Una regia clinica

La scena di Gianluca Amodio si presenta alla platea come una scatola, qualcosa di molto simile a un box-set. Pareti scorrevoli, pesanti e intonacate, porzionano lo spazio scenico, strutturando ambienti simili ma differenti: appartamento di Andrea, quello della figlia, clinica. Il mobilio, fin da subito essenziale – un divano rosso, un tavolo con sedie e un carrello, tutto di materiale trasparente –, si farà via via più scarno, riducendosi di quadro in quadro. Sono stanze asettiche, vuote, volutamente prive di ricordi, in cui il vissuto e i punti di riferimento scompaiono.
Dentro questa scatola si svolge la via crucis di Andrea nonché si sgretola e si ricompone e galleggia la vita privata della figlia Anna, il suo tormento emotivo. Haber, bolognese classe '47, costruisce con estremo rigore e senza cedere al rilassamento-rischio dell'immedesimazione un padre vibrante, non patetico ma empatico, allegro, a tratti antipatico, disperatamente godereccio, tenero. Un uomo anziano, non ancora fiaccato nel corpo, ma lacerato dalla malattia che gli fa perdere il senso di realtà. L'attore ha certamente compiuto un lavoro di scavo intenso avviando un dialogo non indolore con il proprio personaggio. Il risultato raggiunto, contrariamente a quello immediato percepito dallo spettatore, non è per niente “naturalistico”. Haber, con grande rispetto di sé e della malattia, mostra un attore che interpreta un personaggio impegnato a rapportarsi con immagini multiple e dislocate nel tempo di sé stesso. L'istrionismo pare essere congenito in questo padre malato che disperatamente cerca di attrarre l'attenzione degli altri, della figlia e della badante (quest'ultima interpretata alternativamente da Daniela Scarlatti e da Ilaria Genatiempo in base alla percezione che ne ha l'uomo nella sua memoria disturbata). Fino a rifugiarsi, regredito a bambino, nel baluardo estremo della disperazione, reclamando l'attenzione della mamma.
Intorno a padre e figlia ruotano poi le altre coppie di attori-personaggi, in un caleidoscopico gioco a confondere. Due attrici e due attori, impegnati rispettivamente nei ruoli di compagno di Anna (Paolo Giovannucci e Riccardo Floris), badanti (le citate Scarlatti e Genatiempo) e ruoli minori. Efficacemente la regia sceglie di mostrare non la realtà dei fatti, ma la quotidianità secondo la visione malata e distorta di Andrea-Haber. L'uomo non riconosce la figlia, confonde le badanti, non ricorda mai di aver conosciuto il genero.
Con pochi espedienti, teatralissimi, Maccarinelli, ci permette di esperire in parte la difficoltà di vivere per un momento dentro la testa di Andrea. Il ritmo della rappresentazione, inizialmente lento e disteso, si fa via via vorticoso; le scene che strutturano il racconto diventano sempre più brevi – spingono in avanti, indugiano sul passato prossimo, fanno lunghi balzi all'indietro – nell'esercizio non solo stilistico di far perdere l'orientamento anche allo spettatore che diventa partecipe (compatisce) il dramma del protagonista e del suo nucleo familiare. Ma se i quadri si assottigliano, il buio-dissolvenza, attraverso cui il regista coadiuvato dal disegno luci di Umile Vaineri divide una scena dall'altra, non varia di durata. Quegli attimi di buio (due-tre minuti) si configurano come momenti di riflessione, ritorno brutale in poltrona. In quella oscurità un senso di pericolo investe l'uomo comune che tenterà di ripristinare l'ordine temporale cercando di spiegarsi la sequenza appena vista; nei secondi successivi, complice la musica atmosferica curata da Antonio Di Posi, si sentirà investito da un senso di profonda angoscia, terrorizzato da quello spettro che per tutti è la malattia, è la vecchiaia.Spettacolo visto il 12 aprile 2019 al Teatro Verdi di Padova.
Il padre

Cast & credits
| Titolo
Il padre |
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| Origine
Francia |
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| Anno
2012 |
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| Durata
95 minuti |
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| Data rappresentazione
12 aprile 2019 |
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| Città rappresentazione
Padova |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Verdi |
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| Prima rappresentazione
10 aprile 2019 |
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| Autori
Florian Zeller |
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| Regia
Piero Maccarinelli |
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| Interpreti
Alessandro Haber Lucrezia Lante Della Rovere Paolo Giovannucci Daniela Scarlatti Ilaria Genatiempo Riccardo Floris |
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| Scenografia
Gianluca Amodio |
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| Costumi
Alessandro Lai |
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| Luci
Umile Vainieri |
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| Musiche
Alessandro Di Pofi |