Omaggio al teatro

di Laura Bevione

Data di pubblicazione su web 08/01/2004

Vittorio Franceschi
Un omaggio alle potenzialità emozionali e spettacolari del teatro e allo stesso tempo una dimostrazione della loro rigogliosa e persino lussureggiante sopravvivenza ancora oggi. La messa in scena del dramma di Pirandello ci restituisce il Castri migliore e il piacere di assistere a un "grande spettacolo", realizzato senza risparmio di energia e di immaginazione così come di mezzi e di espedienti più squisitamente teatrali. Un folto cast e frequenti cambi scenografici, costumi preziosi e l'abile sfruttamento di ogni spazio disponibile – palcoscenico, galleria, platea e persino foyer.

E, ancora, il metateatro e i numeri da avanspettacolo, la commedia e il monologo, il melodramma e la processione religiosa. Si susseguono senza soluzione di continuità il palco teatrale e il cabaret, la casa assai accogliente della signora Ignazia e delle sue quattro figlie e quella divenuta grigio carcere in cui il matrimonio ha rinchiuso l'infelice Mommina, il nudo palcoscenico sul quale la compagnia discute animatamente e la grandiosa scena de Il Trovatore che conclude in un emozionante crescendo lo spettacolo. Una sorta di policromo compendio delle differenti forme del teatro e, insieme, una riflessione – lieve e lontana da ogni pedanteria però – sull'immedesimazione fra attore e personaggio e sul ruolo del regista, spesso demiurgo, incapace di flettere la propria concezione drammaturgica e di adeguarla a quella sviluppata autonomamente da ogni singolo interprete.

Castri, tuttavia, scansa abilmente gli errori commessi dall'autoritario Hinkfuss e guida con discrezione i propri esperti attori. Così Vittorio Franceschi è un capocomico sornione anziché ciecamente dispotico, forse perché in fondo solidale con le ragioni della sua agitata troupe; mentre Valeria Moriconi piega con grazia sapiente tutta la sua innata eleganza ai modi ridondanti e petulanti dell'attrice cabarettista/Ignazia. Alarico Salaroli è un brillante adeguatamente allampanato e querulo, ingenuamente innamorato di una fascinosa chanteuse e orgoglioso nel difendere il proprio diritto a recitare fino in fondo la sequenza della sua morte. Sergio Romano, poi, è un primattore dal fisico prestante e dai modi decisi e sicuri, altezzoso e convenientemente "antipatico".

Prove d'attore tutte mature e intense fra le quali, però, spicca quella fornita da Manuela Mandracchia che, se nella prima parte può dispiegare il proprio ben saggiato talento brillante, nell'ultima mezz'ora dello spettacolo riesce a incatenare l'attenzione e il cuore dello spettatore interpretando con toni e gesti spezzati, allucinati e schizofrenici il monologo di Mommina morente: esaltazione e disperazione, lacrime e risa, il canto ben intonato di un'aria da Il Trovatore e i movimenti avvolgenti dell'artista lirica. Una performance sfaccettata e rotonda che sigilla uno spettacolo esuberante ed emozionante, un magnifico atto di speranza nel futuro del teatro.

Cast & credits

Titolo 
Questa sera si recita a soggetto
Autori 
Luigi Pirandello
Regia 
Massimo Castri
Interpreti 
Vittorio Franceschi
Sergio Romano
Alarico Salaroli
Valeria Moriconi
Manuela Mandracchia
Laura Gambarin
Greta Zamparini
Anna Della Rosa
Emanuele Fortunati
Tommaso Minniti
Pierluigi Corallo
Milutin Dapcevic
Roberto Salemi
Victoria Di Pace
Roland Litrico
Giuseppe Provinzano
Gabriele Zummo
Salvatore De Franchis
Rosario Lisma
Maurilio Scaduto
Provvidenza Cumbo
Giuliano Brunazzi
Christian Poggioni
Alessandra Perrone
Giuseppina Belfiore
Giulia Zimmardi
Filippo Adragna
Produzione 
Teatro di Roma e Teatro Biondo Stabile di Palermo
Scenografia 
Maurizio Balò
Costumi 
Maurizio Balò
Suono 
Franco Visioli
Musiche 
Arturo Annecchino