Il silenzio tra padre e figlia

di Aurora Bogazzi*

Data di pubblicazione su web 28/05/2025

Paternal Leave

Paternal Leave segna l’esordio alla regia della tedesca Alissa Jung. Nota attrice tedesca attiva in diverse produzioni cinematografiche e televisive tedesche, arriva al successo internazionale con il ruolo della protagonista nella miniserie Maria di Nazaret (2012), molto seguita in Italia. Passata dietro alla macchina da presa, si è presentata con il suo lungometraggio in anteprima mondiale alla 75a Berlinale, nella sezione Generation 14plus, dedicata a opere che si rivolgono ai giovani ma capaci di toccare anche il pubblico adulto. Proprio in questo contesto ha ricevuto il Premio AG Kino - Gilde Cinema Vision 14plus, rivelando al grande pubblico la sua cifra autoriale.

Paternal Leave affronta un topos classico sia al cinema che in letteratura: il rapporto mancato tra padre e figlia. Paolo, uomo solitario che vive in una cittadina della costa adriatica, non ha mai riconosciuto la sua prima figlia, Leo, una ragazza tedesca di quindici anni. Un bel giorno, all’insaputa della madre, Leo decide di partire per conoscerlo.


Una scena del film

Una trama essenziale che consente alla regista di toccare temi delicati come l’abbandono, il perdono, la solitudine e la difficoltà di esprimere i propri sentimenti. Il rischio del sentimentalismo viene evitato grazie a una messa in scena sobria e a strategie narrative efficaci. In particolare, l’uso di tre lingue (italiano, tedesco e inglese) non ha solo una funzione realistica ma assume un forte valore simbolico. I diversi idiomi evidenziano l’incomunicabilità tra Leo e Paolo, la loro difficoltà nel comprendersi e nel comprendere le rispettive scelte. In una delle scene più commoventi del film, entrambi esplodono emotivamente iniziando a parlare nella propria lingua: uno sfogo rivolto più a sé stessi che all’altro, che si conclude con un silenzio e un abbraccio capaci di esprimere ciò che le parole non sanno dire.

Una scena del film
Una scena del film

Le ellissi, il non detto sono elementi centrali del film. Paternal Leave non dà risposte, ma lascia spazio alle riflessioni degli spettatori. Il clima emotivo, invece, viene reso apertamente attraverso la fotografia, curata da Carolina Streinbrecher, che, con toni freddi e luci naturali, esalta l’ambiente marittimo invernale riflettendo il vuoto interiore dei personaggi. La colonna sonora di Dascha Dauenhauer ha un ruolo altrettanto importante: a volte diegetica, diventa un punto di contatto tra i due protagonisti, entrambi appassionati di musica; altre volte lavora in sottrazione, riempendo i silenzi e le tensioni.

Anche la sceneggiatura, firmata dalla stessa regista, si distingue per la sua struttura essenziale. I dialoghi, mai esplicativi, seguono un ritmo autentico che rispetta l’emotività dei personaggi. Anche quando sembra non accadere nulla la scena parla, essendo densissima di significato, espresso con immagini simboliche. Volutamente ridondante è la metafora del fenicottero rosa, animale che – come spiega Leo a Paolo in un momento di confronto – è un padre esemplare, premuroso tanto quanto la madre. Lo vediamo sottoforma di gonfiabile nelle mani di Eva, la figlia più piccola di Paolo, che, pur avendo lo stesso padre, ha conosciuto un lato di lui che Leo non ha mai sperimentato. Lo rivediamo più e più volte sotto altre forme fino alla scena dell’investimento stradale e alla successiva sepoltura, momento che introduce una rottura grottesca nell’atmosfera malinconica del film.

Una scena del film
Una scena del film

Un elemento decisivo per la riuscita dell’opera è l’interpretazione dei due protagonisti. Da una parte, Luca Marinelli, compagno della regista, con cui, come hanno dichiarato più volte nelle interviste, parlano la stessa “lingua cinematografica”. L’attore romano riesce a restituire il disagio del padre mancato con misura e profondità. Dall’altra parte, la scoperta di Juli Grabenhenrich, che firma il suo debutto cinematografico con una prova attoriale sincera, capace di restituire con naturalezza le fragilità del suo personaggio.

In conclusione, Paternal Leave si inerisce nel genere del dramma familiare d’autore, distinguendosi per un’impostazione registica riconoscibile e una sensibilità non comune. Raccontando con delicatezza ed efficacia la distanza affettiva tra padre e figlia, è un’opera che lascia il segno e suscita nello spettatore domande aperte che lo accompagnano nei giorni successivi alla visione.


* Studentessa del Laboratorio di culture digitali e arti performative nel corso di Scienze dello Spettacolo del Dipartimento SAGAS.


Paternal Leave

Cast & Credits


La Locandina
La locandina



Cast & credits

Titolo 
Paternal Leave
Origine 
Germania, Italia
Anno 
2025
Durata 
113 min
Colore 
Regia 
Alissa Jung
Interpreti 
Juli Grabenhenrich (Leo)
Luca Marinelli (Paolo)
Arturo Gabbriellini (Edoardo)
Joy Falletti Cardillo (Emilia)
Gaia Rinaldi (Valeria)
Produttori 
Cécile Tollu-Polonowski, Michael Weber, Viola Fügen, Sonia Rovai
Distribuzione 
Vision Distribution
Scenografia 
Cristina Bartoletti
Costumi 
Daniela Tartari
Sceneggiatura 
Alissa Jung
Montaggio 
Heike Parplies, David Maria Vogel
Fotografia 
Carolina Steinbrecher
Effetti speciali 
Franco Galiano
Suono 
Jörg Theil
Luci 
Michele Cressi
Musiche 
Dascha Dauenhauer
Note 
Produttori esecutivi: Mario Gianani, Lorenzo Gangarossa. Truccatori e parrucchieri: Giulia Riccardizi