regista greco ci spinge fino ai nostri confini, lasciando percepire il grande nulla, per poi rapidamente far cadere giù il sipario su cui è abbozzato il disegno di Atlantide: la città immaginata oltre le colonne d’Ercole, promessa che il vuoto non è davvero vuoto. In un pianeta che mostra sempre di più i sintomi del parassita che lo affligge, ci sentiamo tutti più tranquilli quando i mostri diventano veri.
Risale la vetta Lanthimos dopo la mediocre prova di Kinds of Kindness in cui è contenuto l’episodio che vede di nuovo Plemons e Stone protagonisti, papabile germe di Bugonia. Anche Kinds ruotava attorno al pianeta della salute mentale, alludendo alla sindrome di Capgras secondo la quale, chi ne è affetto, crede fermamente che i propri cari o familiari siano stati rimpiazzati da un impostore dalle stesse sembianze.
Se a un capo del filo troviamo dunque geniali trovate alla Invasion of the Body snatchers, dall’altro rispondono ampi spazi lasciati a vere e proprie conversazioni uscite da una seduta di psicoterapia, a cui la superba recitazione di Stone conferisce lo status di arma suprema con cui poter abbattere ogni nemico. Bugonia, però, fa sorgere il dubbio (it takes a fool to remain sane, come recita la canzone dei The Ark?) e mostra come una realtà fatta di agghiaccianti notizie quotidiane e comode routine personali sia la strada per la soglia della pazzia.

Stone, ormai musa del regista, ritrova lo stesso vigore di Povere creature! a cui aggiunge una tridimensionalità attoriale che affascina. Proprio come un liquido, il suo corpo sembra prendere la forma del contenitore che le si porge. Il suo volto in primo piano riesce a evocare mostruosità che spaziano dalla finzione del demoniaco pagliaccio IT, alla realtà delle torture vissute dai detenuti nei campi di concentramento, con tanto di allusione dell’esperimento Milgram, reificazione di uno dei più grandi interrogativi della storia recente. La chiusura circolare di Bugonia promette che la storia si stia ripetendo.
Accanto a lei, Plemons dimostra una perfetta sincronia con lei abbracciando una recitazione sempre più corporea e immersiva, tanto da spingere entrambi gli attori ad affrontare importanti cambiamenti fisici. Tra gli elementi che compongono la visione di Lanthimos sembra acquisire importanza la pelle. Il regista, da sempre affascinato dall’anatomia umana e il sangue (Dogtooth, The Lobster), sceglie di partire dalla superficie e valorizzare la composizione liscia e compatta del derma di Stone che si completa nella controparte irregolare delle cicatrici del volto di Plemons. Corpi che sembrano moniti della loro caducità, che si vogliono riconnettere alle necessità ancestrali, preistoriche, quando dentro una caverna, alla luce di un fuoco, già si raccontavano storie.
Bugonia

Cast & credits
| Titolo
Bugonia |
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| Origine
Regno Unito |
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| Anno
2025 |
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| Durata
120' |
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| Luogo rappresentazione
Venezia |
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| Prima rappresentazione
28-08-2025 |
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| Regia
Yorgos Lanthimos |
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| Interpreti
Emma Stone Jesse Plemons Aidan Delbis Stavros Halkias Alicia Silverstone |
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| Produttori
Yorgos Lanthimos, Element Pictures (Ed Guiney, Andrew Lowe), Fruit Tree (Emma Stone), Square Peg (Ari Aster, Lars Knudsen), CJENM (Miky Lee, Jerry Kyoungboum Ko) |
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| Scenografia
Will Tracy |
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| Costumi
Jennifer Johnson |
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| Sceneggiatura
Will Tracy |
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| Montaggio
Yorgos Mavropsaridis |
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| Fotografia
Robbie Ryan |
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| Suono
Johnnie Burn |
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| Musiche
Jerskin Fendrix |