Femme fatale

di F.F.

Data di pubblicazione su web 01/01/2002

Femme fatale
La Femme Fatale è Laura Ash, bellissima e subdola ladra. Dopo un colpo milionario al Festival di Cannes 2001, Laura pianta in asso i soci, fugge in America e laggiù si costruisce una nuova identità, iniziando una nuova vita. Questo finché le circostanze non la riporteranno, sette anni dopo, di nuovo in Francia, a Parigi, dove troverà i suoi vecchi compagni ad attenderla.

Agli esordi, Brian De Palma riprendeva ossessivamente temi e situazioni dei film di Hitchcock e di altri autori di cui si era nutrito nella sua formazione di cineasta. Col passare del tempo, senza dimenticare i rimandi ai maestri, ha cominciato a riproporre situazioni dei suoi film precedenti. In Femme Fatale esaspera questa mania auto-referenziale, citandosi in tempo reale. In un paio di sequenze, infatti, appare un manifesto avente per soggetto il quadro di John Everett Millais, Ophelia, in cui quest'ultima, riversa schiena a terra, ha la faccia di Rebecca Romijn Stamos, protagonista del film.


Ophelia, di J. Everett
Ophelia, di J. Everett

All'apparenza marginale ai fini dell'analisi del film, questo elemento serve comunque a rendere l'idea di quanto De Palma debba essersi divertito a girare una vera e propria summa degli elementi cardine della sua cinematografia. I quali sono tutti presenti: oltre alle citazioni, il tema della protagonista femminile dal destino segnato, quello della personalità ambigua, il voyeurismo hitchkockiano di chi osserva la vita da una finestra, in più split-screen, piani-sequenza vertiginosi e, in generale, una forma cinematografica tanto sontuosa quanto, talvolta, vuota.

È evidente che si tratta di un film difficilmente apprezzabile se non si colgono l'ironia e il compiacimento che accompagnano le scelte registiche meno realistiche e il ricorso insistito al topos cinematografico.

Per un pubblico che non ami il regista americano o poco propenso a simili divertissements, Femme Fatale è, infatti, un prodotto facilmente attaccabile: squisitamente formale, sostanzialmente prevedibile nella trama e con un doppio finale troppo "corretto".

Ma come la maggior parte dei film di De Palma (alcuni dei quali sono lungi dall'essere indimenticabili), è un'opera che ha altrove un suo valore indiscutibile: nel virtuosismo stilistico delle inquadrature, nella presa del suono e nella capacità di esaltare la fisicità degli attori.

Imperdibile, ad ogni modo, la sequenza iniziale: il colpo al Festival di Cannes in simultanea con la prima di Est-Ovest di Regis Wargnier. Immagini della passerella di regista e attori del film si alternano con le operazioni criminose dei protagonisti, in un montaggio incrociato che si ricompone in split-screen "vecchio tipo" che sanno molto di ammiccamento ai fans più devoti. Musiche di Ryuichi Sakamoto.

Cast & credits

Titolo 
Femme fatale
Origine 
USA-Francia-Germania
Anno 
2002
Durata 
115 minuti
Colore 
Soggetto 
Brian De Palma
Regia 
Brian De Palma
Interpreti 
Rebecca Romijn-Stamos (Laure Ash)
Antonio Banderas (Nicolas Bardo)
Peter Coyote (Bruce Hewitt Watts)
Eriq Ebouaney (Black Tie)
Edouard Montoute (Racine)
Rie Rasmussen (Veronica)
Produttori 
Tarak Ben Ammar, Marina Gefter per Epsilon TV Production/Quinta Communications
Distribuzione 
Medusa Film
Scenografia 
Anne Pritchard
Costumi 
Olivier Bèriot
Sceneggiatura 
Brian De Palma
Montaggio 
Bill Pankow
Fotografia 
Thierry Arbogast
Musiche 
Ryuichi Sakamoto