L'espressività di Madama Butterfly
Daniele Gatti saluta il pubblico fiorentino con un’interessante Madama Butterfly, strizzando l’occhio alle celebrazioni per i cento anni dalla morte di Giacomo Puccini, per un 2024 prettamente pucciniano, ricco di rappresentazioni e di convegni a lui dedicati in giro per il mondo. L’opera, con la regia di Lorenzo Mariani, è una costante del Maggio musicale fiorentino – l’ultimo allestimento è di tre anni fa, con la regia di Chiara Muti (prima ancora era stata riproposta nel 2019 da Fabio Ceresa) – e con La traviata a novembre chiuderà la stagione operistica di quest’anno.
Il sipario si apre su un ulteriore sipario, composto da lunghe tende bianche. Al posto della collina verdeggiante e della casetta che vorrebbe il libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa le scenografie di Alessandro Camera sono costituite da una serie di tende che scendono dall’alto formando un perimetro rettangolare al centro del palcoscenico, come se fossero i muri della casa. I tendaggi, in quel continuo gioco di vedo-non vedo, sono un elemento costante di tutto l’allestimento. Sin da subito si comprende come le luci (affidate a Marco Filibeck) siano un punto di forza di questo allestimento. Tra chiari e scuri, luci e ombre, si stagliano Piero Pretti e Nicola Alaimo, rispettivamente Pinkerton e Sharpless, entrambi vestiti in abiti chiari: il secondo in un completo color crema della metà del secolo, il primo con la divisa della marina, simile all’ufficiale gentiluomo cinematografico.

L’arrivo di
Cio-Cio-San (interpretata da Carolina López Moreno), attraverso la
discesa di una piattaforma rettangolare, che diventerà il pavimento della casa
e la scena principale di tutti e due gli atti, sembra un ingresso celestiale, la
venuta di una 'dea’ ex machina (nel senso latino dell’espressione). Il colore
del vestito – rosso acceso, ripreso dal coro attraverso accessori
colorati tra cui i ventagli – si staglia sulla scena, sebbene inizialmente sia leggermente
schermato dai tendaggi. La magnifica entrata di Moreno è accompagnata dalla sua
stessa voce, che convince sin da subito il pubblico del Maggio, sebbene in
alcuni punti sembri faticare nel tenere le note più acute. Il soprano si mostra
al pubblico con una mimica e una recitazione straordinarie, che forse rendono il
suo personaggio ancora più apprezzabile, grazie all’espressività sbarazzina
proposta nel primo atto.
Le movenze cambiano già nel primo finale, nel dittico sensuale e ben eseguito con Pretti, mentre i due ascendono tramite la piattaforma che si innalza sul palco. Pretti si dimostra un ottimo Pinkerton, in particolare in questa ultima parte. A conclusione del primo atto vengono applauditi il coro del Maggio e il suo maestro Lorenzo Fratini: nell’atto seguente li sentiremo solo nel coro a bocca chiusa, eseguito dietro le quinte.

La scenografia resta il fulcro di tutta l’azione anche nel secondo atto: la piattaforma che simula la casa di Butterfly è in pendenza, sbilenca, con un lungo cretto nel pavimento su cui è seduta la fedele Suzuki, interpretata da una Marvic Monreal che risalta comunque vicino a Moreno, in particolare in questa seconda parte dell’opera. I cedimenti della casa rappresentano lo stato d’animo di Cio-Cio-San, la quale cammina preoccupata sul perimetro della piattaforma, come un animale in gabbia. Il trittico composto da Butterfly, Suzuki e Sharpless convince: la prima per le sue capacità attoriali, intervallando sprazzi di allegria di una Cio-Cio-San ormai morta con momenti di angoscia sempre più intensi, attraverso una voce potente che si distingue soprattutto nel registro medio-acuto; la seconda per il suo timbro rotondo e scuro, oltre alla capacità attoriale; il terzo per la sua espressività canora e la mimica.
I costumi di Silvia Aymonino sono specchio del cambiamento della protagonista, che ha dismesso gli abiti giapponesi sin dalla fine del primo atto, indossando sottoveste e vestaglia occidentale: tutto parla di America, come la stessa nave giocattolo (accompagnata da una bandiera a stelle e strisce) del figlio, vestito come un piccolo Pinkerton, con la stessa divisa bianca del padre. Le scenografie di Camera sono il riflesso della sensibilità e dell’espressività della protagonista, in particolare nella scena in cui Butterfly comprende che Pinkerton non andrà da lei: la crepa già presente nel primo atto cederà rompendo del tutto la piattaforma, svelando così le tende lacerate retrostanti.

