La legge della pietà di Antigone
Suscita soprattutto eleos l'Antigone diretta da Giuseppe Scutellà. Una pietà tanto profonda da indurre alle lacrime. L'accostamento ossimorico tra l'originario testo sofocleo (nella traduzione di Maria Grazia Ciani) e la nuova essenziale messa in scena allestita al Piccolo Teatro è funzionale al senso tragico, cui contribuiscono i giovani attori detenuti dell'Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria di Milano.
Creonte e Antigone si scontrano in un dialogo sordo senza soluzione. Rigida legge della polis (νόμος) e ineludibile legge degli dèi e del ghenos (ἄγραπτα νόμιμα). Il mancato ascolto dell'“altro” è risolto dal punto di vista drammaturgico in modo convincente: sovrapposizione delle voci nelle sticomitie (Antigone-Ismene, Antigone-Creonte) e lotta marziale tra Creonte e il figlio Emone. Alla solitudine “fanatica” degli eroi tragici si contrappone la partecipazione compassionevole del coro. Nell'alternanza originaria tra episodi e stasimi, sono questi ultimi i più toccanti.
Il coro, composto di dodici elementi, danza in modo espressivo, a volte convulsivo, sfruttando pienamente la pedana lignea che – unico elemento scenografico al centro della scena – sembra alludere al logheion greco. Il battito reiterato delle mani, dei piedi, delle lance sul legno evoca suoni arcaici.

Un momento dello spettacolo
© Piccolo Teatro Studio Melato
Originale nella parodo la ripetizione ossessiva del decreto di Creonte nelle diverse lingue. È così ulteriormente sottolineato l'elemento dell'alterità che permea lo spettacolo. Il famoso primo stasimo sulla grandezza umana («Molte cose mirabili esistono. Nessuna è più prodigiosa dell'uomo. […] E il linguaggio, e il pensiero come il vento veloce, e le norme del vivere civile le apprese da solo», vv. 332-375) è cantato in modo poetico da cinque coreute commosse e commoventi. Le stesse cambiano sapientemente registro; sembrano divertite dalle tragiche parole di commiato di Antigone. Battute stridule e risatine acute si riferiscono forse alla giovinezza inconsapevole della protagonista o, più verosimilmente, esprimono l'ironia tragica. Sympatheia e antipatheia sono equamente sollecitate.
Significativa la “confusione” dei generi. Mentre nel teatro greco, è noto, attori uomini interpretavano personaggi sia maschili sia femminili, nello spettacolo di Scutellà un'attrice recita la parte di Creonte. Se negli allestimenti contemporanei dei drammi classici sono frequenti i casi di attori che indossano panni muliebri (si pensi a Franco Branciaroli nel ruolo di Medea con la regia di Luca Ronconi, spettacolo riproposto l'anno scorso proprio al Piccolo Teatro), più raramente capita il contrario.
Questa inversione dei ruoli è tanto più emblematica nell'Antigone, in cui Creonte spesso rimarca la differenza tra gli uomini che comandano e le donne tenute all'obbedienza. Così il tiranno nel secondo episodio: «Adesso l'uomo non sono io, è lei l'uomo, se la sua prepotenza dovesse restare impunita» (vv. 484-485). L'attrice-Creonte ha una fisicità imponente e una voce stentorea con cui si impone sulla più esile attrice-Antigone. Nel complesso, la forza virile dell'eroina tragica sofoclea risulta schiacciata da quella androgina di Creonte. D'altra parte la scelta registica propone un ulteriore spunto di riflessione: la difficile comunicazione tra i generi e, in senso più ampio, l'aporia della definizione dei ruoli.

Un momento dello spettacolo
© Piccolo Teatro Studio Melato
Infine una considerazione sulla compagnia formata da giovani detenuti e dagli attori della Compagnia Puntozero che opera dal 1995 per contrastare la devianza giovanile attraverso il teatro. Il progetto, virtuoso in sé, è tanto più apprezzabile per la scelta di portare in scena Antigone.
Il nodo tragico tra legge inflessibile dello stato e legge universale della pietà e dell'amore non solo è di stretta attualità (si pensi alla cogente questione della xenia), ma è vissuto personalmente dai giovani attori detenuti. Ragazzini che recitano con accento arabo, russo, asiatico ripropongono con forza l'interrogativo etico non solo sulla legge ma anche sullo straniero. L'“altro” suscita phobos ma in questo caso, si è detto, soprattutto eleos. La catarsi è compiuta.
Antigone: «Non sono nata per condividere l'odio ma l'amore» (Oὔτοι συνέχθειν, ἀλλὰ συμφιλεῖν ἔφυν, v. 523).
Cast & credits
| Titolo
Antigone |
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| Durata
1 h 20 minuti |
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| Data rappresentazione
23 gennaio 2019 |
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| Città rappresentazione
Milano |
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| Luogo rappresentazione
Piccolo Teatro Studio Melato |
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| Prima rappresentazione
22 gennaio 2019 |
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| Autori testo d'origine
Sofocle |
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| Traduzione
Maria Grazia Ciani |
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| Regia
Giuseppe Scutellà |
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| Interpreti
Hazim Alhag Hamed Khalefa Giulia Marchesi Giacomo Mantelloni Lisa Mazoni Navira Nasim Emilia Piz Camilla Ponti Sara Ruggiero El Mehdi Simbana Kristjan Sefgijnum Sarah Sogaro |
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| Produzione
Puntozero, Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria con il contributo di: MIBAC_Migranti2018, Fondazione Alta Mane Italia, Fondazione Cariplo, Fondazione Marazzina, Fondo Beneficenza Intesa Sanpaolo |
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| Scenografia
Giuseppe Scutellà |
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| Suono
Yuri Bifarella |
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| Luci
Giuseppe Scutellà |
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| Musiche
Gianluca Messina |
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| Note
Tecnica: Giordano Brocherio, Giorgia Galizzi, Sara Mazoni, Ming Ming Zouh |