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Nascere adulti

di Francesca Valeriani
  Svinalängorna (Beyond)
Data di pubblicazione su web 10/09/2010  

Presentata in concorso alla Settimana internazionale della Critica, l’opera prima di Pernilla August Svinalängorna (Beyond) commuove lo spettatore dall’inizio alla fine, senza cadere nella trappola della retorica e del mero pietismo. La giovane regista svedese, conosciuta dal grande pubblico per il ruolo da protagonista nella celebre pellicola di Ingmar Bergman Fanny e Alexander (1982), mette in scena una storia appassionante e appassionata, incentrata sulla figura di Leena (Noomi Rapace) e sul suo disastrato nucleo familiare.


 

Tratto dall’omonimo best seller di Susanna Alakoski e armoniosamente diviso tra presente e passato, grazie all’introduzione di intensi flashback, il film rivela gradualmente i segreti di una famiglia distrutta dall’abuso di alcol. Sposata con un uomo premuroso (Ola Rapace, marito di Noomi anche nella realtà) e madre di due splendide bambine, Leena riceve una telefonata dall’ospedale che le annuncia l’imminente morte della madre, Aili, con cui la donna ha tagliato i ponti ormai da molti anni. L’inaspettata notizia porta la protagonista a rivivere la sua infanzia, interamente trascorsa a prendersi cura di tutta la famiglia, a partire dal padre, Kimmo, un finlandese immigrato in Svezia, emarginato dalla piccola comunità cittadina. I numerosi flashback, ben integrati all’interno della vicenda, che non producono confusione o disturbo per lo spettatore, intessono una stretta e pregante relazione con il presente. La protagonista viene così mostrata in due distinte fasi della sua vita, quella dell’infanzia e quella della maturità.


 

Costretta a crescere prematuramente per far fronte a mostruosi ostacoli quotidiani, la giovane Leena (Theida Blad) mostra dolcezza, determinazione, forza di carattere e senso di responsabilità, al contrario della ‘Leena adulta’, riservata, piena di insicurezze e particolarmente fredda nei confronti delle figlie e del marito. L’incontro con la madre, segnata nel corpo e nell’anima delle ripetute violenze di Kimmo, ristabilisce un contatto con un passato volutamente rifiutato e rimosso da entrambe. La morte di Aili, che avviene in solitudine, dopo un’accesa discussione tra madre e figlia, consente a Leena di guardare oltre (come suggerisce il titolo), in direzione di un futuro sereno, con gli occhi sgombri dai fantasmi del passato. Libera di dare sfogo ai suoi sentimenti repressi, la protagonista si rifugia tre le braccia protettive della sua attuale famiglia, lasciandosi finalmente sopraffare dal dolore.

A livello visivo ed emotivo, le sequenze maggiormente riuscite riguardano l’inteso rapporto esistente tra Leena e il fratellino. A rafforzare il loro legame interviene la passione comune per il nuoto, trasmesso dalla madre, grande estimatrice di Esther Williams. È tra le quattro protettive pareti del bagno che la giovane protagonista insegna al fratellino a trattenere il respiro sott’acqua, per distrarlo dai continui e violenti litigi dei genitori. L’amore per il nuoto, che le permette di estraniarsi da una realtà familiare drammatica e soffocante, rappresenta l’unico legame che Leena mantiene con il suo passato.

Eccellenti le performance della giovanissima Theida Blad e di Noomi Rapace, dotate del fisique du rŰle necessario per l’interpretazione di una nuotatrice professionista. Entrambe mostrano una recitazione spontanea, incisiva, ma non sovraesposta. La Rapace, famosa soprattutto per aver interpretato la trilogia Millennium, tratta dalla celebre penna di Stieg Larsson, si libera dal ruolo di Lisabeth Salander, manifestando una capacità attoriale intensa e realistica. L’unica riserva è rappresentata dalla scelta della colonna sonora, affidata a Erik Molberg Hansen, che alterna pezzi originali a musiche di Gustav Mahler e Fryderyk Chopin che sovraccaricano l’atmosfera drammatica del film.

Svinalängorna (Beyond)
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