Il finale risulta vorticoso e avvincente, grazie all’intensità attoriale e canora di tutti i protagonisti. Spicca indiscussa Moreno, in un’interpretazione che conquista, accentuata dall’uso delle luci e del cambio di colori. La platea, quasi al completo, plaude generosa a questo allestimento, in particolare alla protagonista e a Gatti, per una conduzione interessante ed espressiva.
Non sono da dimenticare gli altri componenti del cast: Min Kin, che interpreta il principe Yamadori (come nell’allestimento del 2019), Oronzo D’Urso nei panni di un Goro ben costruito, Bozhidar Bozhkilov come lo Zio Bonzo, Davide Sodini come Ufficiale del registro e Elizaveta Shuvalova nei panni di una Kate Pinkerton decisa ma allo stesso tempo pietosa (particolarissima la scelta di vestire le due Madame Pinkerton con lo stesso vestito nero, con un taglio alla moda degli anni Cinquanta). Un plauso assicurato va anche all’orchestra del Maggio, in particolare per l’esecuzione dell’intermezzo della notte, magniloquente e pieno di espressività: se il sipario cala sul palco, lasciando come unica protagonista una Suzuki dormiente, l’orchestra conquista la scena.Madama Butterfly

Cast & credits
| Titolo
Madama Butterfly |
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| Durata
2 ore e 45 minuti circa |
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| Data rappresentazione
27 ottobre 2024 |
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| Città rappresentazione
Firenze |
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| Luogo rappresentazione
Maggio musicale fiorentino |
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| Libretto
Luigi Illica e Giuseppe Giacosa |
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| Regia
Lorenzo Mariani |
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| Interpreti
Carolina López Moreno (Cio-Cio-San) Marvic Monreal (Suzuki) Elizaveta Shuvalova (Kate Pinkerton) Piero Pretti/Vincenzo Costanzo (2/11) (F. B. Pinkerton) Nicola Alaimo (Sharpless) Oronzo D'Urso (Goro) Min Kim (Il principe Yamadori) Bozhidar Bozhkilov (Lo zio Bonzo) Giovanni Mazzei (Yakusidé) Egidio Massimo Naccarato (L'ufficiale del registro) |
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| Scenografia
Alessandro Camera |
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| Costumi
Silvia Aymonino |
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| Luci
Marco Filibeck |
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| Musiche
Giacomo Puccini |
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| Orchestra
Orchestra del Maggio musicale fiorentino |
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| Direzione d'orchestra
Daniele Gatti |
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| Coro
Coro del Maggio musicale fiorentino |
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| Maestro del coro
Lorenzo Fratini |
Trama
La storia ha inizio a Nagasaki, agli inizi del '900. Pinkerton, tenente della marina degli Stati Uniti, si unisce in matrimonio a Cio-Cio-San, una geisha quindicenne. Il matrimonio si celebra secondo la legge giapponese; questo da diritto a Pinkerton di ripudiare la moglie in qualsiasi momento per sposare una donna americana.
Le azioni di Pinkerton sono guidate da spirito d'avventura e dalla vanità. Al contrario Cio-Cio-San - che dopo le nozze si fa chiamare Madama Butterfly - è realmente innamorata dell'ufficiale di marina.
Questo amore attira su di lei l'ira dello zio bonzo, che la accusa di aver rinnegato la sua cultura e la famiglia.
ATTO SECONDO - Parte Prima
Poco dopo le nozze, Pinkerton torna in patria, abbandonando la giovane sposa. Nonostante l'incredulità dell'ancella Suzuki, Butterfly è fiduciosa del fatto che suo marito tornerà da lei in primavera come da lui promesso.
Nel frattempo Pinkerton si risposa con l'americana Kate. Continua tenersi in contatto con il console Sharpless, chiedendogli di spiegare a Butterfly l'accaduto.
Nonostante i tentativi di Goro di trovarle un nuovo marito, Butterfly continua ad avere una fede incrollabile nella lealtà del marito.
Per porre fine ai dubbi circa la fedeltà del marito, Butterfly mostra al console il figlio nato dalla seppur breve relazione con Pinkerton.
Dopo tre anni Pinkerton fa ritorno a Nagasaki insieme a Kate. Butterfly chiede a Suzuki di preparare la casa per accogliere nel migliore dei modi quello che crede essere ancora il suo sposo.
ATTO SECONDO - Parte Seconda
L'attesa di Butterfly si protrae per tutta la notte.
Pinkerton, messo a conoscenza dell'esistenza di suo figlio da Sharpless, si reca da Butterfly; la sua unica intenzione è di prendere suo figlio, portarlo negli Stati Uniti ed educarlo secondo gli usi occidentali.
Anche il console Sharpless spinge affinché il bambino venga affidato a Pinkerton e alla sua nuova moglie.
Solo a questo punto Butterfly apre gli occhi e capisce la realtà delle cose: la sua felicità, la sua grande storia d'amore era in realtà solo un'illusione.
Decide dunque di uscire di scena in silenzio, dando un ultimo abbraccio al figlio, con il volto coperto di lacrime.
Pone il bimbo in una culla di stuoia e lo benda delicatamente; seguendo un'antica usanza giapponese, si toglie la vita con un pugnale cerimoniale donatole dal padre.