Una Sinfonia d'autunno in "minore"

di Francesco Tomei

Data di pubblicazione su web 12/04/2015

Sinfonia d'autunno

Gabriele Lavia
torna a dirigere un testo di Ingmar Bergman dopo gli allestimenti di Scene da un matrimonio (1998) e La prova (2001), nei quali ricopriva anche il ruolo di protagonista. In Sinfonia d'autunno, prodotto dal Teatro Stabile d'Umbria, Lavia si occupa solo ed esclusivamente della regia. Egli pone al centro della scena una delle grandi signore del teatro italiano, Anna Maria Guarnieri, il cui carisma spicca nel grigiore di un realistico e tetro “teatro da camera”, in consonanza con lo stile cinematografico del Kammerspiel.

Il titolo originale non è tradotto fedelmente. Höstsonaten non significa «sinfonia» (d'autunno), ma «sonata». Una differenza sostanziale: la “sonata” è una composizione per strumenti solisti, non per orchestra. Sinfonia d'autunno mette in scena il teorema dell'incomunicabilità fra i quattro personaggi protagonisti, i quali non daranno vita a una pluralità orchestrale di voci, ma resteranno dei solisti. Ognuno di essi è immerso in un solipsismo maturato negli anni attraverso l'esperienza della sofferenza, generata dalle piccole e grandi tragedie della vita.
 

Un momento dello spettacolo
© Tommaso Le Pera 

In questo ritratto impietoso del cinismo e dell'individualismo della società contemporanea, ecco in primo piano la Charlotte goffamente claudicante della Guarnieri, trafitta da un incessante mal di schiena. L'anziana donna è una vecchia musicista sul viale del tramonto, con un'ossessione costante per il pianoforte per il quale ha sacrificato tutta la vita, rinunciando perfino al suo ruolo di madre. A fare da contraltare c'è il dolore delle figlie, brutalmente rifiutate dalla loro genitrice: l'ansiosa Eva di Valeria Milillo, che conduce un'esistenza monotona fra le mura domestiche, annientata dal dolore della perdita del proprio figlio; e Helena (Silvia Salvatori), afflitta da una terribile malattia che la rende incapace di parlare e di camminare.

Dopo sette d'anni di lontananza dalle figlie, la morte del compagno diventa il pretesto per la visita di Charlotte all'abitazione dove Eva vive con il marito, accudendo la sorella malata. Esploderanno così fra le mura domestiche tutti i rancori e le incomprensioni fra madre e figlia, fino a quel momento sopiti dalla lontananza, ma irrimediabilmente insuperati e irrisolvibili. Sullo sfondo, spettatore impotente del conflitto, è Viktor, il marito di Eva (Danilo Nigrelli), che si schiera dalla parte della moglie, ma è incapace di consolarla.

Lavia scarnifica il testo di ogni riferimento che possa caratterizzare l'ambientazione del dramma: non più la canonica del pastore Viktor in un piccolo villaggio dei fiordi, ma un grande e freddo salotto borghese dal design minimalista, realizzato da Alessandro Camera, asettico e orizzontale. Un imponente e lungo scalone taglia verticalmente il palcoscenico sue due livelli: al piano terra, il salone che si estende fino al proscenio; al primo piano, un ballatoio che attraversa orizzontalmente tutta la scena e collega due stanze da letto, invisibili allo spettatore. In una delle due stanze giace l'inferma Helena.
 

Un momento dello spettacolo
© Tommaso Le Pera

La scena fissa, caratterizzata da un vuoto che supera l'impatto visivo degli elementi scenici, amplifica la distanza fisica e emotiva fra un personaggio e l'altro. Lavia, coerentemente con una linea registica improntata alla sottrazione, toglie dalla scena il pianoforte, sostituendolo con lo sgabello dove madre e figlia siedono a suonare, accompagnate da una musica surreale, in forte crescendo. Anche il personaggio dell'anziana pianista è spogliato sia del fascino esteriore di Ingrid Bergman, sia dell'eleganza formale, da jet set, di Rossella Falk, diretta nello stesso ruolo in teatro da Maurizio Panici (2008).

Avvolta, dalla testa ai piedi, in ampi camicioni ideati da Claudia Calvaresi, la Guernieri, zoppa, dolorante, dimessa e scomposta, dà di Charlotte l'interpretazione vibrante di una donna egoista, anaffettiva, cinica e disincantata. Lavia punta tutto su alcuni momenti di forte impatto visivo ed emozionale, come quello dell'incontro fra Charlotte e Helena sul ballatoio, oppure quando la ragazza inferma, sempre sul lunghissimo ballatoio, sguscia dalla sedia a rotelle e, strisciando, rotola giù per le scale fino al soggiorno, chiedendo alla madre di suonare per lei. La recitazione della Salvatori restituisce, in maniera credibile, la mimica corporea e la vocalità, tutta suoni gutturali, della giovane disabile. Il ritmo scenico è cadenzato dal rombo del temporale e dalle urla selvagge di Charlotte, in preda ai dolori di schiena e dagli strazianti richiami di Helena, relegata per quasi tutto lo spettacolo fuori scena.

Nonostante l'ottima performance di tutti gli attori, la “sinfonia”, tuttavia, non si anima come dovrebbe. La narrazione risulta statica, e la regia di Lavia rende il susseguirsi dei fatti assai prevedibile nella sua linearità. Non aiutano le enfatiche musiche di Giordano Corapi, che sembrano suggerire allo spettatore quali emozioni provare: un commento pedissequo degli stati d'animo dei personaggi o delle atmosfere cupe e cariche di dolore del capolavoro bergmaniano.

Sinfonia d'autunno

Cast & Credits




Cast & credits

Titolo 
Sinfonia d'autunno
Anno 
2014
Data rappresentazione 
12-03-2015
Città rappresentazione 
Firenze
Luogo rappresentazione 
Teatro della Pergola
Titolo originale 
Höstsonaten
Autori 
Ingmar Bergman
Traduzione 
Chiara De Marchi
Regia 
Gabriele Lavia
Interpreti 
Anna Maria Guarnieri (Charlotte)
Valeria Milillo (Eva)
Danilo Nigrelli (Viktor)
Silvia Salvatori (Helena)
Produzione 
Teatro Stabile dell'Umbria / Fondazione Brunello Cucinelli
Scenografia 
Alessandro Camera
Costumi 
Claudia Calvaresi
Luci 
Simone De Angelis
Musiche 
Giordano Corapi