Il circo umano

di Chiara Schepis

Data di pubblicazione su web 17/02/2020

La commedia della vanità

Di fronte al tendone rosso di un circo pronto a mostrare le sue meraviglie, lo spettatore del Teatro Argentina viene colto di sorpresa da ventitré attori che man mano incedono dalla platea. Il pubblico è già circondato, inglobato, costretto ad assistere: La commedia della vanità è cominciata. La gabbia non è solo quella che occupa la scena ma è l'intero teatro, o meglio, lo spazio-tempo che lo spettatore ha investito entrando in sala. Alcuni decideranno di andarsene, altri resisteranno fino al termine dell'impegnativo viaggio di Claudio Longhi: un incubo surrealista, in fin dei conti non troppo distante dalla prima pagina di un qualsiasi giornale di oggi. 

La commedia della vanità è un lungo saggio in forma teatrale scritto dal premio Nobel Elias Canetti negli anni Trenta del secolo scorso, ma pubblicato solo nel 1950. Tra i possibili motivi di odio o discriminazione, tanto “di moda” in quegli anni presso i totalitarismi europei, un non identificato governo decide di mettere al bando la vanità. La prima misura dell'oligarchia, che conquista il consenso sull'opinione pubblica di una massa ingenua e beota, è quella di vietare – e poi distruggere in un grande falò celebrativo –, tutti gli specchi, le fotografie, i ritratti. L'odio iconoclasta ingloberà infine anche l'autocelebrazione o l'adulazione, divenuti droga e trasgressione di una popolazione disperata che, perdendo la propria identità, si mostrerà alla fine nella sua nuda bestialità.


Un momento dello spettacolo @ Serena Pea
Un momento dello spettacolo 
@ Serena Pea

La messinscena del regista si compone di tre parti (durata complessiva tre ore e quarantacinque minuti), stazioni che celebrano la nascita del regime, la sua apoteosi con conseguenti sintomi di cedimento, la caduta rovinosa. La prima parte, quella più frizzante e coinvolgente, è un rito preparatorio alla celebrazione del nuovo governo per mezzo del grande fuoco purificatore in cui specchi e ritratti vanno in frantumi insieme ai diritti e alla libertà dei cittadini. Canetti prese spunto, per questo episodio, dal tragico rogo dei libri avvenuto a Berlino il 10 maggio 1933. Il seguito del nazismo è storia purtroppo nota; i due atti seguenti in cui si articola la Commedia di Canetti-Longhi non saranno certo più felici. 

Se questa è a grandi linee la trama, lo spessore delle riflessioni sociologiche, filosofiche e politiche di Canetti, le scelte espressive e gli infiniti piani di significato che Longhi non ha voluto tralasciare pongono lo spettatore, anche quello più attento, di fronte a un prodotto-spettacolo di difficilissima comprensione e fruizione. Longhi pare essere volutamente elitario e non dà spazio a una visione di superficie, che la nota grottesca, vagamente comica, potrebbe prevedere. Insiste sui concetti, non taglia i lunghissimi monologhi dei personaggi, reitera le azioni degli attori, provocando così un senso di costrizione, di irritazione, di disorientamento e fastidio, che forse è il fine ultimo della sua operazione. A tutti balza in mente l'analogia con la nostra società schiava dell'immagine e selfie-dipendente, ma non tutti hanno magari voglia di riflettere su come da ogni piccola azione personale si possa giungere alla barbarie e su quanto il cittadino, la società siano perennemente in pericolo.


Un momento dello spettacolo @ Serena Pea
Un momento dello spettacolo 
@ Serena Pea

L'artigianato teatrale di Emilia Romagna Teatro Fondazione è qui ribadita, ancora una volta, attraverso tutti i codici espressivi che collaborano alla drammaturgia di questo spettacolo: scena, costumi, musica dal vivo, attori, utilizzo dello spazio. Longhi crea una situazione espressionista che ricorda i dipinti di Otto Dix e della Nuova oggettività; la nota grottesca si insinua nel rosso dei tendaggi, nella costruzione dei costumi e negli attori stessi. Trucco, mimica, postura, cifra recitativa mostrano brechtianamente un certo grado di distorsione, di “ghigno”. 

La scena di Guia Buzzi rappresenta un enorme circo con al centro una gabbia. Il tendone fa da scatola a innumerevoli micro-ambientazioni, create funzionalizzando passerelle e pedane sopraelevate di ronconiana memoria. Anche la platea diventa spazio scenico, un altrove o una realtà che vomita sul palco (e non viceversa) mostruosi personaggi. Gianluca Sbicca segue la scelta circense anche per i costumi che, scuri e consunti, ingombranti e deformanti non hanno nulla dell'allegria della festa e costringono gli attori in posture innaturali.


Un momento dello spettacolo @ Serena Pea
Un momento dello spettacolo 
@ Serena Pea

La prova attoriale è davvero intensa: la numerosa compagnia è quasi sempre tutta in scena o impegnata tra palchetti e platea. Attori e attrici danno vita a un coro da cui si differenziano alcuni personaggi principali; gli stessi interpreti, inoltre, incarnano più personaggi. Tra loro merita una lode particolare Fausto Russo Alesi, il presidente Heinrich Föhn: soprabito scuro, cappello a cilindro e barba lunga e nera riesce a interpretare con chirurgia freddezza i diversi stati della follia, da quella che distrugge l'altro a quella che annienta sé stessi.  

Dal 19 al 23 febbraio La commedia della vanità sarà in scena al Teatro La Pergola di Firenze: non è uno spettacolo semplice, ma è merce rara poiché, avendo dietro un pensiero forte, mette lo spettatore seriamente alla prova.



La commedia della vanità

Cast & Credits



Un momento dello spettacolo visto al Teatro Argentina di Roma il 9 febbraio 2020 @ Serena Pea
Un momento dello spettacolo visto al Teatro Argentina di Roma il 9 febbraio 2020 @ Serena Pea

Cast & credits

Titolo 
La commedia della vanità
Origine 
Italia
Durata 
3 h e 45 min.
Data rappresentazione 
9 febbraio 2020
Città rappresentazione 
Roma
Luogo rappresentazione 
Teatro Argentina
Titolo testo d'origine 
La commedia della vanità
Autori 
Elias Canetti
Autori testo d'origine 
Elias Canetti
Traduzione 
Bianca Zagari
Regia 
Claudio Longhi
Interpreti 
Fausto Russo Alesi
Donatella Allegro
Michele Dell’Utri
Simone Francia
Diana Manea
Eugenio Papalia
Aglaia Pappas
Franca Penone
Simone Tangolo
Jacopo Trebbi
Rocco Ancarola
Simone Baroni
Giorgia Iolanda Barsotti
Oreste Leone Campagner
Giulio Germano Cervi
Brigida Cesareo
Elena Natucci
Marica Nicolai
Nicoletta Nobile
Martina Tinnirello
Cristiana Tramparulo
Giulia Trivero
Massimo Vazzana
Produzione 
Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Fondazione Teatro della Toscana, LAC Lugano Arte e Cultura nell’ambito del progetto “Elias Canetti. Il secolo preso alla gola”
Scenografia 
Guia Buzzi
Costumi 
Gianluca Sbicca
Luci 
Vincenzo Bonaffini