Marionette senza storia nelle mani di un vecchio brontolone

di Carmelo Alberti

Data di pubblicazione su web 25/02/2025

Sior Todero brontolon


Nella fase più matura della sua drammaturgia Carlo Goldoni accentua sempre più l’indagine sull’ambiguità delle relazioni civili, vale a dire sul rapporto tra l’autoritarismo dei “vecchi” all’interno della famiglia e l’evolversi rapido dei costumi sociali e dell’emancipazione culturale, a cominciare da quella femminile. Un testo esemplare, in tal senso, è Sior Todero brontolon (1762), uno dei capolavori più apprezzati che valorizza il coinvolgimento di ogni singolo ruolo nel disegno della commedia.

Ne offre una nuova versione la messinscena acuta e divertente di Paolo Valerio per conto del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, del Teatro de gli Incamminati e del Centro Teatrale Bresciano. Il regista, oltre a sottolineare l’aspra comicità del lavoro, pone al centro l’idea vincente d’equiparare Todero, il protagonista ricreato magistralmente da Franco Branciaroli, a un superbo marionettista, a un umorale padre-padrone, un tirannico rustego nel cuore e nell’azione. Costui appare sprofondato sopra una larga poltrona bianca, circondata da una miriade di bambocci abbandonati. Infatti, l’ambientazione scenica, definita con felicità immaginativa da Marta Crisolini Malatesta, mostra il retropalco di un teatrino di marionette, attraversato dalla balconata dalla quale i manovratori animano i preziosi reperti dei Piccoli di Podrecca, tra casse piene di pagliacci rottamati, di braccia, gambe e teste. Ogni personaggio che agisce nella casa-teatro di Todero accompagna il proprio fantoccio, alla stregua di un “doppio” irreale, destinato a restare inerte, senza storia, dopo aver agito per breve tempo.



Una scena dello spettacolo © Simone Di Luca

L’energica Marcolina, interpretata con attenta sicurezza da Maria Grazia Plos, è decisa a contrastare il dominio patriarcale per assicurare un buon partito alla figlia Zanetta, resa da Roberta Colacino con fare ingenuo e languido. Invano cerca il sostegno del consorte Pellegrin, recitato in maniera esemplare da Piergiorgio Fasolo autentico campione della scena goldoniana: costui non solo è intimidito dalla prepotenza paterna, ma evita anche d’impicciarsi nelle faccende quotidiane, rifugiandosi dentro il baule delle attrezzerie.  Si presenta, poi, in quello spazio negato agli estranei, la Siora Fortunata, un’elegante Ester Galazzi, vedova onorata e frizzante di desideri, che ha il compito di trovare una degna sposa per il giovane cugino Meneghetto, interpretato con proprietà da Emanuele Fortunati, esaltando il rispetto dell’autorità e della buona morale attraverso il giusto ragionamento e la coerenza del linguaggio.

Tra le pareti della casa si destreggiano, inoltre, il subdolo fattore Desiderio, affidato a Riccardo Maranzana, e suo figlio Nicoletto, impersonato con giocosa vacuità da Andrea Germani, e, ancora, la serva Cecilia, sospinta dalla vivacità di Valentina Violo nella sfera della ribellione, e Gregorio, anziano servitore che Alessandro Albertin maschera da uomo ubbidiente e rassegnato, mentre sa come agire in modo autonomo, com’è evidente nella discussione con Todero sulla corretta cottura dei “bisi”.



Una scena dello spettacolo © Simone Di Luca

Franco Branciaroli condensa nel personaggio del vecchio brontolone l’attitudine a rimodulare il discorso su tonalità mobili e mutevoli, ora sul registro di chi è abituato a comandare senza ammettere repliche, ora sul compiacimento di sentirsi un essere immortale, ora sulle manie di un avaro preoccupato di mantenere intatto il patrimonio personale. Decide con caparbietà di maritare la nipote con il figlio del castaldo, per garantirsi la tenuta dei conti senza alcuna spesa; ma quando il progetto fallisce per la macchinazione delle donne, accetterà l’unione dei due innamorati, perché non dovrà sborsare nessuna dote.



Una scena dello spettacolo © Simone Di Luca

Il meccanismo di una commedia ben congegnata, che poggia sullo slancio della parlata veneziana e sul serrato scambio di battute ridicole, lascia trapelare la sottile amarezza di fronte al disgregarsi della famiglia per l’arrogante prevaricazione di chi pensa di perpetuare il potere assoluto contro i cambiamenti del mondo. 

Sono da ricordare la fantasiosa ideazione dei costumi, dovuti a Stefano Nicolao, e le sottolineature musicali di Antonio Di Pofi.



Sior Todero brontolon

Cast & Credits



Una scena dello spettacolo © Simone Di Luca

Cast & credits

Titolo 
Sior Todero brontolon
Anno 
2025
Durata 
2 h 20 min
Data rappresentazione 
20 febbraio 2025
Città rappresentazione 
Venezia-Mestre
Luogo rappresentazione 
Teatro Toniolo
Autori 
Piermario Vescovo
Autori testo d'origine 
Carlo Goldoni
Regia 
Paolo Valerio
Interpreti 
Franco Branciaroli (Todero)
Piergiorgio Fasolo (Pellegrin)
Maria Grazia Plos (Marcolina)
Roberta Colacino (Zanetta)
Riccardo Maranzana (Desiderio)
Andrea Germani (Nicoletto)
Valentina Violo (Cecilia)
Ester Galazzi (Fortunata)
Emanuele Fortunati (Meneghetto)
Alessandro Albertin (Gregorio)
Produzione 
Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano
Scenografia 
Marta Crisolini Malatesta
Costumi 
Stefano Nicolao
Movimenti scenici 
Monica Codena
Luci 
Gigi Saccomandi
Musiche 
Antonio Di Pofi
Note 
in collaborazione con i Piccoli di Podrecca